Cosa sono le eterotopie?

Con questo termine Foucault, filosofo e sociologo del secolo scorso, designa, ampliando e migliorando il precedente concetto di non-luogo, una situazione sociale inconsueta, nello specifico: “Quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».

In un’eterotopia le regole normative con cui abbiamo solitamente a che fare non sono più in vigore; le istituzioni che le determinano non hanno potere decisionale e le gerarchie scompaiono. Questo fenomeno è stato riscontrato in luoghi a noi noti come prigioni, cimiteri o ospedali psichiatrici. Pasolini, collega e amico del filosofo francese, applica questo concetto alla trama del film Salò o le 120 giornate di Soddoma, in cui 4 signorotti fascisti selezionano e sequestrano diversi ragazzi che diventano  mera carne fresca per i loro sadici giochi erotici e per sperimentare tutte le perversioni in una villa isolata vicino al Lago di Garda, trasformata da luogo di villeggiatura a prigione e luogo infernale, in cui i Signori esercitano un potere assoluto e libero da qualsiasi vincolo che non sia autoimposto. L’intero film è un’allegoria che cela al suo interno una pesante accusatio al Potere e alle Istituzioni che lo detengono, una dimostrazione degli effetti devastanti che tali azioni hanno sull’uomo ‘comune’.

Questi sono i risvolti più macabri di un concetto linguisticamente significante ‘luogo diverso’, che non porta dentro di sé un’accezione negativa ma bensì neutra.

Una situazione come un rave party può benissimo rispecchiare il medesimo concetto in senso positivo.

Durante un rave party le barriere sociali vengono superate e infrante violentemente. Al rave non importa il sesso, lo stato civile, la classe sociale di appartenenza. Le regole che vigono sono semplicemente il rispetto reciproco, la legge è dettata dalla musica. In uno spazio del genere è frequente e facile stringere nuove amicizie o trovarsi in una sensazione di pace dettata da una mancanza di giudizio nei confronti di chi ci sta attorno. In questi ambienti si creano complicità che è difficile riscontrare in altre situazioni e le persone si sentono finalmente libere dai vincoli sociali che imprigionano gli uomini nella routine del quotidiano. I legami si creano in maniera più naturale, non sono intaccati dai pregiudizi dovuti a gap economico-sociali; c’è la possibilità di esprimersi liberamente, si è circondati da persone che hanno scelto una temporanea fuga dal mondo capitalista, per sottostare a una necessità più primordiale. Una danza collettiva che ha il solo scopo di celebrare la vita stessa, a livello individuale e universale. Una vera e propria festa, una vera e propria cerimonia, come accadeva migliaia di anni fa quando l’uomo attraverso i balli tribali caratterizzati da ritmi ripetitivi e dalla capacità di mandare la persona coinvolta in stati di trance e di meditazione profonda celebrava la vita, la morte, il sole, la pioggia e tutti gli altri fenomeni naturali.

Legge primordiale, al di sopra e antecedente a tutto, perché, dal momento in cui perdono importanza i dati segnati sopra una carta d’identità e il numero di banconote dentro il proprio portafoglio, si può prendere consapevolezza di chi si è davvero, ci si può concentrare su aspetti più profondi riguardanti la propria natura e quella del prossimo.

Elisa Citterio

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