Quarantena diary

10° Giorno di quarantena

Indosso gli stessi vestiti da tipo sei giorni. Ci dormo, ci mangio, ci vivo, ci esco quelle rare occasioni che metto il piede fuori casa. E se mi si incollassero alla pelle? Ma chi ha voglia di cambiarsi poi. La mia mente sta perdendo colpi, è ufficiale.

Amelia

Vedo i colori. Spero che l’erba non finisca.

L.

Qui è arrivata la primavera:

le giornate sono bellissime ma ne possiamo godere solo dai balconi. E il mio è all’ombra.

Florinda

TU, TORRIDO

Torrido sei stato, tu per me

Il sole che ti sveglia la mattina

Zefiro che apre le finestre

Che sposta i macigni sul cuore

Hai incastrato la tua pelle, ardente

Le tue ossa, secche

Nella mia

Nelle mie

Caldo fatiscente
quando ti vidi la prima volta

Chi l’avrebbe mai detto

che avresti portato il freddo

In pieno giugno.

Elettra

11° Giorno di quarantena

Che nervoso!!! Odio tutto e tutti! Questa vita non ha senso.

Amelia

Spero tanto che non mi scriva la mia ex. Non sopporto la sua notifica personalizzata che non riesco a togliere.

L.

Buon compleanno Alda!

Florinda

PRIMAVERA

Tra tante scorie
all’improvviso
un fiore

Marzo
mese di pianti
rimpianti
avvenimenti importanti

La morte arriva veloce
sublima forse
l’essenza della vita
Piangersi addosso
non è mai stato
tanto facile.

Elettra

12° Giorno di quarantena

A te, commessa del supermercato, che nonostante tutto sei sorridente, truccata e profumata. A te, che nonostante tutto cerchi di far percepire a chi ti guarda una condizione di normalità, a te mia cara solare commessa dedico la pagina del diario di oggi.

Amelia

Ho riletto “Arancia meccanica” in un giorno. Invidio Alex e la sua volontà di potenza. Sigarette fumate oggi: 12

L.

Da quando abbiamo scoperto che siamo figli additiamo i padri per i nostri peccati.

Florinda

La sofferenza di ogni uomo è la nostra. Siamo tutti accomunati da un inevitabile destino: la morte. Cos’è la morte? Nessuno lo sa, nessuno è mai tornato indietro. La morte non è che la cessazione dell’arte della vita. Un’apatia perpetua. Un destino senza sogni. Non un cuore che non pulsa, ma un’anima che non sente. Una vita insignificante. Dovremmo aver più paura di vivere senza arte che morire. Come fanno le persone che non sono come noi? Gli artisti laici? Come chi sono gli artisti laici? Sono coloro che vivono per lavorare, lavorano per vivere, non conoscono il significato della parola…(continua tu)

Elettra

13° Giorno di quarantena

Musica e fumo. Musica e tedio. Musica e Musica. Le Lezioni Americane di Calvino e altro buio. Buio e altro fumo. Tanto fumo. Vorrei essere io, il fumo che sto esalando in questo momento.

Amelia

Ufficiale: è finita l’erba.

L.

È tornato il buco alla porta dello stomaco e non è la fame a bussare.

Florinda

Non credo di esserne capace.

Non credo di essere capace di scrivere un libro.

Serve pazienza, tempo, memoria.

Servono idee, colori, suoni.

Servono personaggi. O meglio, serve incontrare personaggi lungo la strada, per poi farli vivere nei nostri romanzi.

Serve dolore. I più grandi romanzi nascono dal dolore, causato da una perdita, da un amore finito, da qualcuno strappato alle nostre mani troppo presto.

Serve il giusto linguaggio. Parole esatte a seconda del contesto. Crude quando si parla di morte, dolci quando si parla d’amore.

Serve lo spazio. Servono paesaggi, luoghi, case create direttamente dal nostro cervello.

Serve rileggere. Correggere. Cancellare tutto e iniziare da capo.

Serve passione.

Serve credere che il nostro romanzo potrà cambiare qualcosa. La fame nel mondo? La crisi economica? No, molto meno.

Serve l’amore. Per scrivere un romanzo serve tanto amore. Amore per la scrittura, per le parole. È l’amore che fa girare il mondo. Figuriamoci la penna di uno scrittore.

