La Giornata (2)

L’autore del seguente “poemetto” è certo di rispecchiare il dolcissimo e moderatissimo intento del signor Parini, reinterpretando in chiave contemporanea un altro panegirico alla più nobile categoria dei nostri tempi: lo studente fuorisede viziato e sinistroide. Mi perdonino le Muse per codesta opera non sempiterna.

Fumi di desertica fattura
empiono l’aria, di pensieri
riguardanti il progressismo,
gli stupefacenti, il gender,
l’orgasmo femminile.
Giovin dottore, Bacco,
Tabacco e Venere, il celebre
Trittico di Vizio e Delizia,

t’accompagnano per questi
anni d’esilio volontario!
Come il ghibellin fuggiasco,
ma senza la sua sfortuna,
ricontrolli rapido il post-it
comperato nella nuvolosa

capitale d’Albione, sulle rive
del Tamigi cui la Manica
si abbevera.  Tale pensiero,
di pregevole fattura,
partorito fra un bastoncino
cancerogeno e l’altro,
ier sera ti parve simile
a un foglio del Gramsci.
Oggidì, purtroppo, spenti
gli influssi di caraibico liquore,
ti dipingono una smorfia
sulla faccia. Non scorato,
tiri fuori dal mobiletto IKEA
il tuo portatile, regalo
di zia.  Un adesivo inneggiante
alla rivoluzione si sposa (beato!)
con il frutto di dita infantili
e terzomondiste. Ah, potesse
vederti tuo padre, la cui foto
è riposta nel comò accanto al
tuo giaciglio, sarebbe di certo
commosso nel vedere come
la soluzione al problema
dell’alienazione risiedesse
nell’alienazione stessa!
Oh, non sarai mai come i
cosidetti “padri della rivoluzione”,
che schioccano la lingua,
aizzano la plebaglia,

e parlano di riforme!
Controlli la tua home
su Facebook: è pregna
di saettanti post sulla vita.
Noti con piacere come la tua
compagna, la cui imago di profilo
risplende adesso sopra lo schermo,
abbia cambiato colore alla chioma:
il bianco e il nero della sciarpa
palestinese si rivelano un connubio
felice e spensierato, accompagnato
dal blu, dal verde e dall’indaco
dei suoi capelli d’amazzone!
Le tue dita, temprate dal proletario
lavoro al portatile, sfiancate
dall’onere dovuto al tenere per ore
pesanti bicchieri e dall’innalzare
tali calici al cielo, corrono veloci
nel comporre l’ennesima invettiva
contro le politiche di regime.
Sì, giovin dottore, i tuoi studi
cambieranno il mondo e
accenderanno i cuori, ma adesso
limitati a ignorare l’uomo di colore
che ti saluta sorridente dinanzi
al supermercato biologico
ove ti rechi ogni dì.
L’occhio corre alla clessidra
di nipponica fattura: giunto
è il tempo della lezione.
Ancora sonnolento, infili
i piedi nelle espadrillas
d’una cooperativa nera-
comunarda-anarco-socialista-

equa-pansessuale-cristiano-
democratica, le spalle son
coperte dal giubbotto di
statunitense azzurro.
“Sia maledetto il nuovo Mondo!”
pronunzi mentre sorte
dal frigo una lattina
di nero e frizzante veleno.
Sulle note di un soave
concerto ska napoletano

(traccia sempiterna nel capo),
raccogli il mazzo di chiavi,
il tuo zainetto irto di adesivi
dell’ARCI, dell’Anti-fa e
di scritte di vibrante violenza,
apri la porta e, una volta richiusa,
sei preparato ad affrontare
l’immenso e ingiusto
cosmo turbo-capitalista.

Leonardo Mori

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