Una lettera per la sinistra

Vista la situazione politica attuale in Italia, emerge evidente l’assenza di un’effettiva Sinistra in grado di dar voce a quelle ideologie e quei valori che l’hanno sempre distinta, così da poter contrastare o, quanto meno, tenere a freno, l’ascesa al potere non solo delle destra ma del populismo in generale.

Di fatto, basta osservare come, al diminuire dei votanti del PD, sono aumentati, di conseguenza, quelli del Movimento 5 Stelle (assieme ad altri elettori di destra che però, con Salvini, stanno pian piano ritornando al partito che più li identifica).

La presenza dei 5 Stelle, come portatori della voce del popolo e delle sue volontà, ha infatti destabilizzato non solo il PD, ma la sinistra in generale, a tal punto da portare via loro l’unica parola che, dai tempi del PCI ad oggi, hanno usato per trainare voti e ricevere consensi.

Come può, però, bastare soltanto questo a mandare in crisi la sinistra?

Se la parola “popolo” oggi viene attribuita più al Movimento 5 Stelle (e alla Lega) che ai partiti di sinistra, non può essere colpa soltanto del PD. Così facendo, di fatto, riconosceremmo al PD un ruolo e un’importanza, riguardo all’accaduto, forse sin troppo elevate (seppur le campagne mediatiche nei loro confronti abbiamo ormai palesemente affiancato al nome e all’immagine del loro partito più meme che effettive iniziative politiche). Sarebbe fuorviante, però, puntare il dito soltanto contro il governo Renzi.

Dovremmo piuttosto ragionare sul presente (pensando al presente), anziché osservare il passato limitandoci ad accusarlo come unica causa di ogni effetto odierno.

Non si può dare la colpa soltanto a un partito, perché la colpa è di tutti i partiti. Da Rifondazione Comunista a Sinistra Italiana, passando per il Partito Democratico e Potere al Popolo, curvando poi su Articolo 1 e Sinistra Ecologia & Libertà e così via.

Si potrebbe continuare così ad elencarli, non dico all’infinito, ma per almeno altre due, forse tre righe, se proprio si volesse essere pignoli e accusare tutti i partiti che oggi, attualmente, abbracciano ideali di Sinistra ed è proprio qui che si dovrebbe arrivare.

Prima però di analizzare questo discorso, al fine di dare delle fondamenta a ciò che verrà riportato, si torni indietro, nemmeno troppo con gli anni, sino ad arrivare al 2008 (anche se l’alleanza fu resa partito ufficialmente il 29 Marzo 2009). Questo è l’anno in cui Silvio Berlusconi torna alla carica contro le sinistre (mai forti come allora dai tempi del PCI) e per farlo, rendendosi conto della disgregazione che vi era nella politica italiana in quel momento tra i partiti minori e quelli di centro, decide di fondare il Popolo della Libertà, portando a se politici e voti da parte di tutti i liberali, democristiani e conservatori (Alleanza Nazionale di Fini su tutti). Il risultato? Il PDL governerà fino al 2013.

Se volessi tornare ancora più indietro, per prendere un caso ancora più eclatante, si potrebbe parlare di quando il PCI e la DC si unirono per andare al governo, ma in questo caso si dovrebbe parlare anche del conseguente “Affaire Moro” (per citare Sciascia); dunque, sarebbe preferibile affrontare la tematica con esempi più attuali, come per l’appunto è stato fatto poc’anzi, parlando del PDL di Berlusconi, così da avere un divario, meno rigido e più visibile, della situazione politica italiana nel 2019 al fine di rispondere alla domanda che sta per essere posta.

Come mai, in una situazione di crisi ideologiche, dove la parola popolo lentamente si sta trasformando in populismo e le destre sono sempre più incombenti, la Sinistra non è ancora riuscita ad emergere? Eppure sembra che il popolo abbia bisogno ora più che mai di un partito con tale schieramento, in grado di opporsi, in maniera rigida, al dominio della Lega in Italia (perché di fatto, ancora non comprendendone il motivo, Salvini sta riuscendo a governare, con meno del 20%).

