La destra nazionale

 

Chi vi scrive non è di destra.
Questo non significa che non possa dire la sua.

La destra

Giorgia Meloni è presidente del partito politico Fratelli d’Italia (FDI), una forza politica in crescita da anni e che, al momento in cui scrivo, secondo gli ultimi sondaggi, raccoglierebbe oltre il 10% dei voti alle elezioni nazionali.
È un partito di destra o di estrema destra, erede di Alleanza Nazionale (AN), cui segretario più importante fu Gianfranco Fini, erede a sua volta del Movimento Sociale Italiano (MSI), cui principale esponente fu Giorgio Almirante.

Il Movimento Sociale Italiano era un partito di destra/estrema destra attivo fino al 1994.
Nel 1994 il partito si sciolse e confluì in Alleanza Nazionale, segnando la svolta “democratica” definitiva del partito.WhatsApp Image 2020-05-01 at 18.07.39

Giorgia Meloni militò, negli anni liceali, in formazioni studentesche di destra e fu responsabile di Azione Giovani, l’organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale. È presidente di Fratelli d’Italia dal 2014.

Essere una donna, nel panorama politico italiano, per le dinamiche storiche, sociali e politiche dell’Italia, non è affatto semplice. La politica, specialmente quella di rilevanza nazionale, è stata dominata dagli uomini per lunghissimo tempo.
Il suffragio femminile in Italia è storicamente datato al 1945 durante una riunione del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale.
Questo è solo uno dei dati che permettono di chiarire meglio la situazione. Cosa c’entra con la destra italiana? Ora ci arriviamo, tranquilli, abbiate un po’ di pazienza.

 

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La destra italiana e l’estrema destra in particolare hanno una visione conservatrice della famiglia.
Questo è un dato oggettivo, se intendiamo per “conservatore” chiunque si riconosca in un sistema di valori che individua nella tradizione e nella conservazione dell’esistente i pilastri del proprio pensiero politico.
In una visione conservatrice (attenzione: non sto facendo una critica, sto semplicemente analizzando e usando liberamente il mio pensiero) della società e della famiglia, il ruolo femminile ha limiti e confini ben precisi.

Tenendo conto che l’esperienza del regime politico fascista sia stata per lungo tempo un richiamo politico positivo per l’estrema destra italiana (e parte della destra stessa), tenendo conto anche che il fascismo abbia espresso un’impostazione delineata e ferrea del femminile, potremmo a ragione sentirci stupiti che il segretario di uno dei principali partiti della politica italiana (e un partito di destra o di estrema destra) sia una donna.

Dopotutto, è una donna anche Marine Le Pen, segretaria del partito di estrema destra Rassemblement National (RN).
Era una donna anche Margaret Thatcher, Primo Ministro britannico dal 1979 al 1990.

Questo però non ci deve ingannare.
Queste donne non rispecchiano né eccezioni alla regola né una contraddizione: sono semplicemente delle donne che, tramite militanza, impegno politico e carisma, sono giunte a ruoli preminenti nell’area politica nella quale si rispecchiano.
Il fatto che esse si rispecchino in un’area politica di destra (e siano riuscite ad emergere) non è né indice di una trasformazione conservatrice o nazionalista sul ruolo della donna, né frutto di machiavelliche misure di immagine.

Niente di tutto ciò: sono semplicemente delle persone che si rispecchiano in un determinato sistema di valori e di pensiero e che, coerentemente con tale sistema, militano e hanno un ruolo attivo nel mondo politico. Né Madonne, né puttane: donne e basta. 

 

Simbolo

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I tre partiti principali della destra sociale e dell’estrema destra italiana sono stati l’MSI, AN e FDI.
Ogni raggruppamento politico, parlamentare o extraparlamentare che sia, si è sempre riunito intorno a un simbolo. Un simbolo è caricato di significato, dà compattezza, dà un segnale ben identificabile ed associa potentemente un concetto a un’area politica.
La Statua della Libertà è un simbolo potentissimo del liberalismo statunitense (benché quello espresso in quello spaccato di secolo), così come la bandiera rossa è associata al socialismo e al comunismo.

