Diario di bordo Grecia-Punta Ala

Mi chiamo Cesare, ho 20 anni e studio giurisprudenza all’università di Bologna.

Questo è il diario di bordo di un viaggio in barca a vela dalla Grecia alla Toscana. Ho cercato di documentare al meglio delle mie possibilità le emozioni vissute e le difficoltà incontrate, lasciandomi spesso andare a riflessioni personali che rappresentano il punto di vista di chi non avrebbe mai neppure pensato di vivere un’esperienza simile.

Oltre a me, gli altri membri dell’equipaggio erano Tommaso (Tom), Claudio (Cla), Bernardo (John) e Gianni, padre di Tommaso e capitano della spedizione, nonché proprietario del Suahil (la barca).  L’imbarcazione era lunga circa 13 metri e sottocoperta c’erano due piccoli bagni, un cucinotto e 6 posti letto piuttosto stretti. Io dormivo con John.

La nostra piccola Odissea è cominciata ufficialmente da Meganissi, una piccola isoletta nella parte occidentale della Grecia, non troppo lontana dall’Itaca di Ulisse. In 8 giorni abbiamo percorso circa 660 miglia (poco più di 1200 km), attraversando il mar Ionio, passando per lo Stretto di Messina e risalendo il mar Tirreno fino a Punta Ala.  Durante il tragitto abbiamo fatto tappa due notti, a Messina e a Ventotene, mentre nel resto del tempo abbiamo navigato ininterrottamente.

 

 

GIORNO UNO

Ora mi trovo nella camera di un piccolo hotel a Preveza. È stata una giornata molto faticosa, che è terminata con una cena a base di pesce e vino in un’osteria qui vicino.

Durante la cena l’oste ci ha detto che la Roma stava perdendo 5-0 col Liverpool. Domattina ci alziamo alle 7.30.  Scrivo due righe per ricordarmi meglio di oggi e poi dormo.

Siamo partiti da Siena alle ore 8.00, in direzione Roma Termini.  Dopo aver perso il treno che di lì ci avrebbe portato a Fiumicino – ed esser stati costretti da un simpatico controllore a scendere dal treno successivo – siamo arrivati a stento in aeroporto a bordo di un taxi.

Sull’aereo ho avuto il piacere di avere intorno a me una scolaresca di quindicenni greci che tornavano a casa da una gita.

Una volta atterrati a Corfù, per non farci mancare niente, abbiamo anche dovuto prendere un traghetto per Igoumenitza. Durante la prima ora in mezzo al mare, al tramonto, c’era una bella atmosfera; io e gli altri ci siamo presi qualche lattina di birra greca che era uguale all’ Heineken.

L’arrivo al porto è stato abbastanza traumatico, perché prima di raggiungere la nostra destinazione mancavano ancora 80 km e non c’ erano mezzi pubblici. Abbiamo anche pensato bene di discutere con gli unici tassisti nel raggio di 20 km, nel tentativo di ottenere uno sconto.  Alla fine, la Grecia, ha vinto. Siamo tornati indietro disposti ad accettare ogni condizione che ci avrebbero imposto.

Dal taxi, i panorami dell’entroterra Greco visti al crepuscolo, mi hanno fatto sentire in uno stato di tranquillità interiore.

 

 

 

 

SECONDO GIORNO

Stamattina, quando mi sono svegliato, ero in un bagno di sudore. I piumoni bianchi sintetici dell’hotel hanno dato un’unica risposta: MALATTIA.

Fatta colazione, abbiamo raggiunto la marina dove si trovava la nostra barca a vela. Il Suahil era fuori dall’acqua da qualche mese per lavori di manutenzione. Dopo che i ragazzi del porto l’hanno calata in acqua con una specie di gru per barche, siamo stati tre ore a pulirla da cima a fondo e poi siamo subito partiti per il primo tratto a vela.

Da Preveza a Meganissi ci abbiamo messo circa 3 orette.

Non ho ancora capito come funzionino queste barche, con tutte le corde che tirano le vele e la direzione del vento che cambia in continuazione…  Gianni e Tommaso, al contrario, sembrano due bravi velisti.

