Intervista ad Mc Om

Dino Forte, in arte Mc Om, classe 1990, nato a Bologna. Tra i fondatori dello Zoo Rap, collettivo di rapper bolognesi, nonché uno tra i primi freestyler della new generation che dal 2010 ad oggi annovera più di 200 battle (da quando ha smesso di contarle), tra i suoi lavori musicali spicca invece “Per Stare Bene Mixtape” prodotto nel 2017.

 

T: Come ti sei avvicinato al rap? Quali sono stati i tuoi primi passi…

O: Praticamente Bot Mc è stata la chiave per il mio percorso ed il mio avvicinamento, lo scatto è partito dopo che mi ero lasciato con una tipa, già avevo idea di scrivere un testo, poi però, quando questa mi ha lasciato, ho trovato il luogo dove sfogare le mie parole ed emozioni cioè un foglio di carta e mezza boccia di vodka, oltre ovviamente a Bot che mi fece conoscere la filosofia hip hop e ascoltare e guardare per tutta la sera la musica e video di Tupac.

Dopo sono arrivati gli Assalti Frontali primi su tutti e Inoki con Joe Cassano, 60 Hz lo facevo girare spesso… Mondo Marcio, Fibra e Caparezza, sono arrivati poco più tardi e poi vabbè son diventato un nerd, ed ho iniziato ad ascoltarli tutti.

Era un periodo dove per me più uno era sconosciuto e più mi gasava ascoltarlo.

 

T: Ci racconti invece del tuo primo contest e della battle più bella che hai affrontato?

O: La mia prima battle porca putt*na! Le prime due ti devo dire, una sola non è possibile! Perché la prima non fu ufficiale e la feci contro Bot davanti al multisala con i ragazzi del paese e anche se è stata una cosa molto underground e tutta a cappella, devo contarla assolutamente, alla fine c’era la gente che ci sentiva e ci votava, quindi era una battle, non un freestyle di allenamento! Sennò ufficialmente, la prima fu all’Energy, in riviera romagnola, e andrai contro H2yo, un ragazzo con il quale mi ero allenato nei giorni precedenti in casa (e uno degli mc insieme a Inda e i SottoSopraSquod che mi presentò buona parte della scena bolognese quando tornai dalla provincia) e che, guarda caso, fu anche il primo che sfidai, mentre dopo persi contro Irol.

Due mesi dopo invece ci fu la seconda e mio primo contest a Bologna nel dicembre 2010 al Cocktail Club, eravamo penso 10 MC una cosa del genere, forse 12. Fu una battle assurda, molto bella, mi sfidai con Inda e in finale con Aly B e MinaSeven (female mc che poi entrò nella mia crew Facce Plastiche). Si trattava di una finale a tre e vinse Aly B, il primo che sfidai non ricordo chi era.

Le più belle sono due, la prima è il prequel della Battle Arena del 2011, contro Posaman in finale, dopo 7 spareggi, nelle fasi precedenti battei Frah Quintale, Ogaman, cioè gente che aveva un nome! Fu la prima battle dove mi misi in luce con la mia città, c’erano comunque 400/500 persone ed è stato anche il primo contest che ho vinto in assoluto. L’altra invece che è stata la più bella per sensazione e per come l’ho vissuta fu con Frank al Red Lion a Modena, battendolo in finale e facendo finire io stesso la battle dopo 30 min di mazzate. Perché scherzandogli in rima gli dissi “dammi la mano” e Frank non me la diede, così dopo, quasi indispettito dal gesto gli rimai “va bene la sfida, ma se non mi dai la mano per te la battle è finita”, posai il microfono e scesi dal palco tra la folla in visibilio. Uno dei giudici per questo decise di votare Frank, cioè alla fine non è che potevi andartene, dovevano decidere i giudici quando terminava il tutto, ma il pubblico era dalla mia. In seguito ho ri-sfidato Frank almeno altre 5 volte e mi ha sempre menato di brutto, poi vabbè ha vinto il Tecniche Perfette e quindi ciao ah!ah!ah! Però ancora oggi per quella cosa lo prendo in giro.