Elettra

14° Giorno di quarantena

Finalmente mi sono fatta una doccia. Ho lavato i capelli, ho messo il balsamo, la crema idratante, mi sono schiacciata i brufoli e ho sistemato le sopracciglia con una pinzetta. Tutte queste azioni sono state svolte con la massima serietà: mi sono sentita una sacerdotessa officiante una cerimonia rituale.

Amelia

Sto finendo le serie tv da guardare. Oggi ho cucinato delle patatine fritte per sopperire alla perdita di ieri.

L.

L’unica speranza resta amare.

Qualcuno ci insegni come.

Florinda

Pensavo che forse ci saremmo potuti incontrare prima. Giusto qualche anno prima, 4 o 5, quando sono venuta in gita dove stai tu, ma avevamo 15 anni; io non pensavo ai ragazzi e tu forse pensavi ai videogiochi. Se ci fossimo incontrati lì, magari mi sarei potuta salvare.
Ci saremmo potuti incontrare giusto qualche anno prima, magari 2, quando mi sono ritrovata in una casa che ti apparteneva ma ancora non lo sapevo, e, mentre leggevo diplomi e riconoscimenti attaccati alle pareti, immaginavo a chi appartenessero quei sacrifici appesi, ignara del fatto che ci fosse pure il tuo. Se tu ti fossi materializzato lì, magari mi sarei potuta salvare.
Ci saremmo potuti incontrare giusto qualche anno prima, magari 1, quando mi chiesero se volevo fare un aperitivo in cui c’eri pure tu, ma non lo sapevo. Rifiutai. Magari, se avessi accettato, mi sarei potuta salvare.
Ci saremmo potuti incontrare 6 mesi prima, a quella festa, e invece no. Ho conosciuto tuo fratello, la versione migliore di te, quello che poi mi metterà in guardia. Forse, se poi non avessi fatto finta di non vederlo, ti avrei visto, e mi sarei potuta salvare.
Forse ci saremmo potuti incontrare quella volta in biblioteca; forse adesso non mi ricorderei nemmeno come ti chiami.
Invece no.
Come quando scappi alla morte e la morte si incazza perché non ti ha preso, così il destino.
Stanco di spingermi verso di te con le migliori intenzioni, si è incazzato e ha deciso che, per la mia negligenza nel venire ai tuoi occhi, avrei sofferto. E così è stato, così è.
Alla fine ci siamo incontrati; nel posto, momento e periodo della vita sbagliato.
E ho sofferto.
Una volta mi dicesti: << Chiamalo destino, chiamalo caso, ma ci siamo incontrati e non mi aspettavo di vederti lì.>>
Io invece sì.

Elettra

15° Giorno di quarantena

Ho litigato con il mio ragazzo. Mi sono spostata da lui una settimana fa, e mi pare quasi di essere andata in vacanza vista la situazione generale, nonostante lui abiti a quindici minuti a piedi da casa mia. Comunque, tornando a noi, litigare e non poter uscire di casa è deleterio. Mi sento soffocare. Respira, respira. Più lentamente. Non voglio finire inghiottita né da queste mura né dalle mie emozioni.

Amelia

Inizio a rivalutare il diario di Bridget Jones, soprattutto per la parte relativa a quando si segna il peso. Fumo senza segnarmi l’ultima sigaretta perché Zeno Cosini merita rispetto.

L.

Raga ma io non voglio più tornare alla vita di prima.

Florinda

Scafandro della mia tristezza
appari nelle notti insonni
avvolgi il mio capo
chino su un tavolo bagnato dai rimorsi
e muto scendi a incorporarti
a ciò che resta;
ormai niente.
Non rimane niente.

Elettra

 

16° Giorno di quarantena

Ascolto dj Gruff mentre realizzo che quasi dimentico cosa significhi indossare dei jeans e soprattutto dimentico i colori delle foglie e dei ramoscelli novelli mentre annego tra libri universitari e vino rubacchiato al coinquilino di G.

Amelia

Vorrei imparare il francese ma non so se riuscirò ad articolare qualcosa in un mese. Spero che mia nonna non si becchi niente e che non schianti.

L.

Per percorrere interamente la lunghezza della mia terrazza occorrono 17 passi.

Florinda

La pioggia leggera cade
sull’asfalto, calpestato
da chissà quanti uomini
prima di te.

