Mai più consegne senza diritti

 

“Mai più consegne senza diritti”.

Questo è stato lo slogan dell’ultima protesta dei riders che si è tenuta a Bologna il 1°dicembre. I ciclofattorini, che consegnano migliaia di pizze a studenti e famiglie in ogni parte della città, sono soltanto uno dei prodotti di quella che gli esperti e gli economisti chiamano Digital economy.

Lo sviluppo tecnologico e la costante ricerca di competitività nel mercato della concorrenza hanno portato ad una sempre maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro, che dal punto di vista delle nuove categorie di digital workers ha significato minori tutele e diritti, come l’assenza di un’assicurazione INAIL per gli infortuni sul lavoro o di una retribuzione minima oraria garantita.

Per gli abitanti di Bologna (o di qualsiasi altra grande città europea) la possibilità che qualcuno possa portare un pasto caldo, dal ristorante direttamente al nostro divano, sembra essere diventata una DROGA. Grazie ad internet possiamo acquistare oggetti e servizi con un semplice clic; allo stesso tempo, però, siamo spinti ad evitare un’ampia parte delle relazioni interpersonali ‘face to face’ e rischiamo di perdere contatto con la realtà sociale che ci circonda. Come consumatori, e ancor prima come persone, dovremmo approcciarci con spirito critico a fenomeni di questo tipo, consapevoli che lo sfruttamento del fattorino che ci porta da mangiare sull’uscio di casa è un problema che non dobbiamo ignorare .

Ed è così che ogni giorno le piattaforme digitali come Glovo, Justeat, Deliveroo, Foodora, Mymenu aumentano i loro profitti e si convenzionano con sempre più locali, che altrimenti si ritroverebbero tagliati fuori dal mercato.

I primi a pagare le conseguenze di questa lotta al ribasso nella “rete del cibo”, come detto, sono coloro che, connessi ad un’APP e muniti di bicicletta (o motorino), consegnano il pasto direttamente al cliente. La paga per questo lavoro – definito dall’espressione Gig economy come ‘lavoretto’ – non sembra affatto garantire quell’esistenza libera e dignitosa che la nostra Costituzione sancisce all’articolo 36 (si aggira infatti attorno a 5 euro l’ora con contratti prevalentemente a cottimo). Molti fattorini sono studenti che cercano di guadagnare qualcosa per potersi pagare gli studi e per aiutare le famiglie, ma c’è anche chi si è trovato costretto ad accettare le condizioni imposte dalle piattaforme per mancanza di alternative o per aver perso il lavoro. Ogni giorno persone di tutte le età e di tutte le nazionalità si muovono nel traffico urbano freneticamente, consapevoli di dover ottenere un buon feedback. Il rischio di essere investiti per una pizza e qualche soldo è concreto, e la lista dei riders che hanno perso la vita durante una consegna è già troppo lunga.

Lo scorso maggio, in seguito ad altre proteste, i rappresentanti delle piattaforme digitali e quelli dei lavoratori si erano incontrati con la mediazione del comune per firmare una Carta dei diritti valida a Bologna. Sgnam/Mymenu è stata l’unica ad accettare l’accordo, e tuttora continua a non rispettarlo.

Malgrado i segnali positivi che inizialmente erano stati lanciati dal governo, ci ritroviamo a constatare l’incapacità della politica di regolamentare un servizio che sembra essere entrato definitivamente tra le esigenze di tutti i cittadini. Il lavoro viene ormai considerato soltanto come un costo di produzione per l’impresa, e sembra che si sia definitivamente persa di vista quella funzione sociale – di strumento per l’emancipazione della persona – che gli era stata riconosciuta nella seconda metà dello scorso secolo.

Un ulteriore ostacolo al riconoscimento delle tutele che i riders reclamano ad alta voce risiede nella loro qualificazione di lavoratori autonomi. A livello europeo l’attività delle piattaforme viene infatti riconosciuta come di semplice intermediazione tra domanda e offerta, non potendosi quindi ravvisare quella subordinazione che di fatto sembra essere presente in questo tipo di lavoro. Tale presunta autonomia rende perciò maggiormente complicata l’estensione a queste categorie di norme che possano garantire migliori condizioni e diritti.

Un fenomeno di così ampio respiro, come quello della nascita delle nuove professioni del web, si ricollega così al tema della crisi dello Stato novecentesco e del diritto di fronte alle tematiche che il ‘progresso’ tecnico ed economico mette in evidenza.

Cesare Faustini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...