Mi piace osservare le persone

Mi piace osservare le persone.

Suona cosi strana questa frase, potrei essere fraintesa per una stalker.

Ma le mie osservazioni mi prendono a tal punto da scordarmi di scendere alla fermata giusta dell’autobus o di comprare tutti gli ingredienti per la torta che vorrei cucinare. Mi prendono a tal punto da immaginarmi storie sulle vite degli sconosciuti, li vedo nella mia testa come personaggi principali dell’ultimo film uscito al cinema; chiaramente, biglietti venduti: uno solo, il mio.

Adoro le sale d’attesa, con quelle potrei far uscire intere serie televisive.

Non pensate a me come una pazza che sta tutto il tempo con gli occhi sbarrati che sembra si sia appena calata una dose di meth, me lo riconosco sono piuttosto discreta, altrimenti correrei il rischio di provocare imbarazzo, niente di peggiore per una corretta analisi.

Mi ricordo ancora il mio primo film mentale:

Ero seduta a un tavolo in un ristorante, una di quelle cene con i parenti quando sei troppo piccola per sostenere un dialogo che tratta di lavoro, famiglia e la situazione politica del paese. Cosi mi misi in un angolo, scrutavo il locale come fossi una cacciatrice in cerca della sua preda. La vidi, una donna sulla quarantina seduta al tavolo con un uomo, abbigliamento elegante, con un bel paio di orecchini di perle e senza fede al dito. Parlava con l’uomo ridendo e scherzando come una coppia di sedicenni alle prese con il loro primo amore. Cominciai a pormi una serie di domande: come ad esempio il perché lei non portasse la fede o quale era stato il motivo di cosi tanta ilarità fra loro. Forse erano amanti, magari stavano prendendo in giro proprio la moglie di lui, o forse lei aveva perso la sua fede e stavano ridendo di quando due giorni prima, lei, sporgendosi da una barchetta con cui avevano deciso di passare una giornata al lago, era scivolata cadendo in acqua e perdendola. Magari, semplicemente erano solo due amici di vecchia data che ripensavano a giorni passati gustandosi un buon bicchiere di vino.

Da quel giorno la mia mente si aprì a tutte le storie che poteva creare e immaginare e non mi fermai più.

Un giorno mi convinsi talmente tanto della mia storia da farla diventare per me l’unica verità possibile, cercando di aiutare in tutti i modi un anziano signore a scendere dal treno. Dopo un’attenta osservazione in cui feci caso che si toccava una gamba in modo insistente, ero arrivata alla conclusione che si era fatto male cercando di raccogliere della frutta con una scala che sfortunatamente quel giorno aveva deciso di rompersi, dopo tanti anni di fedele compagnia all’uomo, e la cosa aveva provocato in me una certa tristezza.

Quando vado al supermercato, o in posta o in qualunque posto che mi può dare la possibilità di osservare, fantastico su come una persona sia arrivata a svolgere quel determinato lavoro. Ad esempio, il mio macellaio di fiducia, mi chiedo sempre se abbia scelto lui stesso di fare quel lavoro o se in realtà, dato tutti i poster di luoghi bellissimi che affigge dentro il suo negozio, andava a dormire sempre con una valigia pronta per girare il mondo ma che non ha mai usato per la troppa paura. Oppure mi piace pormi domande sull’estetica, ad esempio “per quale motivo il mio banchiere indossa sempre cravatte cosi orrende?”: mi chiedo se gliele regala la moglie e si sente costretto a indossarle, oppure se ha un gusto terribile.

Avete mai provato ad osservare le persone durante un concerto o durante un serata in cui uscite con gli amici per ballare? A me fanno divertire. A volte bevo un bicchiere di troppo, divento meno discreta e quindi mi ritrovo a sorridere da sola. I movimenti che fanno, il modo in cui alcuni sono timorosi nel muovere il loro corpo, o semplicemente quando un ragazzo prova a scambiare due parole con il suo amico sussurrandogli parole all’orecchio, ma data la musica alta, quest’ultimo si gira di scatto con l’espressione di chi non ha capito nemmeno che lingua sta parlando. Sorrido quando noto che in mezzo alla folla, sotto il palco di un concerto, c’è quella persona con gli occhi chiusi che gode del momento circondata da braccia alzate e schermi dei cellulari in mano.

Mi piace poi osservare i bambini, perché riconosco la più totale sincerità nei loro comportamenti, nei loro modi di fare, nel modo in cui sorridono divertiti e nel modo in cui si lamentano insoddisfatti.

Mi piace osservare le persone perché siamo tutti diversi, ma allo stesso tempo siamo tutti uguali:

Quando incrociamo le braccia durante le attese snervanti.

Quando strizziamo gli occhi per la troppa luce del sole.

Quando scuotiamo la testa vedendo qualcosa che ci indigna.

Quando camminiamo per strada, ci troviamo davanti qualcuno, e per circa cinque secondi si è titubanti sulla direzione in cui spostarsi, che inevitabilmente sarà la stessa dell’altro.

Quando ci tocchiamo la faccia in modo compulsivo dopo essere stati scrutati per troppo tempo, timorosi di avere un resto del panino che abbiamo appena mangiato.

Mi piace osservare le persone, quindi se mi incontrerete per strada o nei supermercati o alla posta e vedete che vi sto osservando da troppo tempo, non fraintendetemi, non sono una stalker, ma probabilmente vi ho scelti fra tanti per un mio nuovo film.

Giulia Giampaoli

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