Chissà quante facce,
quanti destini
hanno toccato la tua stessa terra

un lampione emana luce fioca
sufficiente a illuminare quella leggera acqua
che altrimenti non si vedrebbe
ma si sentirebbe
col capo scoperto

Così la sola luce dell’amore
è capace di schiarire
il mio cinismo opaco

Elettra

 

17° Giorno di quarantena

La poesia, la poesia, la poesia, la poesia. La poesia è qui.

Amelia

Ho rotto la dieta. Cotolette impanate e patatine fritte: serotonina liberaci dal male.

L.

Utilizzare questo tempo per ascoltarsi, fare tutte quelle cose che non si ha mai il tempo di fare, riscoprire la gioia di stare con i propri cari … ma perché non me ne sono andata via di casa il primo anno di università? Perché?

Florinda

Quando rivedrò di nuovo
il tuo viso
stanco
segnato dalle notti
passate in sale operatorie
il mio inverno
diverrà di nuovo estate

Mi manchi come gli occhi a un cieco
come la propria terra a un migrante

Son profuga del tuo sguardo
son dovuta scappare
per non ricascare nelle tue trappole
di fil di ferro
hai tessuto per troppo tempo
bugie di seta

Ma il tuo sguardo è onnisciente
trascende nella mia memoria
nei sogni si fa limpido

La mia realtà
imperituro autunno;
perpetua primavera
nei miei ricordi.

Elettra

18° Giorno di quarantena

Questo è uno di quei giorni in cui se incontrassi uno sconosciuto per strada lo fermerei per raccontargli i miei segreti più intimi, vomitandogli addosso tutte le insicurezze e i grandi quesiti che infestano i miei sogni. Ovviamente se poi lo dovessi rincontrare, per imbarazzo volterei lo sguardo dalla parte opposta, passando per una povera stronza.

Amelia

Ho provato a scrivere una poesia. Ho fallito. Mi mancano le mie amiche.

L.

Buon compleanno Nonna!!!

Florinda

Aforisma di oggi: Quanto una persona è importante per noi si può capire da come scorre il tempo una volta che l’abbiamo persa.

Elettra

19° Giorno di quarantena

Che bello che è il sole, soprattutto se osservato da una piccola finestra di un piccolo appartamento.

Amelia

Videochiamata coi parenti: 28 minuti per collegare bene Skype. Beh, pensavo peggio.

L.

Anche la mia psicologa ha smesso di rispondermi ai messaggi.

Florinda

QUESTO SPETTACOLO NON ESISTE

Una mattina, di corsa, il cappotto ed esco di casa. Niente caffè, niente cornetto, solo ritardo. Corro, salgo sul tram, finisce la sua corsa quindi lo cambio, giù per le scale della metro, non così veloce però che potrei ruzzolare per le scale e fare ancora più ritardo, allora rallento, sì ma non troppo perché RICORDATI CHE SEI IN RITARDO, allora scelgo un passo medio-veloce. Metro linea rossa, sono sopra, mi guardo intorno, che gentaccia penso, tutti a guardare il proprio telefono, a fare i finti radical chic con le Birkenstock d’estate e d’inverno, i vestiti di lino e i no vax…

B- (entra alter ego aka coscienza che si lima le unghie. Si trova su una sedia in fondo al palcoscenico e verrà illuminata)- Vabbè però tu che fai? Tu sei diversa? Ogni anno fai la lista dei buoni propositi e inserisci sempre lo staccarti da quel maledetto arnese, però chissà come, non lo fai mai. O meglio, ti stacchi da lui ma ti attacchi ad un altro, zoccola. Leggi di più, che ti farebbe anche bene. Quanti esami hai indietro? 10? 12? Ma ti rendi conto che i tuoi genitori pagano 800 euro di tasse? Ma ti vuoi laureare o no? Vuoi finire come tuo padre, in fabbrica? Prendi esempio da me: doppia laurea in green economy (a caso)

A- Che?

