Viver come bruti

PREMESSA

Quest’articolo non vuole e non può pretendere di essere completamente esatto o di validare ogni dato presentato. Ciò non è possibile, perché l’autore non ha le competenze sufficienti per giudicare con chiarezza, profondità e scientificità quanto esposto. Tuttavia, egli sente di poter esprimere la propria opinione in merito, pur tentato dalla superficialità e dalla banalità.
Vi è distanza quindi fra quest’inchiostro e quello d’un esperto nel settore? Certamente. Nondimeno, sarebbe tirannico limitare la libertà d’espressione in ragione della Verità, qualsiasi accezione si dia a questo termine. Premessa non dovuta? Si tengano bene a mente le ultime tre frasi, torneranno utili.
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Il sentiero tematico che percorrerò affonda le sue radici nella letteratura d’ogni tempo e luogo, benché la natura di questo articolo si concentri più che altro su poche gocce nell’oceano della letteratura occidentale.
La bestialità, così come la ragione, è un tratto insito nella natura e nell’animo umani.
Sembra forse questa, analizzando la vita di D.A.F. De Sade, la blasfemia peggiore uscita dalla sua penna; peccato che costrinse il Divin Marchese a passare quasi metà della sua esistenza in cattività. Siamo nella seconda metà del XVIII secolo: l’Europa tutta pullula di pensatori, di teorie politiche fresche, di filosofi, di musicisti, di artisti… tutte queste sensibilità, nel corso del tempo, sono lentamente e progressivamente affascinate dal nuovo ruolo della Ragione, ritenuta principio fondante del tutto e dell’essere umano. È la cosiddetta “Età dei Lumi” e una delle maggiori centrali elettriche europee è proprio la Francia. Qui, in un ambiente complesso e travagliato, si sente una voce differente dalle altre, una voce scomoda e pungente, quasi stonata rispetto all’armonico coro di sì tanti intellettuali. È la voce ambigua, controversa e indiscutibilmente feroce del Marchese De Sade: la sua produzione è sterminata e di essa non rimane moltissimo. La sua opera principale, “Le 120 giornate di Sodoma”, incompiuta e non sottoposta a revisione, verrà stampata solamente due secoli più tardi.

Che cosa possiamo imparare da De Sade? Possiamo riuscire a capire pienamente quanto volesse effettivamente esprimere o tale quesito è vuoto?
Dobbiamo anzitutto precisare che, contrariamente a quanto la vulgata ritenga, l’Illuminismo fu un movimento culturale disomogeneo, elitario e (secondo i filtri contemporanei) fortemente maschilista e con vistosi limiti. È utile sapere che il termine “sadismo” sia stato coniato proprio in riferimento al comportamento e all’opera di De Sade. Egli, come i personaggi della sua produzione letteraria, provava piacere ed eccitazione sessuale nell’infliggere e nel vedere soffrire l’oggetto del suo desiderio.
De Sade smaschera l’ipocrisia dell’Illuminismo: l’uomo non è principalmente composto di Ragione, è anche intriso d’istinto e bestialità. Nel rovesciamento della comune tavola di valori, è bene notare che nella sua opera, oggettivamente intrisa di contenuti forti e ambigui, la provocazione del marchese francese raggiunge livelli talmente alti da essere condannato più e più volte per “libertinaggio”. Lungi da noi il condannare o l’approvare la sua condotta, soffermandoci maggiormente sulla narrativa predominante del tempo (nell’autunno dell’Antico Regime) possiamo così capire come, nel deridere e nel mostrare i limiti della forma e del controllo, il marchese abbia (volutamente o meno) riportato l’attenzione su un aspetto fondamentale dell’essere umano: la ferinità.

