Motta + Les Filles des Illighadad live @ Linecheck Music Meeting and Festival, Milano (24/11/2018) – Articolo a cura di Luca Barenghi  

Troppo spesso, tra i discorsi sia degli appassionati che, addirittura, della critica musicale serpeggia il pensiero, estremamente pregiudizievole, che la musica debba per forza avere un “colore”, che per forza esista una musica “bianca” e una musica “nera” e che queste, per essere di qualità, debbano rimanere intatte nella loro solitudine, nella loro “purezza”, pena la perdita della loro presunta “originalità”. Questo discorso, ormai sorpassato da qualche decina d’anni, ma che ancora resiste nel pensiero di molti, è stato spazzato via per l’ennesima volta sabato 24 novembre 2018, durante la terza e ultima serata del Linecheck Music Meeting and Festival presso lo spazio BASE di Milano. L’evento si inserisce all’interno della Milano Music Week, settimana di concerti, showcase, incontri, workshop, mostre e presentazioni che hanno dato a Milano, durante questa penultima settimana di novembre, lo scettro di capitale della musica in Italia. Un festival, il Linecheck, davvero unico nel suo genere e che, giunto ormai alla sua quarta edizione, si è concluso nel migliore dei modi con il favoloso show offerto da Francesco Motta, uno dei massimi esponenti della nuova ondata di musica indipendente italiana, accompagnato per l’occasione da Les Filles de Illighadad, collettivo femminile proveniente da un piccolissimo villaggio alle porte di Tahoua, nel Sud-Ovest del Niger e formato da Fatou Seidi Ghali, da sua cugina Alamnou Akrouni e da Madassane Ahmoudou. Il cantante livornese, ancora fresco della seconda Targa Tenco per il suo secondo lavoro, Vivere o Morire (la prima l’aveva ricevuta due anni prima per l’opera prima La fine dei vent’anni, N.d.R.), ha deciso, a meno di 2 mesi dall’ultima data del tour promozionale della sua seconda fatica, di concludere al meglio questo magico 2018 con altri 4 concerti (Milano 24 Novembre – Bologna 25 Novembre – Livorno 26 Novembre – Roma 27 Novembre) in compagnia delle tre musiciste tuareg di cui si è follemente innamorato dopo averle viste in azione ad un concerto a Berlino.

Partiti da lontano…

Alle 23:30 spaccate Fatou, Madassane e Alamnou salgono sul palco tra gli applausi dell’ormai stracolmo parterre del BASE. Le tre ragazze tengono fede alle lodi sperticate che Motta ha sempre dedicato loro, intonando brani che affondano le loro radici nel profondo della cultura della loro terra natale, il Niger, e che accompagnano ogni singolo rito e celebrazione significativi per la loro comunità: nascite, matrimoni e funerali. Grazie al loro ricercato mix che naviga sapientemente tra seducenti arpeggi di chitarra elettrica, incalzanti tappeti ritmici di tende, tamburo in pelle di capra tipico della loro terra ed ipnotiche nenie, queste tre ragazze catapultano gli spettatori dei loro concerti all’interno del loro mondo, così sfortunatamente lontano dal nostro ma, allo stesso tempo, così maledettamente affascinante.