Nel caso della destra sociale/estrema destra italiana, il simbolo principe è la fiamma tricolore.

Cosa indica ciò?
1) La fiamma è un simbolo di eredità fascista, a sua volta ispirato alla fiamma del Tempio di Vesta. Nell’antica Roma, si diceva che, finché la fiamma non si fosse spenta, Roma non sarebbe perita.
Potrebbe (ma non ne sono certo né intendo essere querelato, quindi il condizionale è d’obbligo) collegarsi anche ai roghi che gli squadristi fascisti organizzavano per bruciare quotidiani, opuscoli, libri o sezioni anti-fasciste nei primissimi anni ’20 del secolo scorso.

2) Il tricolore italiano è un richiamo esplicito al nazionalismo, altro tratto politico insito in FDI e nei due partiti cui raccoglie (almeno in parte) l’eredità.

Il nome stesso del partito, Fratelli d’Italia, rende lampante l’adesione ai valori del nazionalismo: quelle tre parole sono le prime dell’inno nazionale italiano.

Questa posizione non è molto lontana dalla dottrina sociale fascista, che eliminava il concetto marxista di “lotta di classe” e quello (anche) borghese di “classe” sostituendolo con il concetto della nazione.
Un bracciante, un operaio, un industriale, un commerciante erano tutti e quattro uniti nella medesima comunità, la nazione; non la nazione di matrice ottocentesca, bensì la nazione rinvigorita e rigenerata dalla rivoluzione fascista.

Programma politico

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Il programma che analizzerò, in alcuni punti, è quello dal sito del partito stesso.
È possibile che questo programma cambi prima di tornare alle urne.

IL MOVIMENTO DEI PATRIOTI IN 15 PRIORITÀ

 Movimento”, non “partito”: nell’immaginario collettivo italiano, dall’Unità ad oggi o, perlomeno, dall’Italia Repubblicana, il termine “partito” è stato associato ad una connotazione negativa del termine. Quando si pensa a “partito” si pensa a qualcosa di lontano, di oscuro, un luogo di potere lontano dalla popolazione. Ciò non vale ovviamente per tutti; c’è però una parte della popolazione che la pensa così: il partito che ha il maggior numero dei parlamentari, al momento, è il Movimento 5 Stelle.

Patrioti”: un richiamo ai valori nazionalisti e popolari-democristiani. “Dio, patria e famiglia” è la triade politica di riferimento per una buona parte della destra italiana in particolare e del conservatorismo mondiale in generale.

Priorità”, non “punti”: questo è il luogo più comunicativamente intenso fra i tre. Se difatti i primi due termini possono essere inseriti in categorie già sperimentate e conosciute, il fatto di sostituire “punto” con “priorità” indica un’attenzione decisiva e lontana dal linguaggio politico tradizionale.
È un termine che si riscontra in più campi semantici, da quello militare a quello burocratico

1- IL PIÙ IMPORTANTE PIANO DI SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE E ALLA NATALITÀ DELLA STORIA D’ITALIA 

Il partito crede in un’impostazione tradizionale, mono-nucleare ed etero-sessuale della famiglia.
Poiché da anni l’Italia è in crisi demografica, FDI propone come prima priorità del suo programma politico l’attenzione al rilancio alla natalità e alle famiglie.
Si legge peraltro “difesa della famiglia naturale, lotta all’ideologia gender e sostegno alla vita.
Tradotto in termini ancora più comprensibili: “la famiglia naturale è quella formata da un uomo e da una donna, lottiamo contro coloro che desiderano distruggerla, siamo contro l’aborto”.

2- PRIMA L’ITALIA E PRIMA GLI ITALIANI

Lampante richiamo al nazionalismo e alla difesa della società tradizionale, attaccata dal multiculturalismo e dall’immigrazione, visti come fenomeni negativi all’interno della società italiana. Il punto prevede anche una ridiscussione totale dei trattati siglati con l’Unione Europea.

