Ouroboros – Capitolo 4: Rousseau

A quanto pare tutto era andato secondo i piani… o quasi.

I ribelli erano stati sconfitti, ma Edgar aveva lasciato in vita per l’ennesima volta Alfred…

<Il tuo ragazzo non imparerà mai…>
Mi voltai. Era la voce del Prefetto, il quale, con tono tutt’altro che di rimprovero, si rivolgeva a me…

<Mi dispiace Signore, purtroppo per lui Alfred…>

<Sa benissimo, Generale, che suo figlio è uno dei nostri uomini migliori. E’ diventato agente a soli sedici anni ed ha ottenuto il grado di capitano a ventuno. Il suo controllo sull’energia ancestrale può essere di grande aiuto allo Scopo, ma deve scegliere da che parte stare…>

<Lo so, signore…>

<Bene…>

Il Prefetto mi diede una pacca sulla spalla e mi sorrise, come per rincuorarmi. Fosse stato per lui, avremmo gestito tante missioni in maniera diversa; purtroppo il problema era un altro.

<Come ben sai devo dar conto anche alle voci degli altri vertici. Non potremo attendere in eterno.>

Lo seguì per tutto il corridoio. Oltre ad essere il Generale dell’esercito di Isos, la fazione più centrale di Gea, avevo anche il ruolo di sua guardia del corpo e, per quanto il palazzo fosse un posto sicuro, era pur sempre meglio guardarsi le spalle. Specie quando in giro c’erano quelli del Governo..

Non li sopportavo.. Gente viziata, priva di scrupoli e di morale, che come obbiettivo sembrava avere quello di andare contro ad ogni fazione. Alle origini di Gea il loro organo era stato istituito per poter evitare che alcune fazioni, alleandosi tra di loro, potessero iniziare una guerra contro le altre. Di fatto, stando agli accordi sanciti, questi avrebbero potuto contare, tra le loro file, un numero di uomini non superiore alla metà dei soldati presenti nella loro fazione, ma a differenza di queste ultime, gestite ognuna da un Prefetto e con un esercito proprio, il Governo poteva contare su un vessillo solo, sotto il quale riunire le guardie, gli agenti, i consiglieri ed i governatori di ogni fazione, al semplice schiocco di dita dell’uomo che attualmente ricopriva la carica di Capo del Governo. Un motivo, questo, per cui il loro potere era forse paragonabile a quello di un terzo delle forze di Gea, se non di più.

Ecco perché non avevo la minima intenzione di avere a che fare con loro. Non avevano idea del significato di Identità, di Fazione. Non conoscevano il senso di appartenenza che legava me, i miei uomini ed il Prefetto a quel popolo, assegnatoci dal destino, per la sorte di eventi così sfortunati che nemmeno l’uomo più malvagio li avrebbe mai desiderati. Sta di fatto che, quando giungemmo sul posto, loro erano già lì. Goth e Priebke, seduti ad un lato del tavolo con le loro bianche vesti che li rendevano più simili a spettri che a dei consiglieri quali si credevano di essere.

Stranamente mancava il Governatore, il loro superiore in comando, evidentemente avrà avuto qualche impegno più importante, come ad esempio giustificare l’ennesimo crimine in nome del bene comune. Sembrava che fossimo tenuti a rispondere soltanto ai nostri torti.

Presi posto alla destra del Prefetto. In quella sala ornata di enormi quadri raffiguranti spade di ogni tipologia e volatili di qualsivoglia specie, un enorme candelabro illuminava la stanza e si poneva imponente sulle nostre teste. Il pavimento era in marmo bianco, così come le pareti della stanza, mentre il tavolo di un rosso ciliegio, quasi rifletteva il tappeto che si estendeva dall’ingresso sino a sotto i nostri piedi e, proprio per questo lungo tappeto, potevo iniziare ad intravedere la figura di mio figlio accompagnato da Anya.

Un sorriso mi comparve in volto, un sospiro di sollievo seguì poi.

Si accomodarono al mio fianco, dopo di che si potè dare inizio alla riunione.

<In qualità di Prefetto di Isos, vorrei chiedere a tutti i presenti di porre da parte l’astio ed i desideri personali. Oggi a questo tavolo siedono i figli di Gea. Ed è per Gea che questi dovranno parlare.>

Affermò con tono silente. Nonostante fosse una persona anziana, riusciva ancora a mantenere un’energia vitale nelle sue parole che avvolgevano tutti i presenti.

Non ci volle molto però prima che uno dei Consiglieri interrompesse quella quiete momentanea semplicemente aprendo bocca…

<Non possiamo credere di aver diffuso notizie false in giro per altre tre Fazioni soltanto per ottenere la testa di due tenenti…>

Disse l’ufficiale Goth…

<A quanto pare i ribelli sono stati più cauti del previsto. Dopotutto sono stati decimati. Rischiare di perdere uomini così inutilmente…>

Cercai di porre subito fine a quel discorso, sapevo perfettamente dove volevano arrivare. Ma continuarono a replicarmi contro…

<Abbiamo fatto credere alla Ribellione di poter avere i documenti per il controllo di Amos… lo definisci davvero rischio inutile?>

Continuò lui…

<Magari non sono stupidi come credete…>

<Non farmi ridere. Non c’è uomo che odi il Governo delle 8 Fazioni che si lascerebbe sfuggire di mano una simile occasione.>

Disse Priebke interrompendomi.