B- (venendo avanti), master in science of the creeksandeltonjhonduty, stage con peppo da bari (è tutto un crescendo di voce), tirocinio alla winter house del Rwanda e adesso felicemente impiegata presso: TI FOTTO LA MENTE (si mette in posa, sorride, suono del brillantino sul sorriso)

A- Quindi tutto ciò non ti è servito a niente

B- Esattamente (torna indietro) però non voglio che tu faccia i miei stessi errori. Insomma, stavamo dicendo… Credi che quelle due poesie striminzite che scrivi ti salveranno dal precariato giovanile? Povera illusa. E ieri che volevi fare, volevi fare l’attrice? Ancora peggio. Ma non lo sai che gli attori vivono sotto i ponti? Che tu diventi una scrittrice o un’attrice poco importa; farai comunque la fame. Dovevi ascoltare i tuoi genitori quando ti dicevano di fare la commercialista. Ma tu hai già la scusa pronta: io di numeri non ci capisco niente. Quindi avresti comunque fatto la fame.

A- Dieci minuti di esame di coscienza mattutino e sono arrivata alla fermata. Cerco di passare tra la gente, corro ancora (avrei potuto fare la maratoneta) e in men che non si dica mi ritrovo a terra, ma che cazzo fai, deficiente, ma guardi dove vai? Ah sì? Quindi io sarei maleducata? Ma chi te l’ha data l’educazione a te, shrek? Mi giro e lo vedo. Per un momento tutto sembrò fermarsi, tutto si fece più chiaro, più lento; mi sentii investita da nuova luce, era come se gli astri per un momento si fossero riallineati… poi, ad un tratto, la tanfa: alcool e sudore. Il barbone di metro Roma che fa il giro delle fermate ogni notte, come se fossero degli invitanti b&b. Bene. Magnifico. Superbo. Ottimo. Meravigliosamente stupendo. Solo lui ci mancava.

B- Questo è perché non dai mai un euro a quei poveri mendicanti!!!! Perché non mandi mai un euro a “Famiglia cristiana”!!!! (altre imprecazioni a caso che pian piano vanno a sfumare…)

C- Ma cosa ho fatto io di male?

Signore e signori, benvenuti nella mia fantasmagorica vita.

Elettra

20° Giorno di quarantena

Sarò anche reclusa ma il tempo per fare tutto quello che desidererei fare – con calma, con concentrazione, con delicato impegno – non c’è. Ho il timore che non ci sarà mai abbastanza tempo.

Amelia

Mi sono intrippato con l’Illuminismo così tanto da scaricarmi “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire. Bella lettura. Vorrei consigliarla a qualcuno ma penso che la gente abbia di meglio da fare.

L.

Lavorare su se stessi, migliorarsi, rimanere focalizzati, allontanare le persone negative, non mettere il pilota automatico, aver consapevolezza.

Ma tutti hanno questi problemi?

No, secondo me la stragrande maggioranza se ne sbatte della propria responsabilità personale e civile di essere la versione migliore di se stessi per non nuocere all’altro ma anzi, cercare di mettere le proprie capacità al servizio della comunità.

Florinda

Ho chiesto di te ai tarocchi.
Mi han detto lascia perdere

Elettra

21° Giorno di quarantena

Sprofondo in una moltitudine di versi di indescrivibile bellezza e piango copiosamente.

“Ogni giorno della sua inesplicabile esistenza/ parole mute in fila”

Amelia

Forse dovrei scriverle. Vorrei sapere come sta, con chi è, dov’è rinchiusa. Per un attimo prendo il telefono, poi il cervello si riconnette e passo a vedere foto su Instagram. Sono debole?

L.

Che poi marzo mi è sempre stato sul cazzo: fa freddo ma c’è il sole, c’è il sole ma tira vento e il vento di marzo si porta dietro il polline e io soffro di allergia.

Alla fine sono contenta di averlo passato in casa.

Florinda

Una catartica situazione di malessere fisico, per quanto duraturo possa essere, non sarà mai peggio di una catartica situazione di malessere mentale.

Elettra

22° Giorno di quarantena

 

Un esame in meno e quattro spritz al campari bevuti. Ubriacarsi in casa fa girare di più la testa.

Amelia

Oggi maratona di Netflix. Ho dovuto mettere il collirio perché sembravo strafatto (e invece era solo binge-watching).

L.

La cosa terribile è che il corriere Amazon continua a lavorare e io continuo a comprare.

Florinda

Anche oggi un aforisma: la famiglia ti spinge ad amare persone con cui, probabilmente, in un altro contesto, non andresti a prendere nemmeno un caffè.

Elettra

23° Giorno di quarantena

 

Quando questa reclusione sarà finita voglio compilare l’application per fare la badante in Canada, oppure mi trasferisco ad Accra e faccio la guida turistica per comitive panciute e senili.

