Intervista

“Dover dimostrare qualcosa continuamente significa che sotto sotto non ci sia poi niente da dimostrare”

Sovente il vero potente non risiede in una reggia sfarzosa. L’otto volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, interpretato magistralmente da Toni Servillo nel film “Il divo” di Paolo Sorrentino, risiedeva, come nella realtà, in un normalissimo appartamento nel centro storico di Roma. Nella sua abitazione non erano esposti vanitosi cimeli inestimabili, articoli di lusso. In una parola, l’abitazione del Divo Giulio poteva essere sintetizzata con un solo aggettivo: sobrietà.

Questa stessa sensazione mi ha accolto quando, recatomi un tardo pomeriggio di gennaio nell’abitazione di Void, il padrone di casa mi ha accolto. Risiede in un parco bilocale in Via del Leone, a Firenze, nella sua città natale. La sua ultima fatica, “Igiene mentale”, ha riscosso le attenzioni della critica specialistica e non, attenzioni unite a un successo editoriale senza precedenti nella produzione. Void è un uomo molto riservato, ha rilasciato solamente due interviste nei suoi oltre trentadue anni di carriera come scrittore. Quest’ultimo tratto è in profondo contrasto con la sua autorità letteraria conquistata senza troppa fatica negli ultimi anni. Ha una discreta alopecia che esibisce senza vergogna, la sua voce è a tratti gentile ma inespressiva, tutti segni che rivelano un peso del tempo di cui la sua creatività sembra non aver risentito, risultandone anzi potenziata. Compito di noi giornalisti è presentare informazioni al grande pubblico e divulgare verità, anche qualora esse si rivelino scomode. Potrebbe forse essere il suo recente divorzio, il vero motivo della sua ulteriore chiusura al mondo delle informazioni. È per lo stesso motivo che dopo le formalità, mentre stava servendo due bicchieri di spuma bionda, ha ceduto al farmi una battuta estremamente pungente sulla mia professione. La mia risposta sembrava averlo divertito, disponendolo maggiormente al rispondere alle mie domande con spirito sincero e coraggioso.

Buonasera signor Void. La ringrazio per aver concesso una sua intervista al nostro quotidiano.
Il piacere è tutto mio.
Immagino che sappia benissimo come mai io sia qui.
Certo. Mi piacerebbe però fermarla sul nascere, prima che continui. Vorrei rilasciare una dichiarazione.
La ascolto.
Il mio ultimo romanzo, “Igiene mentale”, è stato accolto in modo eccessivamente entusiasta dal pubblico. Ciò mi ha fatto irritare terribilmente, se devo esser franco.
Perché?
È un lavoro pessimo. Negare che ci abbia dedicato tante ore e tanta parte di me sarebbe disonesto, tuttavia sono fermamente convinto che si potesse fare di più e che non sia stato recepito in modo sufficientemente adeguato il mio messaggio.
Vorrei proprio partire dal suo romanzo, questa è un’ottima occasione per esprimersi con il grande pubblico.
Il grande pubblico non esiste. Esistono individui deboli e mediocri, come me e lei, e altri individui perfettamente uguali ai primi, solamente godenti della sfortuna di essere apprezzati per meriti esterni e non oggettivi. L’oggettività non esiste. La vita e il mondo sono semplicemente percezioni interiori di una realtà folle e impenetrabile.
Sembra quasi che si stia sentendo parlare il protagonista della sua opera, Arno. Che legame c’è fra la scelta del suo nome e il retroterra culturale di lei?
(ride) Una vanitosa satira della mia terra e poco più. Le dà fastidio il fumo?
Prego.
(si accende una sigaretta) Grazie. Immagino che lei desideri conoscere altri dettagli sulla mia opera mondo, se così si può definire.
È così. Più in particolare, vorremmo sapere come sia riuscito a coniugare la forma frammentaria, tipica della sua produzione giovanile, con la lunghezza effettiva di quest’opera organica e disorganica al contempo.
Un buon fabbro deve poter essere in grado di svelare i trucchi del mestiere anche all’ultimo dei suoi apprendisti, pena l’effettiva attualità della sua conoscenza pratica.
Vede, in realtà di organicità c’è veramente poco. Il titolo in sé è volutamente fuorviante: non c’è poi molta coerenza e organicità nell’igiene mentale, qualunque cosa essa sia o significhi. Ho prodotto quest’opera in un periodo particolarmente travagliato e solitario della mia esistenza. Le voglio dare una mano.

