La sessualità e il “diritto all’oscenità” nell’arte

Corpi nudi e sessualità hanno sempre avuto un ruolo centrale in opere di molti artisti. Da ormai numerosi anni performance di molti individui da tutto il mondo si incentrano sull’esposizione a nudo del proprio corpo. La domanda che mi è sorta spontanea riguarda il nesso tra ciò che può essere definito arte e ciò che può provocare sentimenti di indignazione. Ovvero, se parliamo di libertà d’espressione, l’arte è libera di esprimersi in ogni modo, attraverso ogni forma? O può andare incontro a sanzioni, laddove non venga rispettato il comune senso di pudore? Si può parlare di osceno?

Su questo tema la giurisprudenza è sostanzialmente divisa, sostenendo per un verso che l’arte non può mai essere considerata oscena, e per altro verso che l’osceno non può mai essere considerato arte: prima affermazione sostenuta dalla magistratura di merito e la seconda portata avanti dalla Corte di cassazione.

Per questo mio interrogativo ho cercato di scavare fino all’inizi del ruolo che il corpo e la sessualità hanno avuto a livello sia individuale e sociale, cercando di capire come sia cambiata nel tempo la tolleranza rispetto a questo argomento e come si sia evoluto in campo artistico.

INQUADRAMENTO NORMATIVO

art.21 della Costituzione Italiana

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (…). Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”

Art. 33 della Costituzione Italiana

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. (…)”

Art. 527 del codice penale

“Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000.”

Art.528 del codice penale

“Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000.”

Art.529 comma 2 del codice penale

“Non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore di anni diciotto”

 

SENTENZE

  • Cassazione Penale, Sez. III, 1 marzo 2017 (ud. 7 febbraio 2017), n. 10025 In seguito all’entrata in vigore del d. lgs. di depenalizzazione n. 8 del 15 gennaio 2016 l’atto osceno conserva la propria rilevanza penale solo se commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò derivi il pericolo che essi vi assistano. Diversamente, deve ritenersi che il fatto non è previsto dalla legge come reato.
  • Significato pudore:” fenomeno biologico umano, che si esprime in una reazione emotiva immediata ed irriflessa di disagio, turbamento e repulsione in ordine a organi del corpo o comportamenti sessuali che, per ancestrale istintività, continuità pedagogica, stratificazione di costumi ed esigenze morali, tendono a svolgersi nell’intimità e nel riserbo” (Cass. n. 1809/1976; cfr. anche Cass. n. 48532/2004)
  • L’elemento soggettivo del reato è rappresentato dal dolo generico, pertanto per la sua configurazione è sufficiente “la volontà cosciente di compiere l’atto obiettivamente idoneo ad offendere immediatamente la verecondia sessuale, essendo irrilevante il motivo che ha determinato l’agente al comportamento osceno” (Cass. n. 1702/1972).

 

Il termine sessualità si riferisce a quel complesso dei caratteri sessuali e dei fenomeni che concernono il sesso, riferendosi non solo all’atto stesso della riproduzione ma anche, a livello sociale, alle differenze di genere e al modo che ogni individuo ha di manifestare il proprio orientamento sessuale.

Fu nel 1905 che Sigmund Freud, fondatore della Psicoanalisi, pubblicò i suoi studi sulla sessualità dove spiegava l’importanza di quest’ultima nelle fasi evolutive e come assumesse un ruolo centrale nell’intero arco della vita di un individuo.

In seguito le orme di Freud vennero seguite da altri grandi pionieri della scienza come Alfred Kinsey, che incentrò i suoi studi sulle abitudini sessuali attraverso interviste (studi alla base dell’ideologia del gender, e spesso usati come supporto scientifico) e William Masters e Virginia Johnson che furono i primi a sperimentare un approccio osservativo durante l’atto sessuale per affermare le loro ipotesi sulle azioni fisiologiche del corpo. Quest’ultimi vennero criticati spesso per il loro metodo troppo eccessivo, tuttavia, gli si riconosce gran parte delle scoperte fatte nell’ambito della sessuologia.