Amelia

Stamattina mi sono svegliato e ho pensato al Cinquecento. Ho preso un libro dallo scaffale di mio babbo: “Saggi”, Montaigne. Sfoglio qualche pagina, cerco qualcosa che catturi l’attenzione. Montaigne non parla di niente: parla solo di se stesso, a se stesso, con se stesso. È un’opera unica, dalla sensibilità profondamente esistenzialista e così attuale. Tutto ciò, per un uomo morto mezzo millennio fa e che ora è meno che polvere. Forse, una polvere che sapeva sarebbe stata tale, prima del grande buio. Stanotte mi sono addormentato non pensando al Cinquecento.

L.

Per fortuna ho un cane!

Florinda

Potremmo amarci come si ama quando non si conosce l’amore
quando ogni sguardo è innocuo
quando si ha l’illusione di essere i soli e gli unici
Ma ci bruceremmo subito
potremmo amarci come si ama quando si è più maturi
Quando si sa come far male perché lo si vuole fare
Quando si sa come fare l’amore
ma ci perderemmo tra la gente che viene e che va
potremmo amarci con la consapevolezza dei 40 anni
Quando ci nasconderemmo in amori clandestini per sfuggire alla monotonia
Quando il bene dei figli è sopra ogni cosa
ma ci scorderemmo come si fa
Potremmo amarci alla soglia della vecchiaia
Quando sono le medicine a mantenerci in vita
Quando potremmo dimenticarci da un giorno all’altro chi siamo
ma ci rimarrebbe troppo poco tempo

Allora amiamoci come si può
come sappiamo fare

Male.

Elettra

 

 

24° Giorno di quarantena

 

Tu, tu che alle 9 e mezza spari Coez a palla… Tu meriti l’ergastolo, altro che amami e faccio un casino. Pezzente.

Amelia

In tedesco “lavoro” si dice “Beruf”. “Beruf” significa, letteralmente, “chiamata” o “vocazione”. Nella cultura tedesca, è come se ognuno sentisse una voce dentro di sé, che ci dice quale sia il nostro posto nel mondo, il lavoro dei nostri sogni o comunque ciò che rende la vita così infinitamente umana e produttiva: il lavoro. E questa “chiamata” o “vocazione”, si chiama, appunto, “Beruf”. Non so se ho voglia di ascoltare la segreteria telefonica.

L.

Ci portiamo dietro un sacco di fardelli inutili che contribuiscono solo ad appesantirci il viaggio, a volte siamo così abituati alla loro presenza che ignoriamo anche la possibilità di poter viaggiare leggeri.

Florinda

Ci rincontreremo quando saremo più pronti.
Abbi cura di te.

Elettra

25° Giorno di quarantena

 

Mi guardo allo specchio e rimango basita: il livello di imbruttimento psicofisico che ho raggiunto non era fino ad ora mai stato registrato, nemmeno in sessione. Brufoli, capelli spenti, pallore inquietante, pelle del viso segnata, occhiaie, occhi spenti, epidermide arrossata in varie zone per via di qualche rush cutaneo, aurea di malessere che mi circonda, piega della bocca da disagio sociale avanzato. E niente, rimango così a fissarmi un po’ davanti allo specchio e mi faccio pena.

Amelia

Una volta ho conosciuto una di Cesena. Non mi ricordo il suo nome. Mi sembrava molto carina e simpatica. Dopo dieci minuti mi sono accorto che il suo quoziente intellettivo era prossimo a “limite tendente a meno infinito”: dissolvenza, io che mi sveglio nel suo letto la mattina dopo, mi metto le mutande, le preparo il caffè, la sveglio, mi rivesto, la saluto e vado via. La responsabilità di avere un pene.

L.

Si parla tanto in questi giorni dei tagli alla sanità che sono stati fatti in precedenza di cui ora l’intero paese sente le conseguenze.

Si cerca un colpevole, qualcuno da additare, un culo da prendere a calci.

La riflessione più interessante sull’argomento l’ho letta oggi su Repubblica, un articolo di Maurizio Maggiani. Dice che l’uomo per natura è più vicino alla cicala che alla formica, vive il momento, non si preoccupa del futuro e impara solo dopo aver sbattuto la testa.

Florinda

Spero che la vita ti fotta come tu hai fatto con me:
male, e senza una carezza.

Elettra

FINE. PER ORA.

 

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