3- PRIORITÀ A SICUREZZA E LEGALITÀ

È una concreta adesione al valore principale dell’area di centro-destra: il valore dell’“ordine”.
Cosa sia o come sia esso espresso, non sta a me dirlo. Dentro questa priorità vi è anche la chiusura dei campi rom, una legge che dica che la difesa è sempre legittima e la revisione del reato di tortura.

4- CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE E NO ALLO IUS SOLI

Leitmotiv della destra negli ultimi trent’anni: in difesa dei valori tradizionali, in una cornice di condivisione di un’identità nazionale legata a tratti etnico-linguistici, l’immigrazione è vista come una minaccia a quanto finora detto. Il programma prevede l’espulsione immediata di ogni immigrato clandestino e l’attivazione di test e requisiti nel limitare i flussi migratori.

5- TUTELA DELLA NOSTRA IDENTITÀ DAL PROCESSO DI ISLAMIZZAZIONE

“Contrasto al proselitismo integralista che alimenta il terrorismo e introduzione del reato di integralismo islamico. Albo degli imam e obbligo di sermoni in italiano. Nessun cedimento a chi vorrebbe eliminare i simboli della nostra tradizione cristiana, vietare il presepe o rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici”.
Da queste frasi si può vedere come il partito consideri l’Islam (e l’immigrazione di persone di fede musulmana in Italia) una minaccia all’integrità dell’identità nazionale.
In questo senso, il partito non è su una linea favorevole al multiculturalismo, bensì all’assimilazionismo.
Un altro elemento associato all’identità nazionale italiana è il cristianesimo: il partito quindi non è favorevole a una laicità di stato propriamente detta, bensì si considera difensore di quei tratti, anche religiosi, identificabili con la cultura della Penisola. Anche il punto seguente procede in questo senso:
“Tetto al numero massimo di alunni stranieri per classe e politiche di integrazione che non portino alla nascita di quartieri ghetto sul modello delle banlieue parigine”.

12- PER IL DIRITTO AL FUTURO DEI GIOVANI

“Promozione dei corretti stili di vita; lotta all’alcolismo, alla droga e ai trafficanti di sostanze stupefacenti”. Secondo solo all’ultimo punto del programma affrontato nell’articolo, storicamente questo è più di un richiamo a un “corretto stile di vita”: esso s’inserisce appieno nel tentativo di recupero del vigore e della bellezza fisica, un retaggio del fascismo italiano in nome di un maggior controllo sociale dello Stato sulla popolazione.

15- PER UN GOVERNO FORTE E ISTITUZIONI EFFICIENTI

Riforma presidenziale della Repubblica con elezione diretta del capo dello Stato o del Governo”.
Questo è un punto fondamentale per comprendere la proposta politica della destra sociale/estrema destra: una riforma in questo senso (unita al “superamento del bicameralismo perfetto”) implicherebbe una svolta presidenzialista del nostro sistema politico, passando dal parlamentarismo a bicameralismo perfetto (due camere che si equivalgono) a un presidenzialismo privo di bicameralismo perfetto (non è chiaro cosa indichi il superamento del bicameralismo perfetto).
È anche il punto che più si avvicina a quella concezione di uno stato “forte”, ossia uno stato in grado di mantenere l’ordine punendo e controllando maggiormente gli elementi sovversivi o dannosi dell’identità nazionale.
Per difendere l’identità nazionale, si richiede, coerentemente, un campo maggiore d’intervento da parte dello Stato: è in questa chiave di lettura che va letto quest’ultimo punto.