Prima di arrivare nella piccola Marina in cui siamo ormeggiati, abbiamo gettato l’ancora e ci siamo fatti un bagno gelido. Adesso sono davvero sicuro che mi ammalerò.

Stasera ci attenderà la tipica cena in osteria a base di insalata greca e frittura di pesce, prima di passare la prima notte in barca. Gli odori e i colori di quest’isola mi ricordano molto un paesino della Sicilia e i suoi abitanti sono molto ospitali. Tommaso ci ha presentato un po’ di persone che già conosceva da quest’estate, quand’era venuto qui due mesi per lavorare nel porticciolo.

Finora, anche se il raffreddore inizia a darmi fastidio, ho avuto buone sensazioni.

 

 

 

GIORNO 3

Mi sono appena svegliato dopo 16 ore di blackout. Adesso siamo in mezzo allo Ionio e mi sento la febbre alta. Il viaggio però sembra procedere tranquillo.

Cerco di dormire ancora mentre aspetto di riprendermi.

Purtroppo non c’è molto che io possa scrivere…

 

IV

Stamani, quando mi sono alzato, mi sentivo meglio. Ieri ho attraversato momenti molto difficili. Dopo che sono uscito all’aperto, però, ci sono capitati un sacco di eventi fortunati.

Per prima cosa, un tonno ha abboccato alla nostra lenza di fortuna. Poi, mentre ci avvicinavamo sempre più alla Sicilia, ci siamo imbattuti in due testuggini e in un branco di delfini che nuotavano intorno alla prua della barca, quasi come in un film.

Per me che fino a quel momento ero stato costretto dall’influenza a restare al chiuso, vedere quell’immensa distesa blu ha significato sentirmi libero. Ho realizzato che lì, in mezzo al nulla, non esistevano falsi bisogni.

Verso le 8 di sera poi, in preda all’euforia, abbiamo pescato il secondo tonno mentre facevamo il terzo/quarto aperitivo della giornata.

Dopo 2 ore che era calato il buio, siamo finalmente arrivati al porto di Messina. Mi mancava già la terraferma…

Io e gli altri ci siamo fatti un giro per il centro della città e ci siamo presi una pizza, prima di tornare a letto.

Ora sono disteso, aspettando di prendere sonno. L’influenza va sempre meglio, anche grazie alla farmacia che la mamma di John è riuscita ad infilargli in valigia. Domani dobbiamo alzarci molto presto per fare provviste, visto che ci attendono altri due giorni di navigazione ininterrotta prima di fare un’altra sosta.

 

 

V

Oggi, la giornata è iniziata nel migliore dei modi. Mentre eravamo in giro per fare provviste, ci siamo fermati a fare colazione con granita al caffè e brioche siciliana. Camminando per le vie di Messina, ho visto davvero parecchi manifesti del Movimento 5 Stelle. L’intera città aveva l’odore del mare, e sembrava che la vita dei suoi abitanti fosse scandita dal ritmo delle onde.

I primi problemi sono arrivati quando io, Claudio e Bernardo abbiamo deciso di sfilettare uno dei tonni proprio nel momento in cui stava gettando gli ormeggi una barca della Guardia Costiera. Passandoci accanto, le autorità ci hanno spiegato che forse, uno dei tonni che giacevano a pezzi sul pontile, apparteneva ad una specie protetta.

Dopo aver passato le 2 successive ore a spiegare la nostra buona fede ai due agenti, cercando di evitare dodicimila euro di multa per quello che sarebbe potuto diventare il pesce più amaro mai mangiato, siamo riusciti a partire. La multa, grazie a dio, non ce l’hanno fatta.

Uno dei momenti senz’altro più belli di questa giornata è stato il passaggio da Stromboli. Mentre in piena notte stavo fuori, disteso sotto le stelle a tenere compagnia a Tom, il vulcano ci ha salutati con un piccolo zampillo di lava incandescente.

Il viaggio prosegue nel migliore dei modi.