Il comune sentire dell’età contemporanea, così intrisa di complessità e violenza (costante presente nella Storia, ma quanto mai esperibile dato che Shakespeare non poteva certo accedere a Google), dovrebbe quindi farci riflettere su tale dicotomia presente nell’uomo. Sì, pur essendo dotati di ragione e di controllo, ognuno di noi ha dentro sé un aspetto malvagio e bestiale che, ad intervalli regolari o irregolari, domina la nostra condotta. Uno schiaffo, alzare la voce impropriamente, muovere violenza contro qualcuno, truffare e raggirare un altro essere umano, infliggere violenza, stringere anche il collo del proprio partner mentre si sta avendo un rapporto sessuale… ciò non implica né il cadere nel Vizio né l’assenza della Virtù. Ragionare in questi termini è anti-storico e, francamente, dal mio punto di vista veramente ipocrita. Né intendo certo denigrare o limitare l’impatto storico dell’Illuminismo: già poter esprimere questo pensiero, in questi termini, con questo metodo, risente della sua eredità. Ciò è innegabile. Certamente, s’io non fossi dotato di Ragione mi sarebbe impossibile persino formulare o esprimere concetti simili: non sarei in grado di scrivere o produrre frasi di senso compiuto, non avrei una logica propriamente detta (aldilà di quella dettata dall’istinto). Questo è indiscutibile e chiunque sostenga il contrario cadrebbe in contraddizione nel momento in cui formulasse un’antitesi al mio discorso, perché per essere in grado di fare ciò bisogna essere dotati di Ragione e non di pura bestialità. Vi è un principio logico connaturato ad ogni linguaggio umano, sia esso adoperato per proferire una bestemmia o una preghiera.

Ecco, De Sade è malizioso anche in questo: non solo non possiamo capire appieno se egli abbia prodotto tutto ciò per meri fini economici, per provocare, per proporre un diverso sistema di pensiero, per prendersi gioco del lettore o di se stesso. Il suo pensiero, che non mi permetto certo di analizzare nel dettaglio poiché non ne ho le competenze, è comunque stato analizzato da Freud, da Beauvoir e da psichiatri e intellettuali di varia estrazione e caratura. Ciò è un’altra testimonianza delle impronte che il suo pensiero ha lasciato nel percorso storico.
De Sade non disprezza la Ragione: inverte solo il ruolo attribuitole da altri illuministi. I suoi personaggi commettono atti deprecabili, immorali, viziati da passioni violentissime e accese, perverse fino all’inverosimile quali incesti, delitti familiari, atti di (mi si conceda il gioco di parole) puro sadismo. Tutto ciò è poi giustificato, a posteriori, tramite Ragione. Questa è una Ragione che non solo non regola la condotta umana, improntandola al Bene e al controllo(sia sociale sia individuale), ma è una Ragione volta al giustificare l’eccidio, la distruzione, una diversa tavolozza morale contraria e refrattaria a quella tradizionale. È solamente uno strumento, il cui fine è la distruzione più completa. Raggiunto l’obiettivo, possiamo disfarcene, dopo averla utilizzata per concepire nuove forme di perversione e di distruzione.

Tutto ciò, in fin dei conti, può far pensare che egli sia stato un perverso sovversivo. Può anche darsi che sia stato solo un grande provocatore, così com’è possibile che entrambe le interpretazioni siano lontane dalla realtà. La più grande eredità di De Sade, a parer mio, è che egli abbia rammentato gli aspetti più ferini e biechi della natura umana e del pensiero, in un’epoca in cui l’uomo (o le élite intellettuali) tentavano di controllare i propri istinti e di regolare il tutto secondo un principio razionale.

Analizzando meglio il suo lascito, ai fini di una maggiore attualizzazione della sua poetica e per dimostrare come sia uno di quegli autori dalla portata universale, il sistema capitalistico nel quale siamo immersi e nel quale viviamo esprime (SECONDO IL MIO PENSIERO) appieno una tensione alla soddisfazione dei piaceri. L’immaginazione che dimostrò De Sade è stata, in certi ambiti, superata dalla pornografia. De Sade morì troppo presto per vedere gli eccidi della Prima guerra mondiale (pur partecipando attivamente alla Guerra dei Sette anni), l’ordigno atomico, le violenze perpetrate dagli assassini seriali, i soprusi e le ingiustizie, le dittature totalitarie e molto altro. Il Divin Marchese, ovunque egli sia (ammesso che vi sia un oltretomba), sicuramente starà ridendo contento e beffardo nel vedere come chiunque si approcci alla sua opera rimanga disgustato, affascinato, respinto, schifato ma di certo non indifferente. E forse, mentre sentiamo riecheggiare le sue luciferine risate e assistiamo agli eventi contemporanei con occhi sbarrati, con le membra scosse dal terrore, dalle passioni più ferine, una piccola parte di noi ride con lui e ci fa ricordare, con tale emozione, quanto nel profondo ognuno di noi covi una parte viziosa e ferina.

Non è il mio modo di pensare che ha fatto la mia rovina, ma il modo di pensare degli altri.
D.A.F. de Sade

Leonardo Mori

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