Attraverso lo specchio

STONER

Termine inglese slang per indicare un consumatore sovente di cannabis.

Nipotino immaginario: -Nonno, nonno, come si viveva negli anni ‘10?
Nonno (cioè io, è un articolo che parla di stupefacenti, non sono certo Saviano o Welsh): – Beh tesorino, vivevamo tutti con un continuo senso d’insoddisfazione completamente ingiustificata dalle nostre condizioni materiali e oggettive.
-Ma quindi ti facevi le canne?
-Sì.

-E perché?

Ora, a questo punto della sega mentale, al nipotino probabilmente partirebbe la testa e residui organici vari finirebbero sulle mie scarpe nuove (perché nella scena io sono un ricco pensionato, ve l’ho detto che è una sega mentale no?).  Solo che forse è una scena un po’ troppo pulp e non so se ho voglia di scriverla. Ah, troppo tardi? Pazienza.  Scrocchiatevi per bene la schiena e aspettate che la rotellina rossa giunga al 100%, questo articolo è meglio di un originale Netflics…

Non sarò così ambizioso da poter misurare con precisione la temperatura della mia generazione, né credo sinceramente che allo stato di cose attuali vi sia qualcuno che possa tentare di produrre qualcosa di lontanamente organico riguardo ciò (società liquida? società svapata, sivuplè). Quindi cercherò di descrivere, a parole mie, cosa sia stato l’incontro con gli stupefacenti per un membro tribù fiorentina, trapiantata in Bologna all’epoca della Caccia ai Bisonti no-vax, sul finire del secondo decennio del 21° secolo.

Prima di venire a Bologna, non avevo mai toccato sostanze stupefacenti. Sicuramente sono un’eccezione: sono arrivato prossimo ai vent’anni, dopo averne passati sei di adolescenza senza aver mai acceso una canna. Questo mondo non mi aveva mai attirato e magari c’era anche un’anima bacchettona dietro a questa scelta.
In terza media avevo letto “Alice, i giorni della droga”: è un sincerissimo diario scritto da una ragazza anonima che alla fine degli anni 60’ va a zonzo per gli Stati Uniti. Sperimenta un sacco di droghe, ma a nastro proprio. Poi c’era stata la visione di “Trainspotting” in seconda superiore, seguita dalla lettura del romanzo.  Tutto mi allontanava da un mondo di cui non sapevo niente o quasi. Il poco che sapevo mi portava ad allontanarmene, impaurito.
Credo di aver avuto molta fortuna: mi sono avvicinato a questo mondo con maggiore maturità di un sedicenne qualunque. È un dato da non sottovalutare, ma scrivendo questo non ho intenzione di tirarmela o di arrogarmi una qualsiasi superiorità. Sarebbe stato molto più probabile il contrario, tuttavia così non è stato ed eccomi qua.
Una mosca bianca che non voleva posarsi sul concime.

Mentirei se dicessi quando, con chi e in quale circostanza avvenne il mio primo incontro con Mother Mary. Ricordo solo la casualità del gesto e un ambiente scuro, forse era casa mia, forse no. Ma qual è l’importanza del gesto? Cosa lo differenzia da una semplice sigaretta?
C’è tutta una filosofia dietro, dovrò spezzare l’incantesimo del non detto, anche se so che molti non saranno d’accordo col mio gesto e il mio pensiero. Lo so ma vado avanti.

Molti penseranno che questa generazione sia priva di un sistema di valori e magari in parte è vero. I tempi stanno cambiando e quello che ora è presente presto sarà passato.

La parola manifesto degli anni ’70 è stata “contestazione”. Quella per gli anni ’80 è stata “immagine”. Negli anni ’90 “divertimento”.

Gli anni ‘10 saranno ricordati come il decennio dell’“ansia”.

Temi di andare male a scuola, temi che il tuo compagno o la tua compagna ti lascino, ti tradiscano, temi di non averne mai uno, temi di non essere abbastanza bravo a letto, temi di restare solo chiedendoti cosa tu stia facendo un pomeriggio normale mentre giochi alla console, temi di non trovare un lavoro, temi di non avere abbastanza soldi, temi di presentarti a quella ragazza carina che a lezione è seduta abbastanza vicina a te, temi di uscire e di non divertirti, temi di non riuscire a staccare, temi il controllo, temi di essere manipolato, temi la repressione, temi le botte della polizia, temi tutti i pugni che ti darà la vita, temi l’eiaculazione precoce o il preservativo che si rompe, temi il ritardo che Trenitalia, mostro implacabile, ti può dare, temi di non rispettare le scadenze, temi di non passare l’esame, temi di non eccellere in qualcosa e di non essere ricordato, temi di morire prima di aver sfruttato tutto il tuo potenziale, temi di ingrassare, temi di dover litigare coi coinquilini, temi di non essere abbastanza sicuro di te, muscoloso, di non essere abbastanza pronto, temi di non poter mai essere felice, temi di fare il click sbagliato e di beccarti un virus sul computer che distrugga tutti i tuoi dati accumulati col tempo.  Mi fermo qui perché temo di non essere abbastanza bravo a scrivere e temo anche di aver sbagliato il ritmo dell’articolo, sono insicuro e non solo il solo ad esserlo.

