La superbia conoscitiva

LA SUPERBIA CONOSCITIVA DEGLI ANNI 10’

“Su ciò di cui non possiamo parlare, bisogna tacere.”

Questa massima (volutamente tradotta in modo errato) è presente in un libriccino di un filosofo e linguista austriaco della prima metà del Novecento, tale Ludwig Wittgenstein.
Questi era un personaggio estremamente singolare ed il suo pensiero rispecchia fedelmente tale suo tratto.
Cosa c’entra un filosofo del linguaggio con la superbia?
C’entra, c’entra eccome: nell’era digitale, al tramonto del decennio, essa si palesa ovunque, in rete, per strada, al bar, nelle chiacchiere, in televisione.
Ognuno può mettere bocca su tutto, ognuno di noi può palesarsi esperto in ogni disciplina o campo del sapere. Poco importa se tale chiacchiera è sostenuta da proficui studi o effettive conoscenze in merito, basta saper argomentare. Ciò è quanto di più sbagliato e negativo ci sia e chiarirò la mia posizione in merito.

Non so assolutamente niente di botanica. Non distinguerei un pioppo da un pino silvestre, non ho mai sfiorato un libro di botanica né coltivato alcunché in vita mia. Una volta ho avuto una discussione con un giardiniere il quale, per i più svariati motivi, si sentiva stimolato solamente dal parlare del proprio lavoro e dalla suddetta disciplina. Palesata la mia ignoranza, l’ho ascoltato parlarmi per una buona decina di minuti riguardo i fiori del suo giardino e le necessità delle più disparate piante. È stato interessante? Francamente non molto, tale disciplina non mi stimola e di conseguenza non ne parlo né m’informo.

Mi fanno schifo gli insetti. Non farei mai l’entomologo.

Ignoro la posizione esatta del pancreas e le sue funzioni.

Desidero diventare un americanista ma il mio bagaglio di conoscenze riguardanti la crisi mediorientale e l’intervento statunitense è pressoché vuoto.

Ora, benché queste quattro proposizioni possano sembrare folli e completamente fuori-contesto, non trovo esempio più fulgido per esprimermi. Sempre più persone, in tutti e quattro i casi, avrebbero messo bocca e parlato per sentito dire, dopo aver letto qualcosa su Wikipedia o sulla rete (ormai sfogliare un libro o un’enciclopedia per reperire informazioni è una moda morta e sepolta tanto quanto l’indossare un tricorno).
Prima che tutto ciò inizi a sembrare un delirio contraddittorio e moralista, sappiate che la situazione è in realtà molto più grave di quanto si pensi. Ciò implica arroganza e declino culturale in ogni ambito e classe sociale, ovunque. Il discorso è politico nel momento in cui s’intenda per politica la gestione della vita sotto ogni ambito, sia esso un regime democratico, una dittatura o una via di mezzo. Qualora l’uomo sia davvero un animale politico (ma Aristotele non aveva Instagram), allora si è perso ormai ogni senso della misura.

Un professore universitario non assegnava voti superiori al 28 con la seguente giustificazione: i suoi allievi non avrebbero mai studiato quanto lui. Sarebbe curioso sapere cosa ne pensi Benedetto Croce al riguardo e a sua volta cosa penserebbe un erudito del Settecento di Croce. E questo discorso potrebbe andare indietro nel tempo fino a Socrate: “so di non saper niente”.
SO. DI NON SAPER. NIENTE.

La RAI negli anni ‘60 trasmetteva sceneggiati culturali: i Promessi Sposi, le commedie di Goldoni, i poemi omerici narrati da una figura di spicco. La televisione era vista da tutti i ceti ed era anche un mezzo utilissimo dal punto di vista pedagogico: adulti che non avevano potuto istruirsi a causa di impellenti necessità materiali potevano persino imparare a leggere guardando programmi come “Non è mai troppo tardi”. Gianni Rodari scriveva favole, fiabe, filastrocche e storie per bambini che hanno avuto un impatto profondissimo su più generazioni.

Anche i più illuminati esperti rivelano carenze nel proprio settore o in ambiti conoscitivi completamente diversi dal proprio: non possiamo pretendere che uno storico dell’arte conosca tutte le funzioni del fegato.
Sarebbe da idioti esigere che un otorino ci parli finemente e in modo approfondito di mitologia sumera, per quanto colto egli possa essere, rispetto a un docente universitario che abbia speso trent’anni di vita per ciò.
Come mai quindi siamo giunti a questo livello?
Perché chiunque può parlare di qualsiasi cosa e poter esprimere la propria opinione, sbandierando la libertà di parola e di espressione in ogni ambito ed additando come “anti-democratico” chiunque faccia notare l’errore e l’arroganza del parlare per parlare?
“Su ciò di cui non possiamo parlare, si deve tacere.”

Mi rendo ben conto di quanto questo articolo possa essere contraddittorio: non mi rivolgo a nessun partito in particolare, né a nessun ceto sociale, né a nessun individuo. Non ho la pretesa che questo mio pensiero cambi il mondo, né che accresca culturalmente chiunque mi legga. Sono troppo giovane e inesperto per poter mettere bocca sulla vita e lo riconosco.

Forse anche l’autore di questo articolo compie l’errore di parlare di cose la cui portata è vastissima, pretendendo, anche solo inconsciamente, di parlare con cognizione di causa, senza sbavature e imperfezioni. La conoscenza è sì democratica: tutti possiamo e dovremmo informarci sui nostri interessi, siano essi strategie per gli scacchi, ricette per primi piatti, articoli sportivi.

Credo di parlare per ogni contribuente, il cui nome sia presente o meno, del sito.
Lo spirito di questo sito è proprio questo: esprimersi e far vedere che aria tiri per questo piccolo spaccato terrestre, in questo particolarissimo momento storico, in uno dei tanti luoghi di questo sassolino a spasso nel Sistema Solare.
Siamo tutti consci dei limiti e della nostra mediocrità.

Vivremmo tutti meglio se sapessimo esprimerci con raziocinio e umiltà.
Ma noi non lo sappiamo fare e continuiamo a parlare lo stesso.
Me compreso.

Leonardo Mori

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