Intervista a Murdock Boomin

Leonardo Balducci classe 1997 di origine pesarese, è presente nella scena rap ormai da quasi dieci anni con il nome di Murdock Boomin.

Un inizio da freestyler, che lo ha portato a partecipare a svariate battle locali e regionali, sino all’abbraccio di quella che poi si è rivelata la sua grande passione… i testi scritti.

Attualmente conta un Ep dal titolo “Abnormal” uscito nel 2019 con 6 tracce, oltre che tre singoli di cui l’ultimo internazionale con un artista tedesco “Sunset ft. Spektrum” e un featuring con Fill Koi nella canzone “OneTake Sound Garden”.

 

T: Dunque Doc, posso chiamarti Doc vero? ah!ah!ah! Come hai iniziato ad avvicinarti a questo mondo?

D: L’inizio se dovessi riassumertelo te lo racconterei con due album, entrambi di Fibra… “Sindrome di fine millennio” e “Turbe Giovanili”.

Ho iniziato come tutti al parchetto sotto casa a Soria, facendo freestyle verso i 13/14 anni, poi, l’anno dopo, con un amico mio, mi sono messo a fare i primi singoli assieme a lui e ci siamo avvicinati al centro sociale di Pesaro.

Dopo un annetto da lì è nata una Crew, la Freak Family… che sicuramente non conoscerai…

 

T: Mai sentita.

D: Idiota.

Da lì comunque abbiamo iniziato a organizzare le prime jam, i primi eventi, le prime battle, i primi live… a girare facendo esibizioni per qualche evento o locale di zona, portando la nostra musica, ma tanto ne facevi parte anche tu, quindi lo saprai.

 

T: Quello che so io non conta ah!ah!ah! Comunque, cosa ti ha portato dalle battle alle canzoni?

M: Non ricordo il momento preciso, sicuramente influenzato dai miei idoli dell’epoca che scrivevano dischi, mi sono trovato a riflettere sul fatto che il freestyle è un’arte improvvisata, è la tua reazione all’emozione di quell’istante che scorre come le acque di un ruscello, mentre l’incidere una traccia è una visione diversa, costruita, forse più consapevole, che rimane incisa nel tempo; quindi si trasforma in qualcosa di atemporale, per me, un’emozione che non svanisce.

Ho ragionato quindi pensando che la gente si ricorda magari che c’era un ragazzo bravo a fare freestyle ma poi non si ricorda di me, forse perché c’è gente molto più forte nel freestyle o forse perché facevo fatica a lasciare un messaggio sui miei turbamenti interiori, avendo una persona davanti con cui competere, credo più nel confronto, probabilmente non era la mia strada.

Sicuramente molto hanno contribuito Fibra, Neffa, Kaos, Deda, insomma quella gente lì, vedendoli lì nell’olimpo con i loro dischi, così ho pensato voglio farlo anche io.

 

T: Differenze invece che hai notato tra i live delle battle e quelli dei concerti?

M: Di base hai comunque il cuore che ti batte a mille. Quando fai freeestyle e inizi un esibizione improvvisata, l’emozione ti secca la bocca perché non sai bene quello che dirai, se l’altro è in giornata, se è forte davvero, se metteranno la base giusta, quindi hai tutta una serie di incertezze che rendono quell’emozione molto stimolante e adrenalinica, mentre durante il live hai un’emozione più sicura, più costruita, più consapevole.

È creata in un altro modo, c’è un altro motivo. Voglio darti quel concetto e preparo il live per darti quel concetto.

Poi anche il pubblico è diverso, è lì per un altro motivo, è lì per vedere l’artista cantare qualcosa su di sé che poi lo faccia ridere o piangere e indifferente, è lì per sentire qualcosa di te, diversamente dalle battle dove credo che la gente vada lì per una sfida tra due persone per vedere chi prevale; è diverso principalmente nella preparazione: in uno ti alleni, in uno devi preparare uno show, costruire qualcosa da presentare al pubblico, questa è la cosa sostanziale.

 

T: Cos’è che ti ha portato a tutto questo? Cosa ti ha portato a fare un EP? È proprio questa concezione atemporale?

M: Sì questo EP è fondamentalmente il momento di cambiamento della mia personalità, del mio essere Leonardo o Murdock e delle mie consapevolezze consolidate nel tempo.

Volevo riunire ciò che ero prima di quell’EP e infatti le canzoni sono tutte riflessioni su me stesso, sul rapporto con gli altri e sull’amore.

Si chiama “Abnormal” appunto per questa sensazione di anormalità che sta nel sentirsi diverso dalla massa.

Inizialmente mi sentivo indicato come diverso o non valido e poi con il tempo è venuto fuori che in realtà era stata soltanto una visione sbagliata da parte di chi mi ascoltava o di chi mi guardava senza farlo, magari anche da parte mia.

Ho deciso quindi di costruire una strada nonostante non sapessi nemmeno io dove mi stavo dirigendo.

Doveva essere un punto da dove iniziare un nuovo cammino e lo è stato.

Ho rinchiuso le mie emozioni del passato lì dentro e da lì ho avuto un approccio diverso con la musica e con le canzoni.

 

T: Cos’è questo approccio? Questa evoluzione di cui parli?

M: È cambiato il punto di vista su questo mondo, ho abbandonato le certezze e riscoperto il dubbio, il dubbio che ti porta a crescere, a riflettere.

Quando hai certezze pensi sempre di essere nel giusto ma quando dai credito al dubbio inizi a vedere molti più punti di vista, aspetti della cosa completamente sconosciuti e quindi devi rimettere tutto nuovamente in discussione.