Rimasi in silenzio, non trovai le parole per contraddirlo. Fortunatamente intervenne il governatore…

<Purtroppo non possiamo cambiare il destino. Tuttavia siamo riusciti comunque ad eliminare due tenenti e tre soldati scelti nella capitale centrale. Adesso dobbiamo soltanto attendere notizie da parte degli Agenti inviati al Covo…>

<Di quali agenti sta parlando?>

Chiese Anya con tono stupito. Nessuno oltre al Prefetto e a me di fatti era stato avvisato di ciò. Il Governo di Gea aveva ordinato un attacco simultaneo al Covo principale dei Ribelli nella capitale di Isos. Sarebbe stato uno sterminio a cui il Prefetto si sarebbe opposto senza alcun dubbio, se soltanto avesse potuto, ma nessun’altra proposta diplomatica era riuscita a smuovere le altre Fazioni dalla decisione. Ora, attendevamo soltanto che quel telefono squillasse…

<Purtroppo i nostri uomini hanno fallito, signor Prefetto…>

Proferì Goth.

<Abbiamo perso nove uomini. Soltanto uno è riuscito a sopravvivere.>

<Che cosa?>

Affermai con rabbia. Ci eravamo giocati la faccia in quell’operazione. Fallire avrebbe soltanto generato un risentimento popolare che altro non avrebbe portato se non ad un aumento del malcontento generale.

<Si calmi Generale Rousseau… un soldato che fugge dal campo di battaglia o che fallisce una missione è pur sempre meno disonorevole di un soldato che disobbedisce agli ordini…>

<Che cosa intende dire?>

Affermò in seguito il governatore, alchè l’Ufficiale Goth continuò il suo dire con quel suo tono viscido e vile…

<Vede signor Prefetto, prima di abbandonare il campo di battaglia il nostro uomo ha intravisto la figura di quello che in seguito è stato identificato come il Comandante Alfred tornare al Covo in motocicletta… mi viene dunque il dubbio che il rapporto della squadra del Capitano Edgar non sia da ritenersi veritiero…>

Il Governatore rimase in silenzio. Sia lui che io sapevamo che le cose erano andate così e, davanti all’evidenza dei fatti, nemmeno il Prefetto di Isos poté proferire parola in risposta.

<Che cazzo vorresti dire, cappuccio bianco?>

<Edgar come ti permetti!>

Dissi sbattendo i pugni sul tavolo ed ordinando con lo sguardo di ricomporsi.

<Ricordati che sei soltanto un Capitano!>

Mi pesava comportarmi così con mio figlio, non potevo dargli contro per il suo gesto, ma mettersi ad insultare i Consiglieri in quel momento, sicuramente non era la mossa più saggia che si potesse fare.

<Se il Capitano Edgar ha disobbedito ad un mio ordine sarà mia responsabilità far sì che gli venga assegnata una punizione esemplare, al fine di disciplinare l’agente secondo le volontà di Gea.>

L’ufficiale Priebke, che fino ad allora era rimasto in silenzio, si lasciò scappare una risata, per poi aprire anche lui bocca e metter parola in quella discussione…

<Se permette, Generale, avremmo già discusso con il Governatore la soluzione più opportuna per rimediare a questa mancanza, riteniamo tutti di comune accordo che visto il suo conflitto di interessi nei confronti del suo capitano, lei non sia la persona più adatta a rivestire simile ruolo. Ci siamo presi dunque l’impegno di discutere della faccenda in sede privata…>

Il Prefetto osservò stizzito i due consiglieri, a quanto pare anche lui era stato tenuto all’oscuro della faccenda…

<Il Capitano Edgar dovrà…>
Stava per continuare, il viscido Ufficiale, quando il governatore lo interruppe prendendo parola…

<Non sono stato avvisato di ciò e ritengo simile gesto una grande offesa nei confronti del rispetto reciproco che dovrebbe esserci tra la Fazione ed il Governo. L’argomento inoltre non riguarda la riunione odierna e pertanto ne discuterò direttamente con i vostri superiori.>

Un tono imperativo che si impose su tutti i presenti. Nessuno riuscì a trovare il coraggio di aprir bocca. Il governatore ci guardò tutti, uno ad uno, me compreso; poi, tirando un lungo respiro, con tono pacato disse…

<Bene. Se non c’è nient’altro da aggiungere direi che possiamo sciogliere la riunione. Consiglieri, riferite al Governatore che ho intenzione di parlargli immediatamente. Capitano Edgar e Agente Anastasia, riposatevi e tenetevi liberi da impegni in attesa del prossimo ordine.>

Si alzò poi dalla sedia ed io lo seguii subito dopo nel gesto. Fu il primo ad uscire, io il secondo. Ero la sua ombra. La sua spalla. La sua guardia personale. Il mio compito era proteggerlo a costo della mia vita, ma lui fino a che punto sarebbe stato disposto a proteggere mio figlio?

 

 

 

– Teobaldo Bianchini

– Prossima Uscita il 2/06/2018

 

 

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