Cos’è Bologna?

Bologna è l’orinatoio in Via del Guasto.
Bologna è nei mendicanti.
Bologna è nei romanzi di Wu Ming.

A volte, quando sono sul treno per tornare a casa, sento che non manchi. Poi chiudo gli occhi, li riapro e mi trovo in Via Rizzoli a guardare le Torri, come sempre. Fa parte del diventare uomini, l’andare via di casa. Certo, non sono un ragazzo spartano, ma un viziato figlio di papà, borghese (ha ancora senso questo termine?), mantenuto.

Bologna è nel silenzio della biblioteca al 38.
Bologna è veder piangere la ragazza di cui ti sei invaghito mentre legge qualcosa che le hai scritto.
Bologna è nelle cartine scroccate. 

Questa città ha un clima terribile: torrida e gelida, volubile come l’umore di una sedicenne. Quieta, ti strappa frammenti di vita qua e là, senza nemmeno darti il resto. Lo scontrino è in omaggio. Ha un che di immediatezza e nostalgia, questa città. C’è una parola tedesca per descrivere tale sensazione, non mi va di cercarla e trasporla. Sono pigro.

Bologna è attraversare il ponte sulla ferrovia.

Bologna è accendersi una sigaretta in Piazza Verdi dopo il latte macchiato.
Bologna è infilare monetine nella macchinetta del bus 27.

Uno dovrebbe conservare i biglietti dell’autobus: scrivendoci anche due parole, è possibile far riaffiorare ricordi del tempo che fu. Ammesso che i neuroni siano abbastanza intatti e al loro posto, la volontà presente, il cuore debole. Il più delle volte la memoria è come una fetta di limone in un cocktail fatto male; c’è, lo vedi, il suo gusto è assente e poi verrà buttato via. 
Invecchiamo?

Bologna è essere ospitati a pranzo.
Bologna è cercare di indovinare la provenienza del tuo interlocutore dall’accento.

C’è un che di calmo nel passeggiare sotto i portici malati e piegati dai tarli del tempo. È sicuramente più poetico dello sperperare quattrini in locali “bene”. Lo si può trovare rilassante e mistico, col livore e la superbia tipica di questa età e di questo particolare spaccato storico. Banale dire che chi non abbia vissuto qui non sappia di cosa parli. Poco male: non è la Parigi di Modigliani o Gertrude Stein (però sarebbe divertente saper scrivere bene e vendere la propria arte a chiunque paghi da bere). Probabilmente questa città non ha proprio niente di speciale. 

Bologna sono occhi rossi.
Bologna è gonfia di abbracci e scritte esistenzialiste, guaste.
Bologna è il circo in declino di un’intera generazione.

Le vogliamo bene lo stesso.

Leonardo Mori

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