Ouroboros – Capitolo 2: Alfred

Il piano era stato studiato alla perfezione, i documenti dovevano trovarsi per forza in questa stanza epppure…

Non sono nei cassetti, non sono negli armadi, ne sotto le mattonelle. Il muro non sembra presentare nessun secondo piano, non sembrano esserci stanze nascoste. Per togliermi ogni dubbio ho persino tirato giù ogni libro da quella dannata libreria nella speranza di una fottutissima botola ma niente.

<Si.. si… signore…>

E’ancora il novellino! Ma quanto parla questo? La prossima volta ne devo scegliere uno più silenzioso come compagno…

<Cosa c’è marmocchio?>

Niente. Non risponde nemmeno.

<Hai perso la lingua per caso?>

Ma perchè mi sono fidato di uno alla sua prima esperienza? Dannazione. Sono troppo buono. Forse hanno ragione quando dicono che me le vado a cercare.

<In realtà…>

Riconobbi subito quella voce…

<Direi che ha perso più la testa…>

Mi voltai lentamente. Sapevo già cos’avrei visto. Un tono così atono dalle parole che lo rendevano quasi simile a quello di un serpente ed un senso dell’umorismo così macabro potevano appartenere soltanto ad una persona…

<Edgar…>

<Alfred…>

Udì i suoi passi giungere alle mie spalle, mi voltai e poi lentamente mi posi ad un metro di distanza frontale da lui. Come al solito indossava uno dei suoi dannatissimi completi. Ci teneva ad essere elegante persino nel bel mezzo di un massacro. La sua arroganza non aveva limiti. Nella sua mano destra la katana sporca ancora del sangue del novellino la cui testa dondolava, retta per i capelli, stretti al polso della mancina del Capitano dei Soldati di Gea. Ovvero gli scagnozzi del Governo incaricati di mantenere l’Equilibrio Ancestrale, o almeno così dovrebbe essere.

<Avresti potuto evitare di dilaniarlo così… era soltanto un ragazzino…>

<Era un ribelle Alfred, proprio come te…>

La punta della sua katana accarezzò il mio collo. Non era una situazione nuova per me, non avevo paura, non ero scosso. Una testa mozzata può essere piuttosto cruda come immagine ma la guerra è qualcosa di molto più cruento, forse per questo non tremavo, non reagivo a certe provocazioni. E poi, si trattava pur sempre di Edgar…

<Abbottonati quella camicia che sei ridicolo!>

Un verso di disapprovazione comparve sul suo volto…

<Sempre più elegante di quegli stracci che indossi…>

Mi replicò il signorino.

In effetti quei pantaloni mimetici risalivano ai miei primi anni d’accademia e quel giubbotto di pelle non so se aveva visto più serate o più battaglie…

<Quindi siamo stati traditi?>

Esclamai sereno, la cosa pareva evidente…

<Davvero pensavi di poterti intrufolare in un magazzino del governo senza essere scoperto? Dovete essere davvero disperati ormai per spingervi a tanto…>

Lo sguardo di Edgar si voltò verso la libreria e l’ammasso di libri ai suoi piedi. Ripose la katana.

<Non dirmi davvero che cercavi una stanza segreta Alfred? Ma quando crescerai….>

<Io sono cresciuto Edgar… sei tu che ancora non sei riuscito a comprendere la verità…>

<Ancora con questa storia?>

Il suo tono si fece seccato, il mio invece iniziò a ribollire di rabbia…

<Voi del Governo non vi rendete conto che state commettendo lo stesso errore che è successo in passato… tutto ciò che è stato costruito sta marcendo lentamente perché non riesce a mantenere il passo con il tempo… non ci sono più le risorse che c’erano una volta ma voi continuate a mentirci e cercate di coprire con le menzogne gli alberi spogli che produce questa società e a sopprimere con le armi chi è disposto a lottare per qualcosa di nuovo!>

Era un discorso che avevamo già affrontato in passato e anche se sapevo che non sarebbe servito a nulla con lui ogni volta speravo di poter riuscire a fare breccia in quella sua dannata testa…

<Se non fosse per le misure prese dal governo l’essere umano vivrebbe ancora in quello stato selvaggio che ha portato a continue guerre per un misero pezzo di terra o soltanto per arricchire le tasche di qualcuno.

