La Giornata (3)

 

L’autore del seguente “poemetto” è certo di rispecchiare il dolcissimo e moderatissimo intento del signor Parini, reinterpretando in chiave contemporanea un altro panegirico alla più nobile categoria dei nostri tempi: lo studente fuorisede viziato e sinistroide. Mi perdonino le Muse per codesta opera non sempiterna.


L’aere felsineo e frizzantino
Empie le tue principesche nari
Che tosto vengono tappate
Dalle lunghe appendici delle mani
Qual sozzura! Un buon uomo 
Deve aver svuotato la propria
Sacca urinaria di buona lena!
Disgustato, giovin dottore, 

Distogli le tue nobili pupille
Verso la tua bicicletta.
Giovin dottore, rimembri tu
Quando il potente e proletario
Mezzo fu di ghirlande cinto,
D’effigi politiche ricoperto,
Di schizzi di vernice impregnato?
Tale acquisto fu finanziato 
Da un compratore di sicura
Professionalità (era il tardo vespro
d’una serata invernale, eravate in 
Piazza Verdi, l’afflato vitale del
Tuo interlocutore tradiva la sua
Sfrenata passione per i liquori).
Peste e corna! Ma come, non trovi
tu una ruota? Così, come Apollo,
ma a lui superiore perché privo
di arpa, fai riecheggiare il tuo 
colorito canto di ringraziamenti
al Signore e alla sua Santissima Consorte.
Oggidì, giovin dottore, dovrai praticare
il moto che fu di tuo nonno, del nonno
di tuo nonno e che a te poco si confà.
Poffarre” pare il tuo labbrino esclamare,
splendida chiosa per un cappello
linguistico di squisita fattura e perizia
comunicativa, frutto di un disciplinato
esercizio coltivato negli anni addietro.
Ataviche sensazioni di dolore
pungono le sorgenti della vita, nella
zona del chakra del fuoco, appena
sotto l’ombelico che Adamo ed 
Eva non ebbero. Vi è un moto palpabile,
perpetuo anzi, in tutto ciò.
Chiuso nella tua sofferenza,
digrigni le zanne in modo
così dolce che neppure
il marchese De Sade potrebbe
giudicare.  A questo pensi tu,
giovin dottore, mentre percorri
i sentieri diretti al tuo luogo
d’elezione, d’educazione, di
morale perfezione, di tabagismo
e di invenzione? Oh sì, ignora
pure il tuo coetaneo che ti sta
ora servendo la colazione,
sicuramente starà usufruendo
del suffragio in modo avventato,
preda delle demagogie di certe

parti politiche! Lo ignori così bene
che egli ti ha pure servito un ammontare
pecuniario errato. Ma tu non badi a lui,
non guardi e passi: in simil tentazioni 
non cadrai. Embè? Non è la cioccolata
il tuo gradimento? Tosto, fai pur notare
al tuo coetaneo l’errata miscela 
inserita nel cornetto. Prima però,
polso alla mano (ah sì, locuzione
tanto impropria quanto squisitamente
popolare e proletaria, nevvero?)
osservi quanto corrano le figlie di
Padre Tempo sul tuo brillantissimo
orologio, presente materno del genetliaco
del tempo che fu.  Niente da fare, giovin
dottore: la lezione ti chiama, il dovere
un po’ meno, la tua compagnia ti 
messaggia e il tempo scorre.
Masticati in fretta, con le tue
bianchissime zannine felici e  radicali,
i dolci bocconi pasticceri, ti dirigi
di buona lena all’università.
La tua lealtà nei confronti 
della tua compagnia non è
certo seconda a quella che fu
propria di Penelope: è quindi
in malafede chi potrebbe insinuare che
tu, colto in debolezze biologiche, abbia
adocchiato la quarta di seno d’una 

graziosa fanciulla in bicicletta dinanzi
al Teatro sito nella medesima strada.
Giammai! Giammai! 
Fedele a lei sempre sarai!
Giammai! Giammai!
Tosto e fermo sull’altare la porterai…

Leonardo Mori

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