D’altronde il tema della sessualità si è sempre portato appresso numerosi tabù e misteri in quanto rappresenta quella parte più intima e nascosta della vita di ogni individuo e risulta difficile (più anni fa che oggi) riuscire a conversare sull’argomento dato in questione con libertà di fronte a qualcuno.

Pier Paolo Pasolini nel 1963 prova a spezzare questa consuetudine attraverso un film-inchiesta “Comizi D’amore” dove intervista persone di diverso sesso, età e di diversi luoghi d’Italia cercando di scoprire le opinioni degli italiani sulla sessualità, l’amore e il buon costume e vedere come sia cambiata negli ultimi anni la morale del suo paese. Film che fu’ in alcune parti censurato e vietato ai minori di 18 anni.

Nel 1968 tutto cambia, sono gli anni dei grandi cambiamenti sociali, dei grandi movimenti, di giovani che cercano di ribaltare usanze e costrizioni che da troppi anni li vincolano nei loro comportamenti.

Questo porta ad una trasformazione del costume e la nascita della controcultura in Italia. Il modo di vivere il proprio corpo e la sessualità cambia, nasce quello che venne definito l’amore libero. La sessualità ebbe una vera e propria esplosione stimolata da comportamenti collettivi e mode. Tutti gli aspetti più convenzionali dei rapporti uomo-donna subirono profonde trasformazioni, al punto da realizzare quella che fu definita “rivoluzione sessuale”.

Questa non condizionò gli individui solo da un punto di vista sociale ma anche da quello artistico. Da sempre nell’arte vi è la presenza e l’esaltazione del corpo e della sessualità ma da quel momento nascono nuovi modi di concepirlo e anche nuovi modi di esprimersi artisticamente.

Da pittori come Yarek Godfrey, appartenente proprio alla generazione del’ 68 con i suoi quadri erotici, a Colette Calascione dove nei suoi dipinti richiama una realtà onirica riprendendo le teorie freudiane. Da George Grosz, che per i suoi dipinti fu perseguitato dal nazismo, a Füssli. Numerosissimi artisti hanno incentrato il loro lavoro sul corpo, sulla sessualità, andando il più delle volte incontro a critiche del pubblico in quanto non rispettavano la correttezza e l’aderenza ai canoni dei loro tempi. Venendo spesso censurati, cosa che non ha mai intimidito la storia dell’arte. Già con Hitler e la sua avversione verso quella che lui definiva “arte degenerata”, ma anche prima e dopo, seppur con minore violenza, la censura ha fatto la sua parte. “Le déjeuner sur l’herbe” di Manet fu rifiutato nel 1863 dalla giuria di un Salon che non si scandalizzava ad esporre sulle pareti “La nascita di Venere” di Cabanel.  Questo per chiarire quanto il concetto di “senso comune del pudore” sia un concetto sfuggente.

Ma l’opera artistica, o meglio l’azione che più è incentrata sul corpo e sulla sessualità è quella della performance art. Quest’ultima nasce negli anni ’70 e non si parla più di opera statica ma bensì di qualcosa che è dinamico. Non si tratta quindi di una questione di espressività, ma di un’istituzione che avviene attraverso un atto sociale e comunitario che ha in seno le caratteristiche del rito e dello spettacolo e coinvolge direttamente chi vi assiste.

Una delle più grandi esponenti di questa tendenza artistica è Marina Abramović che è da considerare un vero e proprio canone del performativo per le sue azioni e le sue teorizzazioni.

Famosa la sua performance con Ulay “Imponderabilia” svolta a Bologna nel 1977 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna che vede il pubblico costretto a entrare nel museo oltrepassando i corpi dei due artisti completamente nudi. E dal momento che lo spazio è strettissimo, i visitatori non hanno la possibilità di passare guardando dritti davanti a loro, ma devono per forza scegliere se rivolgersi verso Marina Abramović o verso Ulay.

imponderabilia.jpg

Ma molti performer, in certi casi, vanno incontro a problemi legati alle loro esibizioni e allo scandalo che possono generare. Tra questi il discutissimo caso di Milo Moiré, artista svizzera che è stata arrestata due volte: la prima a Parigi e la seconda a Londra in seguito alle sue performance dove si faceva masturbare dai passanti.