Mi scusi?
Può rivelare al mondo che il mio silenzio negli ultimi anni sia dovuto al recente divorzio con la mia ex coniuge. È un particolare della mia vita privata che vorrei che sia rivelato, non per mancare di rispetto a lei, ma per un motivo prettamente egoista. Non sopporto che mi si chiami di continuo solo per chiedermi notizie riguardo a questo. Un buon lettore deve poter distinguere il pensiero e la vita di un autore dalla sua opera. Esentarsi dall’indossare tale abito mentale comporta necessariamente ignoranza e stupidità.
La ringrazio, tuttavia il tempo stringe e vorrei farle altre domande strettamente correlate al suo romanzo.
Certamente. Continui pure.
La scena dell’omicidio, nella parte centrale della sua opera, risente chiaramente di omaggi allo stile di Dostoevskij.
È uno dei miei scrittori preferiti. La sua abilità nel portare il lettore in un mondo popolato interamente da personaggi insicuri, moralmente discutibili e profondamente malvagi è impareggiabile. Ritenermi suo pari sarebbe da megalomane e paragonarmi al grande scrittore russo sarebbe improprio. Sicuramente mi ha impegnato gran parte del tempo: ho temuto che l’eccessiva violenza della scena potesse allontanare le simpatie della critica e sviare il lettore. In realtà, ho desistito dal risparmiare queste pagine al lettore una sera, rientrato da lavoro [n.d.r.: Void è professore di Storia Moderna all’Università di Firenze]. Ascoltando il giornale radio, ho sentito la notizia dell’eccidio di Faenza. Sapere che una ragazzina di tredici anni potesse sterminare la propria famiglia per poi tornare tranquillamente a chattare con le compagne di classe mi ha scioccato e intristito.
Cosa ne pensa della violenza dei nostri tempi? Male e violenza sono temi ricorrenti anche nella sua prima opera, “Occulto”.
Penso che noi scrittori siamo la peggior feccia dell’umanità. Pretendiamo di esprimerci, di cambiare la società, di mostrare una parte della nostra interiorità agli altri. Tutto ciò è insensato, stupido, impossibile. Ho perciò metabolizzato la violenza intorno a me, riuscendo a sentirmi al contempo codardo e fortunato di non esserne, almeno per il momento, minimamente partecipe, chiuso in me stesso.
Si ritiene una persona felice?
No.
Dalle sue pagine traspare un collegamento evidente fra creatività e sofferenza. Vorrei sapere quali siano le sue abitudini produttive.
Sono un autore molto indisciplinato, in realtà. Ho sacrificato maggior fortuna economica e maggior prestigio sull’altare dell’improvvisazione, è più coerente scrivere di getto e senza eccessivi controlli su quanto prodotto inizialmente. Anche per questo motivo penso che “Igiene mentale” si sarebbe meritato un fiasco. Le cose sono andate in modo diverso, la ferocia dei lettori ha premiato fin troppo bene la mia opera. Comunque, solitamente scrivo di sera o di tardo pomeriggio, mi sarebbe impossibile buttare giù qualcosa d’interessante mentre discorro della Guerra dei Sette Anni ai miei studenti.
Forse nel cassetto ha qualche progetto incompiuto.
Negativo, probabilmente “Igiene mentale” sarà l’ultima opera da me pubblicata, almeno un’opera non attinente ad articoli scientifici o alla mia professione. Sono troppo stanco e svuotato per produrre qualcosa di valido.
La ringrazio per l’attenzione e il tempo concessomi.
Sa, molto spesso i miei studenti chiudono con questa formula le loro e-mail dirette alla mia persona. Ci ritrovo molto dello studente insicuro sui vent’anni che ero ormai diverse vite fa.
Buonasera.
Buonasera.

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