 

 

 

SEI

Il sesto giorno verrà ricordato come il vero giorno del tonno. Dopo il turno di notte di ieri mi sono alzato piuttosto tardi, dopo essere stato svegliato dalle grida degli altri che avevano avvistato altri delfini. Il pranzo è stato il vero pezzo forte della giornata, perché finalmente abbiamo deciso di cucinare il tonno più sudato del Mediterraneo. In due anni da studente fuorisede, non avrei mai pensato che una pasta al tonno potesse essere tanto buona.

Ora sono le 8.30 di sera e da non molto siamo arrivati a Ventotene, dopo essere passati vicini a Capri e Ischia.  Qui c’è un antico porto romano scavato nella roccia e le case sono tutte colorate, quasi come in un paesino delle Cinque Terre. Dalla costa si riesce a vedere il carcere borbonico costruito nel diciottesimo secolo sulla vicina isola di Santo Stefano.  Leggendo un libro trovato in una piccola libreria del centro, ho anche scoperto che durante il fascismo Ventotene era un luogo di confino per coloro che si opponevano al regime.

Il viaggio è vicino alla fine, e sento già la nostalgia per tutte i momenti che sto ancora vivendo.

Sta sera dormiremo ormeggiati in porto.

 

 

 

GIORNO 7

Siamo partiti da Ventotene in tarda mattinata, sperando che il mare si calmasse.

Appena siamo usciti dal porto ci siamo ritrovati in mezzo alle onde, con più di venti nodi di vento che venivano da prua. E’ difficile andare a vela quando sei controvento. Grazie alla bravura di Gianni e Tommaso, e all’andatura di bolina – che permette di risalire il vento – la barca solcava il mare a tutta velocità, inclinata di quasi 70 gradi. Io, nel frattempo, ero in un mix di adrenalina, paura e nausea per lo sballottamento. Con il passare delle ore, però, sono riuscito a riprendermi.

La navigazione è andata avanti allo stesso modo fino all’ora di cena. Con l’arrivo della luna piena nel cielo il vento ha iniziato a soffiare sempre di meno. L’ultima notte è stata senz’altro la più bella. Siamo passati di fronte al promontorio del Circeo, dove secondo la tradizione i compagni di Ulisse sarebbero stati trasformati in porci dalla famosa maga. Abbiamo anche visto dal mare le coste dell’isola di Ponza.

Come tutte le altre volte che navigavamo di buio, abbiamo fatto i turni per dormire. Adesso mi attendono 4 misere ore di riposo e io, intelligentemente, sto scrivendo il mio diario.

 

 

FINE

L’arrivo a Punta Ala è stato diverso da come ce lo aspettavamo. Quando eravamo vicini all’isola del Giglio, di fronte alla Toscana, il cielo ha iniziato a rannuvolarsi e in poco tempo è scoppiato un temporale. Per un attimo ho pensato a come sarebbe andata se fosse piovuto a quel modo durante la traversata dello Ionio.

A 15 miglia dalla nostra destinazione un uccellino zuppo è entrato sotto coperta, senza uscire all’aperto fino a quando non abbiamo gettato l’ancora.

Claudio non riusciva più camminare, il mal di mare si era ormai trasformato in mal di terra. John camminava benissimo, e in sette giorni sarebbe già stato in grado di progettare una barca a vela. Gianni e Tom, come se niente fosse, erano già pronti per fare aperitivo. Col gin tonic in mano, dopo una settimana così faticosa, ho realizzato che ben presto sarei tornato alla mia vita normale.

Il viaggio è terminato, e adesso sono a casa di Claudio. La doccia e il letto sono due lussi che imparerò ad apprezzare. Durante questa settimana ho capito davvero che cosa significa vivere senza telefono, senza appuntamenti e distrazioni “artificiali”. Ho condiviso dei bei momenti con delle belle persone e ho visto posti magnifici, viaggiando con lo stesso metodo con cui Odisseo e i suoi compagni avevano vagato per il Mediterraneo per 10 anni. Alla fine, anche io, sono tornato nella mia Itaca.

 

 

-Cesare Faustini

Foto di Cesare Faustini e Bernardo Snickars

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