Disorganic

“L’Internet” nasconde tesori. Più precisamente, all’interno di esso, Youtube nasconde tesori.
In questi tesori, vi è una gemma dalla potenza di fuoco ricchissima e che ben sintetizza la frenesia e la confusione che caratterizzano l’uomo contemporaneo.
“Frontier psychiatric” è un brano del gruppo australiano “The Avalanches” (letteralmente “Le Valanghe”).
Il videoclip di questo brano è uscito nel 2000, l’ultimo anno del Secondo Millennio e pietra tombale del Novecento. La caratteristica fondamentale del gruppo australiano sta nel fatto che essi producono tutti i loro brani montando samples da più fonti, siano esse film, canzoni, trasmissioni radiofoniche.
Dov’è la genialità di questo brano?
Prima di tutto esso dimostra la profonda creatività degli attori, che riescono a mischiare in maniera follemente magistrale brevissimi spezzoni (“samples”, appunto), sfruttando tecniche di produzione non accessibili fino al tardo Novecento. Se non avessero avuto accesso a tali strumenti, invece di una console e un computer avrebbero avuto bisogno come minimo di un centinaio di persone e relativi strumenti musicali. Ma la genialità di questo brano non si limita a questo.
Questo brano sintetizza, in modo a mio parere singolare, una fetta cospicua della cultura contemporanea (in stragrande maggioranza anglofona) degli ultimi sessant’anni.
In ordine sparso, troviamo:
-Un riferimento a un gatto presente nel dipinto “Il Sonno della ragione genera mostri” di Goya
-Una scimmia che suona la batteria (forse proveniente da 2001: Odissea nello spazio?)
-Un gabbiano, che in seguito duetterà con la scimmia
-Dodici messicani che suonano
-Uno scrittore alcolizzato e sporco
-Tre ragazze asiatiche che suonano violini
-Due signori anziani (forse psichiatri)
-La testa di un uomo anziano dal corpo di tartaruga
-Una signora anziana che suona la batteria
-Due cowboys di colore
-Un nativo americano
-Un orologio a cucù
-Un ventriloquo che fa parlare un burattino la cui testa è una noce di cocco
-Degli spettri (proiettati)
-Uno scheletro che sistema un vinile
-Un nano vestito da bebè
-Un marinaio
-Un ipnotista
-Una dentiera in un bicchiere d’acqua che parla
-Una ballerina che ricorda vagamente Cleopatra
-Una maestra anziana che educa una bambina
Benché il testo di questo brano si riduca a samples in lingua inglese, non è possibile capire appieno da dove vengano tutti i samples presenti in esso. Non solo: il videoclip stesso scava a fondo nella psiche dello spettatore/ascoltatore, confuso come non mai nelle due frasi più frequenti in assoluto: “That boy needs therapy” e “Purely psychosomatic” (“Quel ragazzo ha bisogno di psicoterapia”; “Puramente psicosomatico”). Quel ragazzo ha bisogno di psicoterapia o è solo una manifestazione psicosomatica?
Due voci antitetiche che non permettono di farci capire quale delle due opinioni sia corretta.
I riferimenti si sprecano: può l’uomo contemporaneo avere una bussola nella sua società, così complessa e potenzialmente nociva alla sua sanità mentale?
Occorre gustare la canzone e il videoclip senza tentare di comprenderne il senso. Forse è questo, infatti, il messaggio ultimo della band: “Don’t try”. Non provare.

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