Loro 1 – Recensione

loro 1.2.jpg

“Tutto quanto non basta.”

Se dovessimo cercare un filo conduttore della trama di “Loro 1”, il leitmotiv che anima le azioni di ogni suo personaggio, l’espressione chiave è la dichiarazione che Sergio Morra (Riccardo Scamarcio), protagonista della prima parte del film, dà ad una delle sue ‘cortigiane’ preferite.

“Vuoi veramente avere tutto quanto?”

“Tutto quanto non basta.”

Andare oltre al tutto, con la ‘t’ minuscola, un ‘tutto’ da esperire solo e solamente con il corpo e le endorfine: è l’ingordigia di potere, denaro, nani, ballerine e chi più ‘tutto’ ha più ‘tutto’ metta, ma non si ferma qua. Appunto non basta averlo: Morra crede che Loro, e in particolare Lui (come viene più volte chiamato nella prima ora del film) siano andati oltre il tutto, e che siano diventati un unicum. Una specie di realtà parallela, distaccata dai magri guadagni fatti di tangenti e festini a base di giocolieri, prostitute e cocaina. Una realtà che si incarna benissimo in Villa Certosa in Sardegna, il locus amoenus in cui Silvio Berlusconi (Toni Servillo), vede ogni cosa, decide, scherza e pela le proprie gatte. Sempre con lo stesso sardonico, tiratissimo sorriso. Passando per la morte di una pecora a causa di un condizionatore.

loro 1.1

Loro 1 è un film efficace, visivamente piacevole, lascia spiazzati, stuzzica e soprattutto gioca con lo spettatore, entrandovi in contatto tramite diversi stratagemmi: tutto merito dell’abilità di Paolo Sorrentino nel divertirsi a narrare una storia che fonde un realismo dai toni pulp (strizzando l’occhio a Scorsese) con sequenze surreali e grottesche. Non è quel tipo di realismo dai tratti noir e un po’ ingessato che ha caratterizzato Il divo, e non è neanche il decadentismo ridicolo ed elegante che descriveva la Roma bene ne La grande bellezza: il regista napoletano ci mette di fronte ad un microcosmo più che mai vivo nel nostro immaginario quotidiano; ci mostra il potere dei nostri tempi e la sua scala gerarchica, per mezzo di un evoluzione di regia che va da sequenze tagliate in maniera rapida e sincopata per arrivare, pian piano, alle inquadrature più descrittive, idilliache, fortemente suggestive. Il tutto senza far mancare i suoi tipici simbolismi: l’inquietante apparizione di ‘Dio’, il rinoceronte in fuga per Roma, la pioggia di spazzatura sui fori imperiali che si trasforma in MDMA. Tutti elementi che si incastrano (alcuni più forzatamente, alcuni meno) in una storia la cui prima parte mostra le ossessioni (come il sesso, talmente tanto che perde di qualsiasi significato), i teatrini, i giochi di potere e i lati più grotteschi di chi orbita, chi più lontano chi più vicino, attorno al fantomatico Re Sole protagonista del film. Ed ecco che Sorrentino ci dà l’opportunità di riconoscere i personaggi di Loro: scorgiamo una Daniela Santanché qui, un Sandro Bondi là, da quella parte parte un Gianpaolo Tarantini, dall’altra Lele Mora, negli schermi del film c’è Mike Bongiorno…insomma, una parata di cultura pop e politica, dal gusto un po’ felliniano, che di sicuro ci strappa un sorriso piuttosto amaro. Almeno finchè non compare l’ex-Cavaliere.

Berlusconi si rivela dopo un’ora e un quarto di pellicola, e questa parte è quasi interamente dedicata a lui, a differenza della prima che mostra Sergio Morra e il suo entourage alla ricerca del Premier: una scelta di sceneggiatura la quale suddivide il film in due grandi compartimenti. Servillo fa la sua prima apparizione mostrandoci un Silvio Berlusconi vestito da odalisca mentre guarda il panorama (forse a simbolo della sua voluttà o preziosità?) e che solo in un secondo momento incrocia la storia dei suoi ‘fan’: è dal suo yatch che li nota, sorridendo con soddisfazione. La soddisfazione di un uomo che però è soltanto apparentemente über alles, piuttosto è mostrato come un marito che tenta in ogni modo di riconquistare una Veronica Lario (Elena Sofia Ricci) disillusa e disinteressata. Ovviamente, tale tentativo è intramezzato da scene emblematiche: Sorrentino non risparmia di mostrare la sfarzosità, l’allegria e il savoir faire di Berlusconi (da manuale è la scena in cui spiega al nipotino il valore della verità, o il dialogo con il calciatore-tipo da convincere ad entrare nel Milan), ma forse il tratto più innovativo è quello di intessere una specie di dramma borghese a Villa Certosa, rivelando i tratti più intimi della sua vita e dandogli un significato che mai prima d’ora ci aveva sfiorato l’anticamera del cervello. Insomma, Berlusconi sembra essere anche lui un ricco che piange, ma piange col sorriso in faccia, un sorriso di cui va troppo fiero per levarselo di dosso. E ha dei modi tutti suoi per arrivare al suo scopo, dei modi tanto grotteschi quanto potenzialmente vicini alla realtà, proprio in virtù del paradosso di avere tutto per poi accorgersi che manca il tassello più importante.

È quindi questo il merito di Sorrentino: aver costruito una storia su un personaggio così poliedrico riuscendo a dare un buono spazio di sviluppo a tutti gli altri protagonisti, a Loro, quelli che contano, che ci guardano, ci scrutano, e dopotutto siamo un po’ Noi.

Tutto quanto non ci basta. Ecco perché aspettiamo Loro 2.

– Alessandro Barbettiloro 1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...