Grazie agli accordi tra le 8 Grandi Fazioni si è riuscito a ristabilire l’equilibrio. Le popolazioni sono state distribuite a seconda delle somiglianze caratteriali, il cibo e le bevande, così come ogni altra sorte di bene materiale a partire dall’oro sino alla cenere ancestrale è stata equamente distribuita!

Il percorso che state seguendo voi ribelli è il semplice evolversi del corso della storia. Deve sempre esistere una parte scontenta, è alla base dell’equilibrio.>

I suoi soliti discorsi, eccoli, li stava facendo di nuovo. Sarebbe stato un politico perfetto. Io gliel’ho sempre detto.

<Nulla può rimanere immutato nel tempo, tutto si trasforma, tutto muta… persino le società, persino il sistema perfetto che gli Alti Vertici pensano di aver creato deve cambiare se la società stessa cambia!

Oggi ci sono popolazioni che hanno bisogno più di altre di alimenti e di vestiari, così come altri hanno bisogno di case! Non è più come cento anni fa Edgar!>

Dissi superandolo di tono.

In me stava crescendo la rabbia per il fallimento della mia missione e per la morte dei miei uomini, ancora di più però, questa cresceva, perché lo Scopo della Ribellione nella Fazione di Isos sembrava ormai essere divenuto un sogno irrealizzabile.

Non temevo per la mia morte no, per quella quasi sorridevo. Non sapevo se essere sollevato da quella situazione o attribuirla ad una sorta di maledizione. Sapevo che Edgar non mi avrebbe ucciso.

<Non lo farai nemmeno questa volta vero?>

Dopo tutto, era il mio migliore amico.

Rimase in silenzio, io iniziai ad incamminarmi verso l’uscio. L’ingresso era occupato da due guardie del governo, davanti a loro una giovane donna bionda sulla ventina d’anni, ostruivano l’ingresso…

<Dove pensi di andare?>

Disse la ragazza…

<Lascialo andare Anya…>

<Ma capitano è un comandante dei ribelli, noi dobbiamo…>

Edgar si voltò verso la donna, il suo sguardo era di quelli che non avevano intenzione di ripetere due volte una frase che, già pesa pronunciarla una volta sola.

La ragazza obbedì e si fece da parte, così come anche le due guardie.

Feci appena in tempo a pormi con il capo sotto l’arco della porta che la voce di Edgar sibilò nuovamete nella mia testa…

<Quei documenti erano fondamentali vero…>

Disse abbozzando un ghigno che riuscì ad intravedere con la punta dell’occhio

<Quindi lo sapevate?>

Risposi fulmineo ma con tono pacato. A quanto pare il Governo ci aveva anticipati.

<Devi sapere che non sono mai stati qui… In realtà non ne siamo mai entrati in possesso…>

Edgar si avvicino a me con passo lento e mi sorrise….

<Che cos…>

<Abbiamo sparso la voce soltanto per spingervi fino a questo punto e farvi uscire allo scoperto… due tenenti e tre soldati scelti, un bel bottino non trovi?>

<Brutto bast…>

Le due guardie mi afferrarono alle spalle, provai a divincolarmi ma fu inutile…

<Anche se tu oggi hai salva la vita, i tuoi compagni hanno tirato il loro ultimo respiro… prima o poi rimarrai da solo!>

Affermò con tono acido, malvagio, voltandosi al termine della frase e facendomi gettare letteralmente via dai suoi sottoposti.

Uscì in fretta da quel magazzino ed una volta salito sulla motocicletta parcheggiata poco lontano lì mi diressi subito verso il Covo. L’Armata andava avvisata, non solo il piano era fallito, ma non aveva mai avuto senso. Avevamo soltanto perso tempo prezioso e sacrificato inutilmente altre giovani vite. Dannazione!

 

  • Il prossimo capitolo: 14 Giugno 2018
  •  Teobaldo Bianchini

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