Agio

Le mie dita battono ritmicamente sulla tastiera. Produco, anzi, scrivo sotto dettato della mia coscienza. Lei dorme sul letto, assorta, il suo volto non dipinge sorrisi, lascia trasparire tutt’al più stanchezza. Se solo sapesse quali mostruose figure albergano nella mia mente, non si sarebbe certo concessa. Più probabile che sappia in realtà cosa abbia dentro di me, quali siano le mie inclinazioni. Le donne sono creature magiche e terribili e riescono a leggere perfettamente le emozioni altrui. Certamente, nei millenni hanno dovuto imparare a convivere con noi bruti. Questi sono i pensieri di sottofondo, nascosti nel mio sottobosco psichico. Che metafora ardita, magari la cancellerò. Per il momento, lasciamola lì, incorniciata a inizio pagina. Tiro un’altra boccata di sigaretta, deposito la cenere nel contenitore, la rimetto in bocca come fosse una pipa o un fuscello. Mi viene in mente un antico mosaico di Pompei: gli ovali di una donna sepolta nei millenni, forse Saffo, forse un’allegoria, forse mai esistita, mi guardano dritto e ricompaiono periodicamente nella mia mente. Ho un rapporto problematico con le donne, questo è vero. Tendo a essere codardo, rivendo la mia riservatezza con punte di ipocrisia e falsa umiltà.
Lei è Musa e figura malvagia. Deve, senza alcun dubbio deve, rimanere ignara di come la stia sfruttando. È come un serbatoio illimitato d’ispirazione, ridotta a un oggetto come un altro. Vi saranno sicuramente differenze fra lei e uno schermo, e dei fotogrammi in movimento che compiono acrobazie fisiche. Le espressioni alla fine sono sempre uguali, così come lo sono magari nei secoli dei secoli… amen? Un’altra ardita provocazione alla morale cristiana: non c’è male, non c’è male! Torniamo a lei: le ho parlato, abbiamo giocato, ha riso, sono salito su da lei, l’ho circuita e sedotta. Si è abbandonata al piacere, è stato un bell’amplesso dopotutto. Questo lo spero e basta, ovviamente non potrò mai sapere quanto abbia finto. È possibile che in realtà la sua stanchezza sia causata più dalla finzione che dal piacere. Può darsi. Tange poco il mio interesse, in verità.
Prima ho parlato di serbatoio: non mi riferivo certo a una fonte di piacere meramente fisico, a uno scambio di linguaggi o a chissà cosa. Fin troppo semplice così. Semplicemente faccio ciò che natura vuole, aspetto che si addormenti fra le mie braccia, appena posso sguscio via e mi rintano nella mia postazione. Ho legato il prodotto del mio lavoro, il mio nuovo romanzo, a questa relazione. Sapete, ho deciso tempo fa di andare oltre il legame fra arte e vita. Ho trasfuso, piegando i sentimenti e l’istinto atavico insito in ogni essere umano, ossia il desiderio di sentirsi amato e accettato, tutto il mio talento in una pozzanghera dorata. Fuor di metafora: inganno, seduco, produco, scaccio. In un’altra epoca sarei stato elogiato come un libertino. Molte donne invece m’insulterebbero e basta. Difendermi? Da cosa, esattamente?
Ogni mia produzione ha il nome di una donna dentro. Ecco un paio di occhi neri, un romanzo cupo ma acerbo e dalle poche vendite. Al nero di quegli occhi, eccone un paio più chiari: già meglio, qualcosa di apprezzabile dalla critica letteraria.
Vi potreste chiedere se io sia cattivo o meno. Quel che mi attende, nessuno lo sa.
Ho la sensazione di essere impunito. Sapete, sono diventato piuttosto bravo, negli anni. La mia abilità nel sedurre le donne e il pubblico è cresciuta parimenti alla mia freddezza e alla mia malizia. Più ho successo, più è semplice ingannarle, più sono sicuro, più scrivo.
Colleziono donne come un adolescente colleziona fazzoletti sporchi. Un po’ violenta come frase, distaccarsi dalla realtà (qualunque cosa voglia dire) è tuttavia un peccato che ancora non ho avuto il coraggio di compiere.
Tutto questo ha un limite: invecchierò come tutti e presto o tardi il successo svanirà. A quel punto, se avrò avuto abbastanza soldi, potrò trovare una compagna giovane, bella e falsa. I soldi possono comprare veramente tante cose. C’è chi direbbe che tutto questo sia fatto per mera cupidigia. È vero per certi aspetti, non lo è per altri. Sono stanco.
Spengo la sigaretta. Lei dorme e adesso abbozza un sorriso. È davvero bella. Sì, questo romanzo si scrive da solo. Venderà molte copie, ne sono sicuro.

Leonardo Mori

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