Stessa fine per Fyodor Pavlov-Andreevich, performer di Mosca. Durante una serata di Gala a New York, l’artista si fa scaricare dai suoi collaboratori tra la folla in una scatola di plexiglass, rannicchiato come un feto e completamente nudo.

A Berlino Mischa Badasyan, un giovane armeno, annuncia di voler avere rapporti ogni giorno per un anno con un uomo diverso, per esprimere in un diario-video le sensazioni provate subito dopo l’atto, spiegando di voler richiamare l’attenzione sulla solitudine.

In alcuni casi queste azioni artistiche possono rappresentare veri e proprie manifestazioni.  Pyotr Pavlensky, completamente nudo al centro della Piazza Rossa, ha inchiodato i suoi testicoli a terra, in segno di protesta contro la discesa della Federazione Russa nell’autoritarismo.

Si può parlare quindi di osceno?

Per oscenità si intende il comune sentimento del pudore, ossia di quella funzione di riservatezza che l’uomo dimostra nei riguardi della funzione sessuale.

Secondo un articolo del sito “ARTSPECIALDAY”

“La repressione artistica non soggiace al limite del buon costume, che nel corso del tempo la giurisprudenza ha avvicinato sempre più al concetto di ‘oscenità’ (misurato sul comune sentimento di pudore dell’uomo medio) preferendolo a quello, più ampio, di morale sociale.

L’arte quindi può essere e usare dell’osceno come di ogni altro mezzo espressivo, ed anzi esso, proprio nel suo carattere provocatorio, può talora risultare lo scopo essenziale di molta arte, in varie epoche posta in insanabile dissidio col proprio contesto sociale ed ideologico”

Date queste osservazioni si può dedurre che la linea che separa ciò che è arte da ciò che può essere inteso come osceno è veramente sottile, caratteristica che riguarda la maggior parte dell’arte contemporanea. Vedere un comune orinatoio firmato “R. Mutt” e intitolato Fontana (opera di Duchamp) può essere intesa arte? Così come una donna nuda e immobile su un piedistallo?

Vi è una profonda dicotomia tra le due cose, secondo me, il senso che si può dare a qualcosa che osserviamo nella maggior parte delle opere artistiche, così come in opere a sfondo sessuale, dipende in gran parte dall’emozioni e dal coinvolgimento che quest’ultime possono riuscire a trasmettere a chi le osserva o come nelle performance a chi ne diventa, oltre che spettatore, attore nello svolgimento dell’azione artistica.

A livello artistico, a volte sembra che ci sia anche un troppo uso di oscenità volta a richiamare attenzione non solo a esprimere concetti. Senza ombra di dubbio si può affermare che vi sia una maggiore libertà per gli artisti che espongono i loro progetti e svolgono le loro performance nelle mostre piuttosto che nelle piazze o per le strade, le mura culturali dei musei li tutelano mentre se svolgono certe performance in luoghi pubblici vengono più facilmente discriminati e fraintesi.

Il senso di pudore è sicuramente cambiato dai tempi di Pasolini, dove le persone nel rispondere alle domande provavano un senso di imbarazzo e incertezza esprimendosi anche in modo mal informato, dato il poco interesse e l’indignazione verso determinati temi come il sesso, il divorzio, l’omosessualità. Al giorno d’oggi un film-inchiesta del genere coinvolgerebbe sicuramente di più gli individui.

La sessualità gioca chiaramente un ruolo importante anche per la sua capacità di richiamare attenzione del pubblico in quanto avvolta, ancora ai giorni odierni, da un’aura di mistero. Di fatto i tabù non mancano, anche se, a parere mio, non sono del tutto superflui in quanto ci permettono di conservare la nostra identità ma dovrebbero essere affrontati e tollerati in quanto possono essere un ottimo strumento per informarsi sulla sessualità.

Foucault, nel suo studio sulla sessualità, affermava:

“Quel che è caratteristico delle società moderne non è che abbiano condannato il sesso a restare nell’ombra, ma che siano condannate a parlarne sempre, facendolo passare per il segreto.”

(Michel Foucault, La volontà di sapere, 1977)

– Giulia Giampaoli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...