FLORENCE UNDERGROUND

In occasione del DIY Firenze Festival, giunto alla 3° edizione, che si svolgerà il 20 settembre 2019 al Titty Twister Club a Firenze, abbiamo incontrato uno degli organizzatori e le band.
L’organizzatore si chiama Federico Burgio.
Ventitré anni, pantaloni a sigaretta color vinaccia, simpatico codino biondo (ma non scemo), maglietta bianca.
Fra una sigaretta e l’altra, abbiamo conosciuto il suo giovane spirito imprenditoriale che, unito alla passione per la musica, ha dato un palco e un microfono al mondo underground fiorentino.
Retorica a parte, è stato gentile e disponibile.
Lo ringraziamo e, senza spoilerarvi niente, cercheremo di darvi un assaggio della sua esperienza.

Sei fra gli organizzatori del DIY Firenze Festival e creatore del “Lo_Fi.Management.Booking”.
Ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?

Ho iniziato questo lavoro tre anni fa, seguendo le band fiorentine Finister e Handshake, trovando loro le date. Ho intercettato le esigenze che hanno le band nella ricerca di spazi dove esprimersi.  Il mio lavoro consiste nello scoprire band underground, trovare delle date e dei luoghi dove possano esibirsi.

Cosa ti ha portato ad avvicinarti a questo ambito lavorativo?

Ho sempre avuto la passione per la musica e ho sempre suonato. Dopo il liceo ho deciso che avrei voluto vivere di questo e mi sono approcciato al mondo del booking musicale. Il contatto con le realtà del posto (come i locali) è un mondo che mi ha sempre incuriosito e lo adoro.

Siamo alla terza edizione di “DIY Firenze Festival”, che nasce dalla tua passione. Quali difficoltà avete incontrato nell’organizzarvi?

L’organizzazione si sta allargando sempre di più. Quest’anno abbiamo incluso il tema dello Street Food e la presenza di bicchieri riutilizzabili. Sarà un festival No Plastic.  Il tutto è stato possibile grazie a Legambiente, Ekoe Compostabile e Cuore Verde, azienda agricola rigenerativa. L’anno prossimo a Firenze ci sarà l’obbligo di usare bicchieri riutilizzabili, nell’ambito degli eventi. Al Festival abbiamo anticipato questo tema: ci sarà una cauzione di 1€ dove il consumatore potrà decidere di tenersi il bicchiere, o di restituirlo, riprendendo così la cauzione.
La difficoltà principale in questi eventi è il reperimento di fondi tramite persone e aziende. Un evento prevede sempre dei costi e delle responsabilità. Per finanziarci impieghiamo principalmente la bigliettazione e il contributo degli sponsor. I costi di un festival prevedono principalmente il Cachet, gli strumenti necessari come l’impianto e il mixer. Nel mio lavoro punto moltissimo sul fatto che le band debbano essere pagate (non si campa d’aria).

Come si presenta oggi la scena artistica fiorentina?

La scena fiorentina è molto ampia. Tuttavia Firenze adesso pecca di coesione e di curiosità verso le nuove realtà artistiche del territorio. La città offre una programmazione artistica legata al passato, ripresentando spesso sempre lo stesso format che ha riscontrato successo.
Per quanto concerne la musica underground, essa ha bisogno di spazi. Il Festival avanza in questa direzione.
In senso tecnico-organizzativo, si cerca spesso la collaborazione fra band. Si ricerca uno spirito di comunità. Questo Festival dovrebbe interessare tutto il mondo underground fiorentino, anche per marcare il senso di protesta contro la mancanza di spazi e interesse verso questi eventi.

Che tipo di musica proponete? A quale pubblico vi rivolgete?

Il Festival promuove la cultura underground fiorentina. Quest’anno sono presenti più generi: non si limita solo alla musica del vivo, c’è anche il DJ set.  A Firenze c’è molta musica internazionale e vorremmo sfruttare bene questo elemento. I generi presenti variano dal rock (con tutte le contaminazioni possibili) al pop.
Ci rivolgiamo al pubblico universitario, quello che frequenta i locali di musica dal vivo. La nostra idea è di riuscire a coinvolgere più generazioni in un progetto che, al momento, a Firenze manca, vale a dire quello dell’ascolto di musica dal vivo.

Che rapporto c’è fra l’ambiente artistico e le istituzioni?

In tutta onestà, il rapporto negli ultimi anni è peggiorato. I locali faticano a riempirsi per gli eventi alla musica dal vivo, difficilmente tentano di aprirsi alla novità a causa dell’incertezza di successo dal punto di vista economico.  Manca la curiosità. Fino al 2011 la situazione era completamente differente. Ho notato però segnali di rinascita e miglioramento a Firenze: ci sono molti giovani che portano passione e forza a questo mondo e alcuni locali portano il format della musica dal vivo.

Come potrebbe la politica sostenere gli eventi culturali in territorio fiorentino?

Il Comune, aprendo il “Bando dell’Estate Fiorentina”, ha dato un buon contributo.
In generale, il Comune dovrebbe sensibilizzare il più ampio pubblico possibile al tema della cultura, in tutte le sue espressioni a più livelli. Nel festival ci saranno anche esposizioni artistiche. C’è un bisogno di trovare spazi e incuriosire il pubblico per un mondo che è vivo, spesso sottovalutato ma con realtà importanti. Il metodo del Comune più valido sarebbe quello di finanziare questi eventi o permettere di ricevere finanziamenti attraverso sponsor/realtà esterne, creando nuovi spazi.

Questo non andrebbe contro il concetto di musica underground, poiché è istituzionalizzata?

La musica underground è una pentola che bolle. L’aiuto del Comune dovrebbe essere prettamente amministrativo, concedendo spazi. Ci saranno sempre persone che creano nuove situazioni che possano attirare l’attenzione, aldilà dei vincoli istituzionali. Manca la sensibilizzazione riguardo all’arte.

Sono state riscontrate difficoltà a organizzare il Festival nel territorio fiorentino, a livello logistico?

Ci sono sempre difficoltà in questi eventi. È comunque un azzardo. Firenze è una piazza importante, con un grandissimo potenziale a livello musicale e artistico. Ci sono grandi organizzazioni nel territorio fiorentino. A Firenze però manca il lato riguardante la vita notturna giovanile: ultimamente la città sta incentivando opportunità per gli studenti fuorisede. Sta infatti nascendo una situazione di disparità fra domanda e offerta. Il Festival vuole intercettare questi bisogni, proponendo una vita notturna alternativa alle discoteche.  Diamo opportunità agli artisti di esprimersi, cercando di farli recepire al pubblico, tratto mancante nel territorio fiorentino.

Qual è per te un buon modello di riferimento?

Ho avuto l’opportunità di incontrare altre realtà nazionali. Nell’aretino c’è il Mengofest, una realtà ormai consolidata che propone artisti di caratura nazionale. Mi piace anche il Liverockad Acquaviva, fra il senese e l’aretino, presente dal 1997. L’idea di coinvolgere (come abbiamo fatto) il Rock Contest di Controradio, attivo dal 1984 è interessante e positivo.  L’idea sarebbe di crescere e proporre un formato europeo, ovvero “no-token” (copiose risate).

 

Leonardo Mori (il radical)
Chiara Stoppioni (la chic)

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