Da quando non facevo una sorpresa?

Io per prima, che mi dicevo sognatrice, che mi volevo inedita, lontana dalla velocità di un mondo che mi sembrava stesse inaridendo gli altri, scopro, in questi giorni che fanno spazio ad un buio senza spettatori, che io per prima, io per prima, mi affannavo nella rincorsa di un posto migliore, che stavo annegando nell’illusione di star muovendo dei passi verso un’ambizione diversa da chi desiderava solo divenire, apparire, obbedendo alla stessa, invece. 

 

Ho rimandato un viaggio, l’ho desiderato tanto e poi ho detto “quando avrò tempo”;

non ho pianto davanti ad un amico dal quale mi ero sentita tradita, non ho gridato a voce alta le mie ragioni ma le ho soffocate e ho lasciato che svanisse dalla mia quotidianità;

ho messo da parte la compagnia di persone lontane, dandola vinta allo spazio e tacendo l’affetto che mi anima; 

ho lasciato che la distanza fisica allentasse i rapporti che ho costruito fino al giorno della mia partenza;

ho pensato che piangere fosse da deboli;

ho pensato che “fragile” fosse da sfigati;

ho sostituito la rabbia alla tristezza;

ho pensato che il mio dolore fosse più grande di quello di chiunque altro; 

ho creduto di dover contare solo sulle forze mie senza mai chiedere aiuto;

ho abbracciato sempre meno gli altri;

da quando non facevo una sorpresa?;

da quanto tempo non sceglievo con cura un regalo?; 

ho squalificato ingiustamente qualcuno dai miei pensieri, sentendomi “più alta”; 

e soprattutto ho creduto che così fosse la vita.

Quando mi ritenevo insoddisfatta di certi miei nuovi costumi, con superficialità mi raccontavo “è che sono cresciuta, è normale il disincanto, è normale anche il disprezzo”.

 

E ho legittimato il male, l’ho normalizzato, mi era sembrato comune, qualcosa da cui “perché proprio io devo sfuggirvi?”

E mi sembrava che in certi momenti fosse non solo opportuno ma necessario dirmi : “digrigna i denti, rispondi male, non lasciare che ti lascino indietro, mordi, cazzo, mordi, non lo vedi che ti vogliono a terra?”. 

E oggi che le strade vuote mi sembrano il riflesso di chi stavo diventando, mi chiedo contro chi stessi andando se non contro me stessa. 

 

Non volevo diventare grigia e imputavo a qualcuno la responsabilità di starmi facendo diventare tale. E oggi, che imbarazzo, mi accorgo di aver perso colore, di aver sciolto un ghiacciaio, di aver inquinato il mio ambiente, di aver detto cazzate, di aver sprecato del cibo, di aver sprecato degli anni;

E ne pago il conto, io per prima, io per prima, che vorrei abbracciarvi tutti e regalarvi un fiore senza pensare che sarebbe banale, soltanto il primo gesto per ricominciare, insieme.

 

Federica Concolino

express yourself riflessioni scrittura

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