 

T: Si vede che ami questo mondo e lo si è visto anche durante questa quarantena. Prima il rap nel cortile del palazzo e poi sul tetto, è stato uno sfogo dovuto alla pandemia?

O: Io non mi sono fatto troppo un’idea a riguardo, non so per quale motivo ho avuto una sorta di reazione che mi ha portato ad ignorare la cosa nonostante sia sulla mia pelle tutti i giorni. La mia pelle, come quella di tutti. Però ho avuto voglia di viverla normalmente e io, normalmente, faccio live. Quindi sono andato prima nel cortile e poi sul tetto, inoltre ti confesso che è sempre stato il io sogno andare sul tetto a fare rap. Dal mio blocco, rappo al mondo!

Però ecco, l’ho fatto perché per me era normalità.

Ad esempio ho ricevuto due nomination nei vari quarantena-freestyle che si sono susseguiti in questo periodo, ma non ho partecipato perché non mi piaceva l’idea generale. Non voglio giudicare però, perché io mi son tenuto lontano da queste dinamiche reagendo così, se l’arte è la descrizione di quello che si vive, ben venga se c’è qualcuno che riesce a descrivere questo momento.

 

T: Freestyle, canzoni, tra i tanti intervistati tu sei l’unico al momento che fa entrambe le cose e le fa con un certo peso anziché lasciare andare. Cos’hanno di diverso le due cose?

O: Certo ogni volta che scrivo un pezzo lo scrivo barra dopo barra in freestyle e di conseguenza ogni volta che faccio una barra sono quindi testi riciclati… [silenzio] …scherzo ovviamente! Però si sa che anche quello fa parte del gioco.

Ora, detta ‘sta stronzata, non è facile conciliarle per il tempo materiale e la continuità. Dipende poi anche dalla persona che sei tu, io sono molto discontinuo e faccio molta fatica infatti. Solitamente se mi concentro solo su uno, l’altro lo accantono. Le battle mi suscitano emozioni ma quando scrivo non le voglio, voglio il mio equilibrio di scrittura.

Quindi ho capito che se devo scrivere devo interrompere almeno per tre mesi il mio rapporto con i contest, però poi devo recuperare nel freestyle quando li riprendo. Il freestyle tra amici invece lo faccio sempre, però non ti alleni quanto con le battle. Lì devi affrontare anche le tue emozioni. Io sono sempre stressato prima di una sfida ma poi converto quello stress in gioia, rabbia, energia, allegria… insomma trasformo un male in un’emozione semplicemente con un microfono.

 

T: Una realtà che mi ha sempre coinvolto da quando sono a Bologna era proprio un contest organizzato da te, penso tu abbia capito di cosa parlo… quindi, se ti dico Zoo Rap, cosa mi rispondi?

O: Non saprei. Tanto, tanto, tanto amore. Perché non so, è come se fosse un figlioletto, un progetto artistico veramente molto bello. L’idea dell’unione che fa la forza partito da sei, sette ragazzi bolognesi che si è evoluta in tre anni di serate.

Adesso quei ragazzi sono cresciuti, fanno interviste, live, contest, si è creata una grande ballotta, si passano informazioni, si tramanda la cultura… è gran bel paragrafo della mia carriera.

Ho veramente tanti ricordi, mi ha insegnato a stare con gli altri, mi ha formato anche nelle serate da presentatore o da giudice (se mi chiamano per farlo oggi lo devo sicuramente a quello), ma soprattutto ciò che più mi ha dato è la stima di tutti quelli che venivano alle serate.

 

T: Parliamo della “fredda e rossa Bolo” direbbe Inoki. È da sempre patria dell’hip hop in Italia e tu l’hai vissuta a cavallo di due ere. Ce ne parli un po’? Com’era la scena a Bologna prima e com’è oggi?

O: Beh quando sono arrivato a bologna c’era l’Arena051 che organizzava le serate in maggioranza, comunque c’erano altri organizzatori, però appunto l’Arena faceva le serate di punta dove veniva gente da fuori per ascoltare del rap underground fatto bene e io quello che respiravo da ventenne era una Bologna piena di fazioni con tante crew che invidiavano quello che era l’Arena e la situazione che riusciva a creare.

