Lo-Fi Revolution

Il termine “Lo-Fi” negli ultimi anni ha preso d’assedio il mondo della musica: dall’enorme influenza nel mondo della musica trap (diverse canzoni degli ultimi due album di XXXtentacion, per citarne alcune), alle web radio che invadono ormai le home page di qualsiasi profilo youtube. Per musica Lo-Fi non si intende un genere musicale vero e proprio. Il termine deriva dall’inglese “low fidelty” che tradotto letteralmente significa “bassa fedeltà”. La parola nasce tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, un periodo in cui i primi studi di registrazione autonomi producevano tracce non professionali, con apparecchi poco costosi e di qualità audio inferiore a quella standard dell’epoca. Proprio da questi ambienti vengono alla luce canzoni autonome ma qualitativamente imperfette, sporche. Così si afferma sempre più questo tipo di approccio alla musica che già negli anni 70, durante la cultura punk/rock, si era manifestato e aveva preso il nome di “DIY: do it yourself”.

 

Note leggermente stonate, frequenze fastidiose, rumori indesiderati, tutto ciò sarebbe stato inaccettabile in uno studio professionale ma diventava caratteristico e quasi di tendenza per uno studio indipendente. Così quelle che erano un insieme di imperfezioni ricorrenti si trasformano in un vero e proprio stile musicale. Possiamo così dire che la Lo-Fi può comprendere un’ampia varietà di sottogeneri musicali, essendo solo uno stile, un approccio al fare musica. In questi ultimi anni, però, tale stile ha assunto delle sonorità sempre più circoscritte e definibili, divenendo una sorta di vero e proprio genere musicale. Oggi questo scenario è composto perlopiù da sonorità molto rilassanti (quasi chillwave) e malinconiche, comunicandoci uno strano miscuglio di depressione e tranquillità allo stesso tempo.

 

Negli ultimi anni la musica Lo-Fi ha conosciuto un’enorme popolarità, grazie sopratutto ad un suo sottogenere che vorrei portare alla luce: “Lo-Fi Hip Hop”. Quest’ultimo riprende la ritmicità e i classici groove hip-hop, unendoli a campionamenti di vecchi pezzi “cool jazz”. Dal punto di vista musicale le caratteristiche sono abbastanza inconfondibili: melodie perlopiù fatte da synth molto smooth e ripetitivi, beat leggermente sincopati, bassi e kick molto intensi e registrazioni ambientali con la presenza di dialoghi, originali o provenienti da vecchi film. La ripetitività dei pattern ha reso il genere Lo-Fi hip hop uno di quei generi fruibili in momenti di lavoro, studio, diventando per molti un sottofondo perfetto per rimanere maggiormente concentrati; non a caso molte delle web radio su youtube comprendono nel loro nome “beats to relax/ study to”.

La “bassa fedeltà” del suono persiste ma in modo diverso, ora è voluta; nella produzione si aggiunge il suono di un vecchio piatto dalla puntina rovinata, il ronzio di un lettore VHS, il rumore della pioggia. Così queste sonorità malinconiche e quasi vintage, ci trascinano verso un profondo e positivo senso di solitudine, quella solitudine che ci disconette momentaneamente dalla realtà esterna per trasportarci in quella interna a noi.

 

PLAYLIST LO-FI:

https://open.spotify.com/user/1194215435/playlist/5hNi8Sb0chI8ld2XdKKWdk?si=PrQZtnV3Ty-gAy-YUIBpIA

– Davide Bagni

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