Summa of nowadays

Ventunesimo secolo che avanza e tutte le aspettative ottimiste e progressiste passate sono felicemente andate in frantumi: non viaggiamo comodamente nello spazio, non abbiamo macchine volanti, non abbiamo la pace e la ricchezza nel mondo. L’uomo ha creato una grande macchina che lo sta portando alla distruzione. Il capitalismo e la globalizzazione, come un tumore, hanno infettato tutto il globo – tali tumori potrebbero anche essere benigni se solo fossero veicolati da fini alti e per il bene collettivo – invece solo pochi sono ricchi senza più né cuore né scrupoli, corpi senz’anima che si abbandonano in opulenze ottenute dal sangue e dalla morte di mille altri.
Dualismo esasperante, squilibrio e disuguaglianza sono gli hashtag – ah no, scusate – le parole chiave dei nostri giorni.
La tecnologia si evolve a una velocità tale che l’uomo non riesce a stargli dietro ed è sempre più diffusa. Sempre più persone la utilizzano non comprendendone appieno il funzionamento, restandone vittime inconsce.
L’intero mondo è nel caos; sembrerebbe che la Terra si stia ribellando all’animale più parassita e tossico che abbia mai ospitato: l’uomo.
Il clima cambia, gli oceani sono liquide discariche a cielo aperto, le minacce di guerre nucleari sono sempre più vicine e intanto la NASA cerca di capire se si potrà mai andare a colonizzare un altro pianeta, Marte (nomen omen?).
I presupposti non sono dei migliori, ma, come sempre si dice in questi casi, la speranza è l’ultima a morire: forse c’è davvero una via di salvezza.
Il Dalai Lama un giorno ha detto che se tutti i bambini del mondo dell’età di otto anni praticassero meditazione, nella prossima generazione non ci sarebbero più conflitti nel mondo. Personalmente voglio crederci. Bisogna ridare empatia agli esseri umani.
L’empatia è una dote potentissima ma difficile da controllare, perché rende vulnerabili e forti allo stesso tempo. Che senso ha urlare addosso a una persona che non vi ha fatto nulla solo per sfogare le proprie personali frustrazioni? Perché mai deridere chi è più debole, solo per nascondere le proprie insicurezze e sentirsi temporaneamente un poco più forti, illudendosi di esserlo? Non sarebbe più gratificante trovare una spalla su cui piangere, un orecchio che ci ascolti, dopo che noi abbiamo sostenuto e abbiamo ascoltato? (SPOILER: No.)
Quanto è bello sapere di avere il merito di aver portato un sorriso sincero nel volto di un uomo che poco prima piangeva? (SPOILER: Ma vuoi mettere due belle bocce?)
Eppure basterebbe poco per cambiare nel proprio piccolo l’ambiente circostante. Gli uomini quando lavorano uniti cambiano il corso degli eventi. È più importante un like su un social network oppure un sorriso sincero dato, ricevuto, nell’arco di una giornata? Una rondine non fa primavera, e anche se non sapete che l’ha detto Kant va bene lo stesso. (PROMEMORIA: leggere più libri, sivuplé).
Credete che queste siano piccole cose, che non c’entrino nulla con l’incipit del testo? Assolutamente no. Il potenziale del singolo individuo è straordinario, la cooperazione tra uomini ha creato meraviglie inenarrabili nel corso di tutta la storia. Bisogna solo cambiare rotta, non domani ma oggi. Abbiamo sbagliato qualcosa negli ultimi due secoli, forse per superbia o perché ci siamo dimenticati chi siamo veramente, dei semplici cretini e non divinità onnipotenti. Ridiamoci empatia e ricominciamo a innaffiare quei valori avvizziti da troppa dissociazione, individualismo e ignoranza bruta. Io nell’umanità non voglio smettere di crederci, e voi?

Elisa Citterio

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