Pornocrazia

Faccio parte della generazione più fortunata di ogni epoca. Miliardi di persone, raggiunta la pubertà, per decine di millenni hanno sognato ciò che solo negli ultimi venticinque anni è stato reso fruibile a chiunque disponga di una connessione internet: un infinito serbatoio d’immagini, video, suoni e testi capaci di stimolare eccitazione sessuale. La proliferazione e il facilissimo accesso a tale serbatoio apparentemente inesauribile ha cambiato sicuramente le abitudini e l’approccio alla sessualità a livello mondiale. La pornografia influenza tali aspetti e, senza alcun giudizio morale o moralista di sorta (non scrivendo io nell’Inghilterra di fine Seicento), muta il comportamento erotico-sessuale, restituendo un’immagine distorta e non simile alla realtà. In altre parole, gioca su uno dei più primitivi istinti umani e condiziona mentalità, atteggiamenti, comportamenti a tutto tondo. Ci si ritrova quindi, a volte, in una sorta di condizione frustrante: v’è un’immagine concretizzata, su schermo, di un nostro simile che ottiene e gioca su un terreno che (il più delle volte) ci è recluso.

La pornografia non è in se stessa positiva o negativa, dipende dall’uso che se ne fa. La frustrazione nel non poter mai raggiungere tale “campo da gioco” può portare a guastare i rapporti col proprio partner (qualora se ne abbia uno), così come può essere elemento di creatività e estro nel consolidare un legame. È curioso rilevare come, una volta confessati i suoi crimini, l’assassino seriale Ted Bundy abbia indicato come causa principale del suo istinto omicida l’eccesso di pornografia. Quest’ultima, soprattutto in Italia, influenza la concezione del corpo (indifferentemente dai genitali) a ogni livello e, per la mia modestissima opinione, può danneggiare gli utenti in fascia d’età pre-puberale, restituendo un’immagine del sesso come meccanismo violento di dominio/sottomissione, una sorta di pillola magica fondamentale per risolvere ogni problema, un teatro dei sogni riservato a pochissimi idoli da rispettare.

La sessualità è forse uno dei fenomeni umani cui la cultura si sia interessata maggiormente; è lapalissiano dire che, a livello antropologico, vi siano forme di genitorialità, sessualità, familiarità fra le più disparate, in ogni luogo e tempo della storia. Non c’è niente di male nell’usufruire di materiale pornografico, purché esso sia prodotto da maggiorenni consenzienti: l’apporto diventa negativo quand’esso cozza inevitabilmente con la realtà.

Indipendentemente dai propri gusti, la pornografia propone modelli difficilmente esperibili. Quante volte ognuno di noi ha desiderato trovarsi in un altro ambiente e ha dovuto fare i conti con i limiti della propria realtà esperita? Ciò ha a che fare anche (ma non esclusivamente, altrimenti non si spiegherebbe il fatto che moltissime culture abbiano prodotto materiale erotico-pornografico) con il nostro sistema economico. L’industria della pornografia statunitense interessa un giro di affari miliardario: poiché gran parte della produzione pornografica è ivi prodotta, la preponderanza della lingua inglese è avvertibile anche in ciò ed è tramite essa veicolata nuovamente. È innegabile che la libido e l’Eros abbiano trovato declinazioni universali e particolari al contempo, pressoché ovunque, pressoché sempre. Dai primi oggetti in pietra appositamente prodotti per il piacere sessuale risalenti al Neolitico, passando per il paradiso islamico alle forme contemporanee, la curiosità verso quest’ambito accompagna il percorso dell’umanità. È possibile associare la proliferazione di materiale pornografico (relativamente) facile da consumare a un cambiamento nella mentalità e nei comportamenti riproduttivi nel mondo occidentale, senza riuscire tuttavia a cadere preda di moralismi? La mia opinione su ciò è la seguente: la pornografia è fonte di curiosità e danni per la vita umana solamente quand’essa provochi un peggioramento nell’aspettativa e nella prassi sessuale e comportamentale. Indagare sulla correlazione fra violenza sulle donne e crescita esponenziale e diffusione di materiale pornografico è compito troppo arduo e non tratterò di ciò in questa sede.

Il sesso è fatto di limiti, di frustrazione, di potere, di gioia, d’infelicità, di dolore, di illusioni, di disillusioni.
A chi non piacerebbe disporre di un partner vorace, insaziabile e incline a soddisfare ogni fantasia, persino quella che sarebbe considerata la più turpe e condannabile?
Eppure, “leopardianamente” parlando, soddisfare tali esigenze, continue e sempre mutevoli, raramente è possibile nella realtà.
Un uso consapevole della pornografia non può escludere la sua vera essenza, ossia la finzione. Parleremmo altrimenti di pornoattori e pornoattrici? La violenza e l’esagerazione di un certo materiale pornografico dovrebbero essere confinate alle loro dimensioni di finzione e d’irrealtà. Questo non implica che gli uomini siano tutti delle macchine riproduttrici da guerra, degli infaticabili Marte, né che le donne siano pura merce da sfruttare a piacimento, come fazzoletti usa e getta. Il nostro sistema economico sfrutta molto quest’istinto primordiale, offrendoci materiale di un’industria multi-miliardaria, utile strumento di controllo sociale e manipolazione delle coscienze. È comunque lecito, e sarebbe ipocrita non ammetterlo, usufruire di tutto ciò. Ciò che risulta dannoso, agli occhi della mia coscienza, è l’influenza che esso ha nel plasmare immaginari e comportamenti. Perché non diventi consumo egoista anch’esso, dovremmo tutti educarci a uno scambio più umano e più vero del proprio corpo.

Infine, ogni comportamento è lecito qualora non danneggi nessuno. Difficile.

Leonardo Mori

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