Eviti di darti pregiudizi musicali, riformuli i tuoi ascolti.

Come ad esempio il parere sulla musica. Semplificando… all’inizio non mi piaceva la trap, però aprendo il mio orecchio ho scoperto di esserci molto affine, semplicemente avevo un pregiudizio che è una cosa sbagliata e quindi non riuscivo a capirla. Me la precludevo ancor prima di sentirla realmente.

Mentre ora vedo tutto da più prospettive.

 

T: Cos’hai in serbo adesso? Sei pronto per un album?

M: Diciamo che sono pronto per cercare la mia dimensione, sono alla ricerca del mio spazio, del mio “io”, sia musicale che non.

Perché di base io so di non sapere ancora chi sono.

Quindi sto sperimentando tante cose nuove, sia musicalmente parlando che espressivamente.

Potrà piacere ad alcuni e ad altri no però è quello che mi rappresenta in questo momento.

Quindi adesso usciranno alcuni singoli tutti diversi, tipo “Dammi un minuto” che è techno-house oppure “247” prodotta da mio fratello Ha-Maze che ha una sonorità fresca ma più classica.

Uscirà di tutto insomma, sonorità dalle più hardcore a quelle più chill, dalle liriche più metriche a quelle più aperte, dal riflessivo all’egotrip.

Lo scopo sarà non essere mai uguale a ciò che ho fatto prima, per cercare una nuova dimensione dove creare qualcosa di nuovo e poi, chissà, distruggere tutto per ricominciare.

Per me la musica è questo, una ricerca continua di nuovi spazi musicali.

Ad esempio l’ultimo singolo internazionale: ha un sound lo-fi hiphop, chill, in feat con Spektrum direttamente da Berlino, produzione di Ha-Maze e Oblio, fatta con un mpc1000… un pezzo di storia!

 

T: Visto che hai tutte queste diversità musicale nella c’è qualcuno in cui ti rivedi?

M: Italiano in questo periodo non saprei, l’ascolto sempre meno. Sembra sempre più frivola e priva di contenuto e mi piacerebbe una ricerca dei vecchi valori e contenuti, quindi forse la persona più adatta adesso sarebbe Marracash con “persona” perché ha alzato notevolmente l’asticella. È riuscito a mettere dei contenuti più spessi nelle canzoni mantenendo sempre altissimi livelli tecnici e di sound, creando un concept album che non si era mai visto e che ha avuto comunque un signor successo perché è stato compreso, non solo ascoltato, probabilmente da un pubblico più adulto.

Per le produzioni e l’originalità stimo molto Tha Supreme e FSK, anche se non per i contenuti. Greg Willem (produttore FSK) è secondo me il precursore di qualcosa di nuovo, qualcosa che deve ancora nascere, quindi sempre per quel discorso di nuove visioni, non può che prendermi.

In Italia ho sempre stimato Salmo per il suo approccio alla musica e all’arte, secondo me dopo “Hellvisback” non è riuscito ad andare oltre se non nei numeri. Secondo me lì ha raggiunto l’apice tra metriche, sonorità, flow e immagine. Per me è il prototipo di disco perfetto quindi penso che sia difficile che mi stupisca ancora, ma mai dire mai, è comunque Salmo…

T: Bene Doc, ora passiamo alle tre domande finali… Artista e canzone preferita?

M: Non ho un artista preferito e neanche una canzone, è difficile per me averne una preferita. È un po’ una domanda bastarda. Parlando di canzoni “nuove” potrei dirti una di quelle che ascolto e apprezzo di più come “Apnea” di Rkomi, molto ermetica come canzone. Riesce, tramite le sue nuove sonorità e le sue particolari parole, a ricreare la stessa bellissima e confusa emozione di quando si prova un forte sentimento, riesce a creare l’ambiente intorno a te, non capisci come, non sai cos’è e dove ti porterà, però lo accetti e te ne prendi carico, provi a tenerlo e a dargli un nome e quindi appunto ti senti in “Apnea”, senza fiato, per lo sforzo di trovare un nome a qualcosa di troppo grande per averlo. Questo è il trip che mi faccio ascoltando la sua musica.

 

T: Invece un feat impossibile ed uno italiano?

M: Minchia… bella domanda. Se potessi fare un feat con chiunque ce ne sarebbero troppi ah!ah!ah!

Partiamo dai rapper italiani… ti direi Izi o Rkomi o vabbè Fibra ovviamente, perché è il padre della mia musica. Gli altri due invece perché esprimono in modi nuovi e molto profondi le loro emozioni, non c’è nulla di classico bensì un modo tutto loro e quindi ne apprezzo l’originalità e la ricercatezza.

Impossibile potrei farti una lista di chilometri: Skepta , Asap Rocky, Ocean Wisdom, Lamar, 50 Cent, Logic…

Faresti prima a chiedermi con chi non lo farei ahahah

 

T: Ahahahah. Concludiamo comunque con un consiglio a una new entry…

M: Adesso visto il momento che c’è, gli consiglierei di decidere cosa vuoi fare davvero e di farlo “non stop”, senza mai ascoltare chi parla per dirti che sbagli, se a te piace va bene così.

Accetta i consigli, ma non cambiare per i gusti degli altri e soprattutto esci, non lasciare la tua roba nel cassetto a prendere polvere, dagli aria.

NON FARTI TROPPI COMPLESSI. Fai dell’insicurezza il tuo cavallo di battaglia.

Teobaldo Bianchini

italiana musica

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