Breve viaggio nella memoria dei gesti

Sono sul tram, un po’ felice e un po’ frustrata perché il sole caldo fuori mette voglia di sdraiarsi su un prato e non di chiudersi in una redazione con le luci bianche e fredde dei fari al neon. Accanto a me ci sono persone diverse tra loro. Varie etnie e strati sociali come succede spesso sui mezzi pubblici a Milano. Due studentesse che parlano di esami e voti, vecchietti che guardano fuori dai finestrini persi nei loro pensieri e nei loro ricordi e poi, alla mia sinistra, si siedono due donne e poggiano le buste della spesa ai loro piedi e parlano tra loro in spagnolo. La più vicina a me ha un trucco leggermente pesante con le sopracciglia e le labbra ben disegnate dalla matita, i capelli lunghi castani e la voce un po’ stridula. La donna più lontana è seduta sul sedile dietro la prima ed è al limite della mia visuale, posso solo sentire le sue parole. Non è difficile capire di cosa stiano parlando, è proverbiale la vicinanza linguistica tra italiano e spagnolo. Quasi alla fermata di viale Premuda c’è una chiesa sulla destra e le donne smettono di parlare. Mi giro a guardarle, entrambe fissano la chiesa e fanno il segno della croce. Il tutto dura una manciata di secondi eppure il salto temporale è inevitabile.

 

Mi ritrovo in una macchina in uno dei tanti paesini dell’entroterra siciliano alla fine degli anni Novanta e passiamo davanti ad un cimitero. Mio padre guida una Audi 80 verde e dice a me e mio fratello seduti sul sedile posteriore dell’auto: “Fate il segno della croce, salutate Gesù”. Noi bambini ubbidienti ci tocchiamo la fronte, il petto e le spalle con la mano destra che infine incontra la sinistra. Salutiamo Gesù ripetendo quei gesti che ci hanno insegnato senza spiegarci davvero cosa significhino, eppure in quel luogo e in quei segni c’è qualcosa di speciale. Il ricordo è avvolto da una patina di tranquillità e calore che mi pervade ed è una sensazione davvero piacevole.

 

Mi stupisce che tutto questo sia rimasto sepolto per così tanto tempo negli strati della memoria senza riemergere. Ad un certo punto delle nostre vite, non ricordo bene quando, mio padre smise di ricordarci di salutare Gesù e quel contatto si perse. Non saprei dire se la colpa (sempre che di colpa si possa parlare) fu del nostro crescere e volerci allontanare a tutti i costi da ogni istituzione imposta da altri o se fu la conseguenza dell’allontanamento di mio padre da Dio a determinare anche il nostro. Non ci ricordò più di mantenere vivo il legame e quello svanì così impercettibilmente che nemmeno mi accorsi di non fare più il segno della croce le innumerevoli volte in cui passai davanti al cimitero o ad una chiesa. Solo sul tram il ricordo è riemerso dall’oblio della memoria trasportandomi indietro nel mio passato. Mi ha fatto sorridere il pensiero che in un altro luogo ed in un altro tempo qualcuno abbia tramandato alle due donne accanto a me lo stesso insegnamento che mio padre aveva dato a me e mio fratello. Forse è vero che a qualsiasi latitudine e distanza temporale è invariato il bisogno dell’uomo di cercare due braccia più grandi delle proprie in cui trovare conforto. A ognuno la scelta o il dono di credere che esistano oppure no.

 

– Serena Sorce

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...