QUARANTENA- Un diario dell’immoto

Sto pensando alle persone che si trovano in difficoltà in questo momento così particolare, riesco a percepire il loro dolore.

 

È un isolamento forzato, che ci nega la scelta di con chi vogliamo passare il tempo, e così abbiamo la sensazione di sprecarlo.

Non è più nostra la facoltà di stare da soli (chi non ha privacy in casa), di stare con chi desideriamo e di evitare chi non desideriamo.

 

È una costrizione in un luogo dato, e così alla amara sensazione di sprecare il nostro tempo, si unisce quella acidissima di non essere nel posto in cui dovremmo essere.

Non è più nostra la facoltà di andare ad annusare i fiori o di prendersi la pioggia in faccia, o di scappare da un posto che ci dà la nausea.

 

È una situazione di immoto che ferma la vita degli uomini e non quella della natura, e così abbiamo la sensazione di essere così piccoli.

Noi costretti a stare fermi e tutto il mondo fuori che continua; Le rondini sono arrivate.

 

È la constatazione più dolorosa: non si può più scappare, non ci si può più distrarre, non ci si può più voltare dall’altra parte. Non si può più scegliere di guardare il bene, si deve fare i conti col dolore.

Si deve affrontare il dolore di un cuore spezzato, di un’ingiustizia subita, di una perdita. E arrivano gli attacchi di panico, l’insonnia, l’ansia…

 

Il vaso di Pandora si sta aprendo e noi non possiamo più tenerlo chiuso.

 

I frammenti che le onde ci stanno portando a riva non possiamo più ignorarli e ributtarli in mare.

Il dolore è come le conchiglie a riva, ci possono far sanguinare, ma se finalmente le raccogliamo, ce ne prendiamo cura e le congiungiamo con un filo, adorneranno il nostro petto, che sarà più leggero.

 

Il superamento del dolore è il superamento di noi stessi, il dolore ci da la possibilità di guardarci dentro, di rompere qualcosa di chiuso e buio per farci entrare la luce.

 

Non facciamoci spaventare dal dolore, ma accogliamolo… lasciamolo urlare, rompere tutto quello che abbiamo dentro, macchiare tutto di nero e poi facciamolo uscire, con le lacrime con le parole e con i disegni, con la musica e con il respiro.

 

E poi sarà tutto finito. Il dolore sarà passato e vi avrà lasciato i suoi regali.

Lisa Andrea Veronesi

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