La sala d’attesa

D’altra parte cos’è vivere se non ingannare il tempo aspettando di morire?

Come in una sala d’attesa, un’enorme sala d’attesa, in cui si fanno conoscenze, si scambiano pareri, si condividono emozioni.

Di qualcuno arriva il turno, lo si saluta, consapevoli che mancherà la sua presenza nella sala d’attesa che ormai è nostra e di tutti.

Di qualcun altro il turno sembra arrivare, ma era soltanto un meccanismo difettoso della porta d’uscita, che sembrava aprirsi e invece riserva al fortunato ancora qualche momento.

C’è poi chi, stanco e sofferente, si lancia fuori sfondando la porta, fin troppo desideroso del proprio turno, perdendo le opportunità che forse la sala d’attesa gli avrebbe riservato; nuove conoscenze, una nuova prospettiva, un rinnovato amore per la sala d’attesa stessa, sua e di tutti, che invece ora langue, con un posto vacante.

Ci sono coloro che, purtroppo, vengono portati fuori ancor prima d’entrare.

Di loro non rimane che l’odore.

Ci sono gli uscieri: e bianche figure di gioia, che entrando nella sala d’attesa si portano appresso nuova vita; e neri figuri di rassegnazione e dolore, ultimi accompagnatori.

Talvolta le due categorie s’incontrano, in strane od infelici circostanze.

Poi ci sei tu.

Un altro sprazzo di pensiero nel grigiore, talvolta, della tua e di tutti sala d’attesa. Certo, sei unico, non sarebbe possibile il contrario, tutti sono unici e tutti sono uno, nella sala d’attesa di tutti e di ognuno.

Cerchi di trovare, nei tanti istanti (forse infiniti, e chissà se nella sala uno dei passanti si è mai messo a contarli) che sai di dover passare ad attendere, qualche momento da voler aspettare, quando ne ricapiterà l’occasione.

Vuoi trovare un’attesa nell’attesa.

Mentre si aspetta, cosa c’è di più piacevole dell’aspettare? Ti lasci folgorare dalle emozioni che questa nuova attesa porta con sé: chissà chi verrà a sedersi accanto a te; chissà se lo farà per caso o, semplicemente, perché non c’era altro posto; e chissà chi, infine, si alzerà per primo, chiamato.

Chissà come potrebbe essere l’attesa degli altri senza di te, o la tua attesa senza gli altri… Chissà che sapore hanno gli altri, così vicini ma distanti…

Chissà se stanno aspettando anche loro qualcosa…

Ti lasci trasportare dalla divagazione, fantastichi sul come, dove e quando, anche se non ti è molto chiaro cosa dovrebbero poi significare. Sei felice, inebriato, chissà dove puoi arrivare se continui così

Ma ad un tratto vieni chiamato: è il tuo turno.

Vieni accompagnato, senza poterti voltare indietro a vedere se, in tutto quell’aspettare, fosse effettivamente successo qualcosa.

 

Ma d’altra parte, ti dici, è solo una sala d’attesa.

04/05/18

Mattia Sangalli

 

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