Possibile mai che nessuno, in Italia, si sia deciso a fondare un partito di Sinistra che si rispetti?

Incuriosito da ciò, dopo una breve ricerca, ho notato che di fatto, in Italia, non mancano i partiti; anzi, attualmente ne troviamo attivi quasi 10 per regione (ovviamente tutti differenti):

– Partiti Principali: 6

– Partiti Maggiori: 25

– Partiti Minori: 59

– Totale: 90”

Il dato diventa ancora più significativo quando lo si confronta con quello degli altri stati.

La Germania e l’Inghilterra di fatto, nell’arco di tutta la loro storia (dunque non soltanto quelli in attività, come per quanto concerne quelli italiani), ne vantano rispettivamente 25 e 23.

La Francia, più vicina a noi, rimane comunque distante in merito a un simile dato: il numero dei loro partiti si ferma a 45 (anche in questo caso però, si prende come riferimento l’intera storia della Francia e non un anno solo, il 2019, come per il caso dell’Italia.)

Si lascia dunque così intendere che partiti di Sinistra, in Italia, ce ne sono eccome, questi rappresentano circa il 40% dei 90 elencati (quelli che si possono catalogare all’interno di quei valori e quegli ideali che definiremmo di Sinistra pura), se però si vuole allargare il cerchio incorporando anche il Centro (ovvero i partiti che si affacciano comunque su un principio Democratico e Costituzionale, senza sfociare per forza nel comunismo o nel socialismo), si intravede una fazione ormai completamente scomparsa dai vertici delle istituzioni, seppur numerosi e distribuiti su tutta la penisola italica.

Com’è dunque possibile che servano così tanti partiti per esprimere un concetto così chiaro? Eppure, per quanto differenti tra loro (per qualche aspetto), la forza del Popolo, dei suoi rappresentanti, dei “sinistroidi” dovrebbe risiedere proprio lì, nella coesione, nell’alleanza, nella forza di gruppo e non in continue scissioni che minano e dividono un elettorato oggi più unito che mai, per quanto riguarda determinate tematiche.

A cosa servono tutti questi partiti? Che scopo ha prendere una manciata di voti? Davvero la sinistra si è ridotta a ciò? Davvero si è sgretolata a tal punto soltanto per delle poltrone? Che il “fantasma del consumismo” di Pasolini sia riuscito definitivamente ad omologare a se anche la Sinistra, rendendola parte di questo sistema capitalistico che pone un debito pubblico prima delle persone?

Pare che siano tutti così convinti che i grillini e i leghisti, per come si stanno comportando e per come il popolo risponde ai loro comportamenti, stiano lentamente ricreando (seppur attualizzandone i processi e le dimostrazioni) lo stesso clima di quegli anni che tutti vorremmo dimenticare (si spera), tra il 1922 ed il 1933 (quando ciò che fino ad allora era passato come semplice nazionalismo si palesò realmente per ciò che era) per poi divenire, nei 12 anni a seguire, la più grande vergogna (oltre che il più grande scempio e genocidio) nella storia dell’umanità.

Cosa aspettano dunque? Che si ritorni a quel punto? Che si riprendano la libertà che i nostri nonni hanno conquistato per noi a costo della loro vita? Che si rivedano quartieri ghetto e campi di lavoro? Anche perché, se ci si affaccia, seppur solo per un istante, dalla finestra che dà sull’Europa, sembra di poter sentire soffiare un vento della medesima natura, che si nutre del malcontento e s’annida nell’ignoranza, proprio come accadde quella volta.

Per questo non si riesce a concepire come sia possibile che in questo momento, in cui la Sinistra dovrebbe presentarsi più compatta e determinata che mai, essa sia invece così fragile e frammentata, da ricordare più dei ragni che gettano fili un po’ ovunque e in qualsiasi momento, sperando di espandere la ragnatela a cui sono così attaccati e attrarre più prede possibile anziché unirsi in branco, come farebbero dei lupi, per difendere ciò che è più sacro al mondo, al pari della vita stessa… la libertà.

Teobaldo Bianchini

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