Andiamo al dunque: la sigaretta ti rilascia nicotina, la quale attraversa la nuca e risale piano piano verso la fronte. L’aria scende verso i polmoni e le membra si rilassano. L’effetto dura pochissimo, il bastoncino cancerogeno può essere regolato secondo la marca acquistata.
Fai il camionista? Vai di Marlboro rosse.
Sei in un brutto periodo? Le Lucky Strike blu fanno per te.
Vuoi sembrare ribelle e hai meno di due decenni? Camel blu, sivuplè.
Desideri esplorare la tua sessualità? Yesmoke bianche sono la soluzione.
La sigaretta è droga legalizzata: costa, può farti parlare ad altre persone chiedendo loro “scusa, hai da accendere?”, è utile per fare una pausa, è un ideale lassativo abbinato al caffè.
L’80% degli adolescenti e dei giovani italiani ha fumato almeno una sigaretta fra il 2010 e il 2017.

Puoi fumare quando scrivi, dopo che ti sei fatto la doccia, quando hai le membra rilassate per la gioia rilasciata dal tuo cervello quando sei stato molto, molto bene insieme a qualcuno, quando sei triste, fuori da una discoteca mentre sei sudato e ti riprendi prima di dare ancora l’assalto in pista. Tutto ciò però è eseguito completamente in solitaria: puoi chiacchierare con altri, certo, ma difficilmente dividerai una sigaretta e a malincuore ne donerai un’altra a qualcuno.  Parleremo del valore esistenzialista delle sigarette in un’altra puntata, bimbi, lo djuro (la d è muta).

La cannabis no. Ti riempie i polmoni e ti rilassa di più, stimola la mente e il corpo, rilassa appieno le membra, ti fa venire fame, ti fa collassare. Stacchi la spina. Navighi in mare aperto, col pilota automatico, su una barca al tramonto, il mare è piatto, il sole si sta tuffando dietro l’orizzonte, sei sdraiato e hai gli occhi socchiusi, senti il rumore dei gabbiani di lontano.

Subisci danni celebrali, bruci neuroni più velocemente, schianta il senso critico.

Ti fermi, e non vedi i draghi, perché sei troppo rilassato per pensare.

Ridi. Gli occhi ti diventano rossi. Hai un sacco di fame. Hai più fame di un bambino denutrito.
Sei una larva che nuota gioconda nella grande mela marcia del sistema.

Puoi essere alterato in tanti modi: puoi essere quello che si attacca alla prima fonte di cibo possibile, mastica, biascica e tace.

Puoi essere quello molesto: inizi a parlare e non ti fermi più, tocchicci gli altri, sei estroverso e vivace, emerge una regione della tua anima che non potrebbe essere illuminata senza i filtri della droga leggera.
Puoi essere (se tu lo vuoi, tu lo sarai) quello che mette la musica dal portatile e subisce insulti su insulti, oppure quello che mette tanti video idioti per far ridere gli altri.

Puoi essere quello taciturno. Quello che non pensa e vede il suo tempo scorrere, impotente ma non frustrato, calmo, conscio del fatto che il cosmo scorra nell’oceano temporale e che tutto si perderà… tutto si perderà…

Ha un che di mistico? No. Esperienza totalmente laica, a tratti sopravvalutata, né da condannare, né da incoraggiare. Ognuno la pensa come vuole a riguardo.

Generazione perduta? Gioventù bruciata? Signori, non facciamo gli ipocriti: non possiamo etichettare la prima generazione che non ha  alcun punto di riferimento. Ci possiamo rifugiare nelle droghe leggere, nel tabagismo e lo possiamo fare così, senza ragione. Con calma. Perché negarci questo piccolo passaggio nel turbinio della vita? Molti lo fecero e molti lo faranno. Non c’è motivo per non farlo. Dite tutto quello che volete.

Noi intanto facciamo un altro giro di giostra, non pontificate magari, tanto non vi ascoltiamo.

Un’anima non vile

Leonardo Mori

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