… E di colpo arrivare ad essere contenti

Quasi in concomitanza con l’uscita di Les Filles de Illighadad si presenta sul palco, puntuale come un treno svizzero, Motta, fondamentalmente il motivo per il quale questa terza data del Linecheck è finita sold-out. Il cantautore livornese sale sul palco da solo, imbracciando la sua chitarra Maton completamente nera, alla Johnny Cash, sotto l’occhio vigile della sua ragazza, l’attrice Carolina Crescentini, che si sta godendo lo show in mezzo al pubblico. Neanche il tempo di toccare le sei corde che subito l’intera sala del Linecheck intona a squarciagola le parole di Vivere o morire, la title-track del suo ultimo lavoro. Ed è con La fine dei vent’anni (brano che, come quello precedente, dà il titolo al primo disco di Motta)  che finalmente la fantastica band, formata da Giorgio Maria Condemi (chitarra), Carmine Iuvone (violoncello) e Cesare Petulicchio (batteria e campionatori), irrompe sul palco centrale del BASE. Le prime parole che Motta proferisce rivolto al pubblico, ormai completamente trasportato all’interno della sua musica, arrivano alla fine di Del tempo che passa la felicità: “Ciao a tutti… E bravi che siete venuti!”. Dopo una bellissima versione di Mio padre era comunista, riarrangiata per l’occasione come molti dei brani proposti durante la serata, decide di staccare la sua chitarra dall’amplificatore e lasciare che sia il pubblico a cantare insieme a lui Sei bella davvero, in quello che forse è il momento più bello dell’intero show. Il resto del primo set scorre liscio come l’olio tra Cambio la faccia, omaggio ai Criminal Jokers, gruppo del quale è stato il leader prima di intraprendere la carriera solista, e tre brani tratti dal suo secondo album: il singolone di lancio La nostra ultima canzone, Chissà dove sarai e la commovente Mi parli di te. Dopo una brevissima pausa il palco del BASE di Milano viene nuovamente assediato da Les Filles de Illighadad che, dopo essersi buttate in un’altra delle loro ipnotiche jam, vengono raggiunte sul palco dal cantautore toscano e il suo gruppo. È con questa fantastica formazione che il pubblico assiste a due a dir poco infuocate versioni di Ed è quasi come essere felice e Roma Stasera che chiudono ufficiosamente il concerto. Prima di abbandonare il palco Motta ribadisce il suo amore per le 3 ragazze nigerine: “Loro sono Les Filles de Illighadad… E sono la cosa più bella che abbia visto in vita mia! Quello che abbiamo condiviso in questi due giorni è stato assolutamente meraviglioso… E noi stasera, come spero tutti voi, ci siamo divertiti tantissimo… Grazie!”. La band allargata abbandona il palco e dalle casse che lo sovrastano comincia a ronzare la malinconica musica che, generalmente, dovrebbe sancire la fine di un concerto. Ma il pubblico non ne ha abbastanza. Non vuole che la serata finisca: e infatti, tra il coro “Se non metti l’ultima noi non ce ne andiamo!” e innumerevoli “Fuori!” e “Ancora!”, Motta e il suo gruppo riappaiono dal sipario che sta dietro al palco e, dopo aver imbracciato i loro strumenti, concludono la serata con Abbiamo vinto un’altra guerra, la cui esecuzione viene “impreziosita” da una momentanea amnesia del cantautore che, dopo aver confuso una delle sue strofe, chiede con nonchalance al suo chitarrista “Com’è che faceva?” strappando al pubblico una risata e l’ennesimo applauso. Un concerto, quello andato in scena al Linecheck Music Meeting and Festival, davvero memorabile e che, oltre alla fantastica performance, porta con sé un messaggio estremamente positivo, soprattutto in riferimento ai tempi che stiamo vivendo: quello della forza prorompente della musica di creare collaborazione fra persone e comunità assai diverse tra loro, in uno scambio ininterrotto di idee e influenze reciproche che trascendono e abbattono ogni barriera culturale e velleità di etichettare e stereotipare la musica stessa, dividendola in compartimenti stagni, chiamati “generi”.

SETLIST

– Vivere o morire

– La fine dei vent’anni

– Quello che siamo diventati

– Del tempo che passa la felicità

– Mio padre era comunista

– Sei bella davvero (Unplugged col pubblico)

– La nostra ultima canzone

– Chissà dove sarai

– Cambio la faccia (cover dei Criminal Jokers)

– Mi parli di te

Motta + Les Filles des Illighadad

– Ed è quasi come essere felice

– Roma stasera

Encore

– Abbiamo vinto un’altra guerra

Luca Barenghi

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