L’opinione

 

(N.B. questo video è stato scelto senza commento alcuno poiché è un tema oggettivamente presente e attinente a FDI)

Altri punti del programma mischiano elementi d’intervento statale nell’economia, soprattutto in ambito sociale (aggettivo assorbito in una ridefinizione linguistica da parte proprio di Meloni), ad elementi di liberismo.
Si propone una riduzione delle tasse ma un maggior intervento statale “negli ambiti non essenziali”.
Una de-regolazione di alcuni settori bilanciata da un più stretto controllo, anche normativo, su altri: una ricetta economica dove lo Stato s’impegna ad avere più presa ed impegno in campi ritenuti indispensabili, soprattutto a livello sociale, mentre dà più spazio all’iniziativa privata in altri settori. Non si comprende quindi se la ricetta economica debba volgere a un maggior intervento statale o a elementi liberisti. Un tentativo simile di “terza via” è già stato attuato ma non sta a me dirvi quando. Vi basterà sapere che c’è stato quasi un secolo fa, in Italia.
La proposta dell’abolizione del tetto all’uso del contante coesiste con la lotta alle mafie e alla criminalità, ma il tetto è stato imposto proprio per aiutare a limitare i due fenomeni: attuare entrambe le proposte è difficile.

Queste non sono sciocchezze: il programma politico, perlomeno in alcuni punti, non è oggettivamente coerente. Nell’esprimere ciò sto tentando, con mia grande fatica, di non giudicare negativamente un’area politica a me totalmente opposta. Sto tentando di comprenderla nei suoi tratti e nelle sue proposte, argomentando (per quanto mi è possibile) la mia opinione in merito.

Rimarco una seconda volta il concetto: io non sono, né mi sento, “di destra.
Non sono di destra perché non mi riconosco in quel sistema di valori né in quei punti sopra affrontati.
Il mio pensiero e la mia esperienza non condividono quei valori né quella narrativa.
In breve, quella visione del mondo non mi appartiene.
Ad esempio, ritengo che il multiculturalismo e il pluralismo siano valori da difendere e da diffondere, ho una visione diversa della società, della vita e della cultura.
Non credo che il libero mercato sia la soluzione, credo che un intervento statale nell’economia, perlomeno a favore dei più deboli, sia necessario.
Credo che le fasce sociali della popolazione debbano essere difese a prescindere dalla loro etnia o dalla lingua che parlano.
Trovo contraddittorio difendere gli emarginati esclusivamente italiani: gli emarginati sono anche gli immigrati, quelli che ad esempio raccolgono pomodori in Puglia sotto il sole. Loro sono i più deboli: generalmente non godono di buone condizioni economiche, sono indifesi, non sono visti di buon occhio e sono ben individuabili.
Dissento anche sulla difesa dei valori cristiani, perché non li sento miei. Sono un fiero sostenitore della laicità di stato, perché credo sia l’unica forma possibile che tuteli tutti, credenti e non credenti.
Mi sembra sbagliato legare il concetto di “patria” alla forza militare o alle forze dell’ordine e penso che nel mondo in cui viviamo il nazionalismo sia una risposta troppo semplice e passata per interpretare appieno il presente. Dissento su una narrativa di contrapposizione, giocata su chi è patriota e chi non lo è.
Non penso che la famiglia mono-nucleare sia la base della società: esistono tanti tipi di famiglia e non per forza gli altri sono sbagliati o corrotti.
L’aborto è una scelta difficile per una donna, ma è una scelta basata sulla sua condizione oggettiva: per me non è un omicidio e penso che lo Stato debba consentirlo (anche in forme più razionali della legge attuale) anche per evitare che le donne in gravidanza che desiderano avere un aborto si rechino da mammane o si buttino dalle scale.
Potrei andare avanti per molto ma non la finirei più e non per questo ho scritto quest’articolo.

Ci sono tanti, troppi punti che contrastano con la mia sensibilità e con il mio pensiero per trovarmi d’accordo anche limitatamente a qualcosa di quel programma e di quella area politica.
Certo è che non sarebbe neppure corretto tentare di comprendere chi non la pensi come me.

Detto ciò, non mi piacerebbe vedere Giorgia Meloni o il suo partito al governo perché non rispecchiano il mio pensiero.

 

Leonardo Mori

interna politica

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