Nelle mani giuste

Seguito di “Romanzo Criminale” (pubblicato nel 2002, monumentale affresco di un’Italia violenta e torbida che forse non c’è più e forse c’è ancora), lo scrittore tarantino riesuma tre dei personaggi più riusciti del romanzo succitato. C’è ancora Scialoja, delfino e complessissimo servitore dello Stato. C’è Patrizia/Cinzia, rivestita di un nuovo ruolo ambiguo quanto la sua doppia identità. C’è anche il Vecchio, vero burattinaio e protagonista dell’opera, deceduto nel tempo del romanzo ma sempre vivo fra riga e riga.
L’opera di De Cataldo non tradisce affatto lo stile che molti hanno apprezzato: conciso, semplice, cattivo. Freddo e compartecipe insieme, l’autore è di professione magistrato.

Lo spazio in cui si svolge la vicenda, dalla trama complessa e che malamente sarà riassunta a breve, è quello di un’Italia in estrema crisi e che non riconosce più se stessa.
Il Muro di Berlino è caduto da quattro anni ormai. L’impatto ha devastato coloro alla cui ombra hanno prosperato e vissuto: la Democrazia Cristiana sta rapidamente morendo sotto i processi, la Prima Repubblica agonizza fra scandali e crolli dei vecchi partiti. È un’epoca oscura: in Italia, come tutti sanno e nessuno dice, “non comanda più nessuno”. Le Sinistre, dopo quasi cinquant’anni fuori dal governo, sembrano le trionfatrici delle elezioni successive al referendum elettorale del 1993. Il terrorismo è stato vinto. La mafia no.
Anche la vecchia mafia sta morendo: servono uomini nuovi.
Stalin Rossetti, mafioso e neofascista convinto (il suo nome deriva, da sua stessa ammissione, dal padre comunista), è un uomo nuovo. Manipolatore spietato, desideroso di accedere ai preziosissimi archivi del Vecchio (accessibili solo al suo erede designato, Scialoja), piega Patrizia. Lei s’innamora di lui, si sposano alle Figi. È usata per attirare Scialoja, che l’ama ancora e che desidererebbe trovare un compromesso per evitare che l’offensiva dello Stato provochi reazioni indispettite da parte della mafia. Scialoja ignora il reale peso di Rossetti fino alla fine. Le reazioni della mafia arrivano comunque dopo un centinaio di pagine ricchissime di personaggi e intrecci: Falcone e Borsellino che saltano in aria, attentato a Maurizio Costanzo, bomba in via dei Georgofili a Firenze, bomba in via Palestro a Milano.  L’offensiva dello Stato si placa, si placano le stragi di mafia. Il motivo? È presto spiegato: un tacito accordo, seguito subito dopo dalla discesa in campo di un individuo (dallo spiccato accento milanese), cui le sorti d’Italia saranno legate per i successivi vent’anni, spegnerà il pericolo rosso e sarà nuova bussola nel caotico prossimo avvenire.

In questa sede soprassediamo alla complessissima trama per invogliare il lettore a leggere questo libro, meglio se seguito dalla lettura del più riuscito (e ancor più affascinante) padre di questo libro, ossia “Romanzo Criminale”. È impossibile riassumere, anche per sommi capi, le regole del gioco di De Cataldo. Il romanzo, tuttavia, non supera le 350 pagine e di conseguenza è affrontabile da tutti. La semplicità e la chiarezza dello stile rapiscono benissimo il lettore.

Pienamente coerente al suo stile, De Cataldo semina tracce per un disegno che potrà essere ricostruito solamente nelle ultime pagine (e l’epilogo finale è soddisfacentissima chiosa a una vicenda). Tende all’epica senza scadere nella retorica. Non risparmia nessuno.
Burattinaio implacabile e magistrale orchestratore di destino, De Cataldo dipinge da una ricchissima e acuta tavolozza di colori una storia dove crimine, sesso, violenza, opportunismo e nostalgia si mischiano come in un cocktail perfetto.
È una bevanda che l’autore tarantino ha imparato a farci gustare benissimo.

Non mancano qua e là taciti riferimenti alla cultura italiana di un mondo che la nostra generazione non ha conosciuto, nascendo diversi anni dopo il diluvio. Pop, beni di consumo ormai andati, vecchi partiti, personaggi non più possibili nel panorama attuale… la nostalgia per un’Italia corrotta ma bella come una prostituta di lusso.
E come una professionista, essa ci travia e ci bacia con maestria, ci rapisce e ci dona piacere.
Sempre dietro compenso e nel suo interesse.

<blockquote> Nel tempo che verrà non ci sarà bisogno di gente come me perché non ci sarà più nessuna democrazia da salvare ma solo interessi privati, lotte per più potere e denaro. I pochi fascicoli che porto con me parlano degli uomini che dovranno salvarsi dal diluvio. Persone spesso ignobili, anime nere, capitani di ventura. Eppure come già altre volte nella storia saranno loro a governare il caos… </blockquote>

Ritratto di un’Italia che non c’è più. E di un’Italia che c’è ancora.

Leonardo Mori

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