Prima di loro ci sono stati Soul Boy, Royal Mehdi, PMC, BPS, Shezan il Ragio, insomma però dopo questi grandi pionieri c’erano i regaz dell’Arena e un po’ tutti gli altri ragazzi che volevano visibilità, ma nel rap o ti sbatti per averla o te la compri o sei un supertalento, e guadagnarsela vuol dire quindi anche organizzarsi la serata! Questo molti non lo capivano e tutt’ora molti continuano a non capirlo, mentre i figli dell’Arena di quella generazione hanno imparato ad aggregarsi a loro volta perché si sono semplicemente chiesti… “dell’Arena cos’è che ha funzionato? L’aggregazione!” E infatti ci siamo aggregati, sono nate crew: Bologna Air Linez, Zoom Click, GENS, OTM, Over The Flow, Fotta Anomala e i collettivi come La Congrega o lo Zoo Rap e questa nuova onda che non è un ritorno alla crew ma ha lo stesso scopo, condividere la passione.

Ecco, secondo me ora è cambiato questo, c’è più collaborazione.

 

T: Musicalmente parlando invece? C’è qualcosa che preferisci in particolare? Perché tra old, new, bombap, trap… alla fine hai fatto tutto e fai tutto…

O: Beh perché è questo il mio scopo, io faccio tutta la musica che posso fare.

Siccome sono in primis un ascoltatore provo a fare la musica che vorrei ascoltare. Se a me un genere piace provo a riprodurlo magari in chiave rap perché vabbè… Il rap mi prende molto più degli altri generi. Cioè potrei dirti che un giorno magari farò uscire un “’O sole mio” versione trap perché alla fine mi piace e se mi piace, questo basta per riprodurla.

Magari se a te piace la bossa nova e piace anche a me, se faccio un pezzo di quel genere può anche succedere che lo apprezzi e ti vai ad ascoltare qualcos’altro di mio.

La realtà però è che lo faccio principalmente perché secondo me ti rende un artista migliore.

Imparare a cantare raggeemuffin o RnB mi piacerebbe un botto, ma devo lavorarci ancora parecchio.

 

T: Bene, ora veniamo alle tre domande di rito … Rapper e canzone preferita?

O: [minuto di silenzio] … non sono semplici… [minuto di silenzio] … te ne dico uno americano e uno italiano o è barare? Americano Tupac perché ha un flow e un timbro che mi mette tranquillo, mi tranquillizza troppo. Italiano… [momento di silenzio] …difficile uno solo porca tro*a… [silenzio] …porca miseria … Gemitaiz… il vecchio Gemitaiz… [silenzio] …dai ti dico Marracash, si ti dico Marracash perché intelligangsta!

 

T: Invece se potessi fare ft impossibile e uno con un italiano?

O: Impossibile con Gallo, che è il ragazzo con cui rappavo che non c’è più, con cui ho fatto i primi dischi.

Mentre invece, improbabile non impossibile perché dai prima o poi farò un ft con tutti! Porca tro*a… però uno solo… aspe… ci arriviamo… [silenzio] … Caparezza… sì… Anzi no! …qua mettici Gemitaiz! Per fare il paraculo Gemitaiz, ma solo fino al 2013-15, il vecchio Gem, solo lui. Sennò Caparezza, a lui la scelta!

Poi sicuramente tra oggi e domani ci penserò e dirò “no gliene dovevo dire un altro! Lo sapevo!”

 

T: Se dovessi dare un consiglio ad un emergente cosa gli diresti?

O: Gli consiglierei di chiedere tanto a chi lo fa da prima, di ascoltarlo con umiltà, ma comunque di trovare la propria strada e poi, se è relativamente giovane, di rispettare sì gli altri, ma ancora prima di ascoltare se stesso, perché penso che questo sia uno dei primi dogmi dell’hip hop e poi, secondo punto, in una parola… Sbattiti! Se ti aspetti che le cose ti arrivino puoi solo piangerti addosso, invece se ti sbatti a qualcosa arrivi, non so a cosa, ma arrivi!

 

Teobaldo Bianchini

italiana musica

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