Inquieti dell’indomani

E sarà ancora estate. E ancora inverno.
In un battito d’imbrunire, e non ce ne saremo accorti.

Che ne sarà della ballotta? Dei fulvidi sapori di birra stantia, inimitabile nel sapore: la fratellanza vi si specchia, inibita nell’istante.

Dai fumi densi di drum, dai barili alterati delle casse drum ‘n bass. Dello slang, multiforme e mistificato, idealizzato nella sua stessa essenza variegata.

Il ciclico ritorno delle questioni rimaste ignare, annegati nel bruno torpore del tempo. Rischiarati da musica, al ritorno ad una adolescenziale superficialità, godereccia di vita. Capitani del solo essere immanente, non di un avvenire responsabile.

Donando spontaneità i vincoli si stringono, risuonano alti allo strombazzo di jazz… Dove è potuto morire il sole? Ho visto il buio, la luce e il crepuscolo, e vado avanti.

 

Ennesimo binario, rimasto lo stesso ma assunto da troppe, diverse circostanze, che ne rilevano un solo specchio, frammentato.

Carismatiche voci, traino di giornate, vicoli stretti sul petto dallo stress.

Carezze dimenticate, sceneggiature solo sognate, nei nostri

letti

inquieti

dell’indomani.

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